Lavorare lontano costa troppo
Marsala – Lavorare lontano costa troppo e riduce sensibilmente il reddito disponibile degli insegnanti fuori sede. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione del ministro Giuseppe Valditara e propone una strategia nazionale per sostenere la mobilità del personale scolastico.
L’obiettivo non è introdurre un bonus uguale per tutti o differenziare gli stipendi in base al territorio. Il CNDDU propone di riconoscere come costo professionale le spese aggiuntive che un docente deve sostenere per lavorare lontano dalla propria residenza.
La compensazione riguarderebbe soltanto le spese documentate per l’alloggio e gli spostamenti che superano una determinata soglia rispetto al reddito netto.
Il peso delle spese obbligate
Secondo i dati richiamati dal Coordinamento, nel 2026 le spese obbligate rappresentano circa il 42% dei consumi delle famiglie italiane. Il loro valore sfiora i 9.700 euro annui per ogni persona.
La sola abitazione supera i 5.300 euro. Assicurazioni e carburanti incidono per oltre 2.300 euro, mentre energia e utenze raggiungono più di 1.800 euro.
Sempre secondo i dati riportati dal CNDDU, dal 1995 i prezzi delle spese obbligate sono cresciuti complessivamente del 140%. L’aumento risulta sensibilmente superiore rispetto a quello registrato dai beni che i consumatori possono scegliere o sostituire più facilmente.
Il problema, sottolinea il Coordinamento, non riguarda soltanto l’aumento dei prezzi. La crescita delle spese essenziali riduce la parte di stipendio che le famiglie possono utilizzare per altri consumi o destinare al risparmio.
Carburanti, libri e rientro di fine estate
Alla pressione esercitata dalle spese annuali si aggiungono i costi tipici della fine dell’estate. Il CNDDU richiama stime che indicano una maggiore spesa di circa 430 milioni di euro per i carburanti rispetto al controesodo del 2025.
Per libri, materiale e corredo scolastico, la spesa potrebbe invece raggiungere i 1.300 euro per ogni studente.
Questi costi incidono sui bilanci di molte famiglie. La situazione diventa ancora più complessa per chi deve sostenere anche un secondo affitto e frequenti viaggi per tornare nella propria città.
Una stanza può costare fino a 700 euro
I docenti fuori sede ricevono uno stipendio definito dal contratto nazionale. I costi necessari per lavorare, però, possono cambiare notevolmente da una città all’altra.
Nei centri urbani con maggiore pressione abitativa, secondo il Coordinamento, l’affitto di una sola stanza può superare i 600 euro al mese e avvicinarsi ai 700 euro.
A questa cifra si aggiungono le utenze, i trasporti locali e i viaggi verso il luogo di residenza. Per un insegnante nelle fasce retributive iniziali, tali spese possono assorbire una parte rilevante dello stipendio.
Il docente deve spesso mantenere due centri di vita: quello nel quale presta servizio e quello nel quale vivono la famiglia e gli affetti.
Il costo professionale della mobilità
Il CNDDU propone di riconoscere questa spesa aggiuntiva come un costo professionale della mobilità.
La misura non cambierebbe il valore economico del lavoro svolto nei diversi territori. Gli stipendi resterebbero regolati a livello nazionale.
Il riconoscimento servirebbe invece a distinguere la retribuzione dagli oneri che il dipendente deve sostenere per rendere possibile la propria prestazione lontano da casa.
Secondo il Coordinamento, la mobilità necessaria alla copertura delle sedi non può essere considerata economicamente neutrale. Quando affitto e viaggi assorbono una quota eccessiva dello stipendio, molti lavoratori cercano una sede più vicina o meno costosa.
Gli effetti sulla continuità scolastica
Il problema economico individuale può avere conseguenze anche sull’organizzazione della scuola. Il CNDDU richiama il rischio di rinunce, trasferimenti frequenti e difficoltà nel mantenere il personale in alcuni territori.
Un ricambio continuo degli insegnanti può incidere sulla stabilità degli organici e sulla continuità didattica.
Per questo motivo, un sostegno mirato potrebbe tutelare il reddito del docente e, nello stesso tempo, aiutare l’Amministrazione scolastica a coprire le sedi nelle quali risulta più difficile trattenere il personale.
L’efficacia dell’intervento potrebbe essere valutata attraverso la riduzione delle rinunce, del turnover e delle domande di mobilità presentate subito dopo l’assegnazione.
Il CNDDU non chiede un bonus per tutti
Il Coordinamento considera insufficiente un contributo monetario generalizzato. Una somma identica per tutti non terrebbe conto delle differenze tra i costi sostenuti dai singoli docenti.
Il CNDDU propone invece un sistema basato sulle spese effettive e documentabili. La compensazione scatterebbe soltanto quando i costi per locazione e mobilità superano una soglia prestabilita rispetto al reddito netto.
L’intervento aumenterebbe in base all’esposizione economica reale del lavoratore. In questo modo si eviterebbero trasferimenti indiscriminati e differenziazioni territoriali degli stipendi.
Il criterio indicato è compensare parzialmente la spesa straordinaria provocata dalla necessità di lavorare lontano, non il maggiore costo generale della vita in una determinata città.
Alloggi sostenibili per il personale scolastico
La compensazione economica rappresenta soltanto una parte della proposta. Il Coordinamento chiede anche interventi sul mercato degli affitti.
Nelle città con pochi alloggi disponibili, un contributo monetario potrebbe produrre un aumento dei canoni e perdere una parte della sua efficacia.
Il CNDDU propone quindi accordi con gli enti territoriali, l’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico disponibile e nuove garanzie per favorire l’offerta di abitazioni destinate al personale scolastico.
Una garanzia pubblica potrebbe ridurre il rischio percepito dai proprietari e incentivare l’immissione di nuovi alloggi sul mercato, senza trasferire interamente sulla finanza pubblica il costo degli affitti.
Una sperimentazione nel 2026/2027
Il Coordinamento propone di sperimentare il nuovo modello durante l’anno scolastico 2026/2027.
La prima applicazione dovrebbe riguardare alcuni territori caratterizzati da affitti elevati e persistenti difficoltà nel trattenere il personale.
La sperimentazione dovrebbe partire con criteri chiari e prevedere fin dall’inizio una valutazione dei risultati. Occorrerebbe misurare la sostenibilità finanziaria, la riduzione delle rinunce e la maggiore stabilità degli organici.
Le risorse andrebbero concentrate soprattutto nelle città dove l’elevato costo abitativo coincide con le maggiori difficoltà organizzative.
La richiesta al ministro Valditara
Il CNDDU invita il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ad aprire un confronto sulla sostenibilità economica della mobilità docente.
«Lavorare lontano costa troppo» è la condizione che il Coordinamento vuole affrontare attraverso una disciplina organica, capace di unire tutela del reddito, accessibilità abitativa e stabilità degli insegnanti.
La proposta, conclude il CNDDU, non punta a creare automatismi di spesa. Vuole correggere un costo che oggi ricade quasi interamente sul lavoratore, pur risultando direttamente legato alle necessità organizzative del sistema scolastico.
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