Focus sul mercato mondiale del mango


Il mercato globale del mango presenta un quadro contrastante: le condizioni meteorologiche, l’andamento delle colture e le variazioni nei periodi di approvvigionamento influenzano la disponibilità del frutto nelle principali aree di produzione. I mercati europei stanno passando all’approvvigionamento mediterraneo, mentre i volumi brasiliani sono in aumento e la stagione messicana è ormai quasi conclusa. In diverse aree di produzione, raccolti più scarsi, fioriture ritardate e cambiamenti nei calendari di raccolta stanno avendo un impatto sulla disponibilità e sulle previsioni per i prossimi mesi.

© Viola van den Hoven-Katsman | FreshPlaza.it

Anche le condizioni commerciali variano a seconda del mercato. La domanda si mantiene relativamente stabile in alcune zone d’Europa, mentre gli esportatori di Asia, Africa e America Latina continuano ad adeguare i mercati di destinazione e i programmi di fornitura. El Niño, le pressioni fitosanitarie, i requisiti di qualità e l’andamento dei volumi restano fattori chiave per le prospettive dei prossimi mesi.

Italia: per le prossime settimane le aspettative sono di sostanziale stabilità dei prezzi
Un operatore che rappresenta circa il 20-25% del mercato italiano del mango riferisce che l’interesse dei consumatori nazionali è in costante crescita, registrando consumi stabili e destagionalizzati, distribuiti prevalentemente nel Centro-Nord ma in progressiva espansione anche nel Meridione. A livello di preferenze, si evidenzia una transizione commerciale dalla tradizionale varietà Tommy alla Palmer, maggiormente richiesta per l’ottima qualità organolettica e la polpa quasi priva di fibre, a fronte di un colore della buccia meno intenso. Sotto il profilo delle forniture, il Brasile si consolida come l’origine via mare più stabile, coprendo circa il 70-80% dell’assortimento di questo canale, mentre il Perù domina la campagna delle importazioni via aerea. In prospettiva, la sfida cruciale per incrementare la penetrazione di mercato consisterà nel garantire uno standard qualitativo sempre più elevato e costante durante tutto l’anno.

Un grossista del nord Italia, specializzato in frutta esotica, spiega che le produzioni di alta qualità del Sud America sono praticamente terminate in quanto le ultime quantità gli sono arrivate la scorsa settimana. In questo momento sui mercati italiani è presente mango per via aerea dal Brasile, ma anche da Israele. Quest’ultimo ha un prezzo comunque abbordabile ed è di buona qualità. Ma la cosa più importante è che vi sono già disponibili le produzioni europee. Dalla Sicilia stanno arrivando i primi mango locali, con elevata qualità e prezzo in linea con essa. In Sicilia quest’anno non vi è una grande produzione per cui la richiesta supera l’offerta. Il grossista ricorda inoltre che sui mercati vi sono anche mango provenienti dalla Spagna e, timidamente, si stanno affacciando anche piccole quantità dal Portogallo. I prezzi variano da 2 euro/kg per il via mare a 8-9 euro per il via aerea da Israele. Anche il mango italiano si è affacciato all’ingrosso sui 9 euro/kg.

Un altro grossista del nord Italia sostiene che per il prodotto via mare, proveniente soprattutto dal Brasile, le quotazioni si mantengono alte ormai da metà luglio, con prezzi di acquisto generalmente compresi tra 6,50 e 8 euro a collo, a seconda di varietà, calibro e qualità. La qualità disponibile è comunque buona. In Europa è nel frattempo iniziata la stagione del mango spagnolo, con una buona disponibilità di varietà Osteen, particolarmente apprezzata nei mercati tradizionali ed etnici. I prezzi di acquisto in Spagna partono da circa 1,70 euro/kg e possono raggiungere 2-2,20 euro/kg per le pezzature e le qualità migliori. Più complessa è la situazione del mango trasportato via aerea: gli ultimi arrivi di Kent dal Messico, ormai a fine stagione, sono molto scarsi e raggiungono quotazioni in acquisto di 46-47 euro per una cassa da circa 5,5 kg. Sono disponibili anche mango provenienti da Israele ed Egitto, con varietà differenti dal Kent e prezzi in acquisto che si attestano mediamente intorno a 6 euro/kg, con variazioni legate a qualità e calibro. Nel frattempo sono iniziati i primi arrivi di Kent per via aerea dal Brasile, con prezzi simili a quelli del prodotto messicano, intorno ai 43-45 euro per 6 kg. La qualità gustativa può essere buona, mentre la colorazione del frutto brasiliano risulta talvolta meno attraente per le esigenze del mercato italiano. “L’attenzione è ora rivolta all’avvio della stagione del Kent spagnolo di Malaga, atteso tra circa due settimane e destinato a rappresentare una valida alternativa al prodotto aviotrasportato. Per le prossime settimane, tuttavia, le aspettative sono di sostanziale stabilità dei prezzi”, spiega il grossista.

L’attuale campagna del mango in Sicilia si delinea come un’annata straordinaria, caratterizzata da una produzione abbondante che supera i volumi degli anni precedenti. Nelle prime tre settimane dall’avvio della stagione, i flussi commerciali sono stati regolari e costanti. Nonostante la massiccia presenza di prodotto sul mercato, l’equilibrio tra domanda e offerta rimane attualmente stabile sia in Italia sia in Francia e Germania, sostenuto da una qualità distintiva basata sull’aroma e sul profumo del frutto siciliano rispetto a quello d’importazione. Tuttavia, il settore affronta sfide significative legate alla frammentazione della filiera commerciale e alla forte dipendenza dalle condizioni climatiche nel nord Italia e in Europa, che influenzano direttamente le abitudini di consumo.

Paesi Bassi: mercato stabile, ma l’equilibrio dell’offerta rimane fondamentale
Secondo un operatore olandese, il mercato complessivo dei mango è attualmente piuttosto stabile, con prezzi che soddisfano sia gli importatori che gli esportatori. Il mercato europeo è rifornito da diverse origini, ma i volumi rimangono limitati. Questo è un aspetto positivo, dato che la domanda da parte della Grande distribuzione e di altri canali è attualmente bassa. I mango rischiano di passare inosservati, mentre la frutta estiva continua a occupare un posto di rilievo nei negozi. Si prevede che la domanda riprenderà slancio al termine del periodo festivo. Allo stesso tempo, l’aumento dell’offerta europea renderà cruciale l’equilibrio tra domanda e offerta. Nei prossimi giorni, i prezzi dovrebbero mantenersi intorno ai 6-8 euro per cassa da 4 kg, il che è anche necessario, considerando il costo relativamente elevato della frutta in arrivo.

La stagione della Repubblica Dominicana è praticamente terminata, con gli ultimi arrivi previsti per la settimana 34. Alcuni arrivi sporadici potrebbero verificarsi la prossima settimana. La qualità è molto scadente, con presenza di antracnosi, frutta troppo matura e marciume, fenomeni tipici della fine della stagione.

In Brasile, i volumi sono in aumento. Le varietà principali sono la Keitt, la Palmer e la Tommy Atkins. Quest’ultima è destinata principalmente agli Stati Uniti, mentre le varietà Keitt e Palmer sono destinate principalmente all’Ue. I volumi della varietà Kent brasiliana sono diminuiti a causa della sua produttività relativamente bassa, pari a 5-10 tonnellate per ettaro, rispetto alle 25-35 tonnellate delle varietà Palmer e Keitt. Nonostante l’aumento dei volumi, i coltivatori brasiliani stanno mantenendo prezzi stabili, una tendenza che dovrebbe continuare nei prossimi mesi. Gli esportatori puntano a prolungare la stagione fino a febbraio per poter competere con il Perù, dove i volumi dovrebbero essere limitati a causa del fenomeno di El Niño. In Brasile, le precipitazioni rimangono il rischio principale.

In Israele, il raccolto dovrebbe essere inferiore del 50-60% rispetto alla media, mentre il mercato interno sta registrando un andamento molto positivo. Di conseguenza, sul mercato libero è disponibile pochissima frutta, ad eccezione di volumi limitati destinati ai programmi di vendita al dettaglio.

La stagione spagnola sta per iniziare. Dopo l’abbondante raccolto dello scorso anno, si prevede un calo di almeno il 40% quest’anno. Il caldo estremo ha inoltre provocato un aumento della percentuale di frutta di Classe 2 a causa dei danni causati dal sole. I calibri principali dovrebbero essere 7-8-9 per la varietà Osteen e 5-6-7 per la Keitt. Alcuni frutti stanno già arrivando, anche se i loro livelli di Brix sono ancora piuttosto bassi. Si prevede che questi migliorino nel corso delle prossime una o due settimane. Attualmente i prezzi sono elevati, con un costo di 11-12 euro per cassa da 4 kg consegnata nei Paesi Bassi, ma dovrebbero scendere a 8-9 euro quando la stagione sarà a pieno regime.

Le offerte dall’Egitto continuano a pervenire agli importatori europei. Il settore del mango egiziano sta diventando sempre più professionale e si prevede che acquisisca maggiore importanza. I fornitori stanno ancora lavorando per soddisfare in modo coerente i requisiti di qualità e i limiti massimi di residui dell’Ue, ma stanno facendo progressi.

Le prime segnalazioni dal Perù sono negative: a Piura si è registrata una fioritura particolarmente scarsa. El Niño ha mantenuto temperature elevate sia di giorno sia di notte, limitando la fioritura naturale. Quella artificiale è possibile, ma è imprevedibile. La stagione peruviana dovrebbe essere quindi breve e con volumi limitati.

Spagna: previsto un calo della produzione dal 25 al 30%
La campagna spagnola del mango è iniziata di recente a Malaga e Granada con varietà precoci come Tommy e Irwin. Nei giorni scorsi è partita la raccolta dei primi Osteen, la varietà più diffusa.

Questa stagione inizia in condizioni molto diverse rispetto allo scorso anno. Dopo il raccolto record del 2023, pari a circa 60.000 tonnellate, le previsioni indicano ora una resa più modesta, influenzata dalle condizioni meteorologiche invernali e dalle temperature elevate. Le abbondanti precipitazioni di questo inverno, da un lato, sono state estremamente benefiche per il riempimento dei bacini idrici e delle strutture di stoccaggio dell’acqua, dopo anni di siccità. Tuttavia, le tempeste hanno provocato venti forti che hanno causato una perdita significativa di fogliame, inducendo gli alberi delle zone più colpite a produrre più foglie anziché fiori.

Sebbene non siano ancora disponibili dati ufficiali definitivi, i coltivatori e gli operatori del settore stimano che la produzione di mango potrebbe essere inferiore del 25-30% rispetto alla stagione del 2025.

I mango spagnoli dovranno competere sul mercato europeo con altri Paesi del Mediterraneo, come Israele, che quest’anno registra volumi inferiori, e l’Egitto, ma soprattutto con il Brasile, che potrebbe cogliere il calo del raccolto spagnolo come un’opportunità per aumentare le proprie esportazioni.

D’altra parte, i coltivatori e gli operatori del settore sottolineano che da settimane circola sui mercati una quantità considerevole di frutta raccolta in anticipo e non ancora matura, proveniente da alcuni coltivatori intenzionati a speculare approfittando dei prezzi elevati, dovuti a una temporanea carenza sui mercati europei causata dal calo dell’offerta brasiliana. Ciò potrebbe ripercuotersi negativamente sul consumo e spingere al ribasso i prezzi della frutta di buona qualità.

La combinazione di un raccolto più scarso, una maturazione precoce e la raccolta prematura di grandi quantità di frutta fa presagire una stagione che sarà probabilmente più breve e intensa. La varietà Osteen potrebbe concludersi a settembre, per poi passare alla varietà Keitt.

Francia: l’offerta limitata sostiene il mercato
Il mercato francese dei mango sta attualmente registrando un andamento positivo, sostenuto dalla limitata disponibilità di prodotto proveniente dalle principali zone di coltivazione. La stagione spagnola è ormai nel vivo e le vendite procedono a un buon ritmo, in particolare per le varietà più apprezzate, come la Tommy Atkins. Tuttavia, si prevede che i volumi rimangano limitati, dato che le forniture spagnole sono già risultate significativamente inferiori alle previsioni iniziali.

Le prospettive sono ancora più ridotte rispetto allo scorso anno, che era già stato considerato una stagione con volumi bassi. Con il progredire della campagna spagnola, i volumi dovrebbero aumentare gradualmente, ma non si prevede che la disponibilità raggiunga livelli particolarmente elevati. Questa offerta limitata potrebbe contribuire a mantenere il mercato relativamente stabile nelle prossime settimane.

Le altre origini stanno fornendo solo volumi aggiuntivi limitati. Alcuni mango israeliani stanno arrivando via aerea a prezzi più alti, ma in quantità limitata. Anche l’offerta brasiliana è relativamente scarsa, mentre la campagna messicana è quasi terminata, riducendo la disponibilità di prodotto da questa provenienza.

Man mano che la stagione avanza, dovrebbero diventare disponibili più mango spagnoli, ma l’aumento dovrebbe rimanere moderato. Con un’offerta complessiva ancora relativamente limitata, i prezzi potrebbero quindi rimanere elevati, sebbene sia difficile prevedere con esattezza l’evoluzione del mercato.

Germania: la varietà Kent dalla Spagna è attesa nella settimana 37
La stagione dei mango spagnoli è ormai nel vivo. È iniziata con la varietà Osteen, seguita dall’Irwin che, a causa della sua consistenza fibrosa, tende ad attirare un po’ meno l’attenzione dei consumatori.

Secondo un fornitore specializzato, i primi mango Kent dalla Spagna sono attesi nella settimana 37. Nel frattempo, sui mercati all’ingrosso tedeschi continuano a essere offerti i frutti peruviani, trasportati via aerea, che tuttavia tendono a fungere più che altro da complemento, in parte a causa dei prezzi di mercato più elevati durante la stagione spagnola.

Una volta terminata la stagione dei mango spagnoli, a ottobre, la domanda dei frutti peruviani tende generalmente ad aumentare in modo significativo.

Nord America: le importazioni dovrebbero diminuire nel 2026
Gli Stati Uniti dipendono quasi esclusivamente dalle importazioni di mango per il proprio approvvigionamento. Il Messico, principale Paese fornitore, ha avviato le spedizioni a gennaio, ma a causa di problemi meteorologici i volumi estivi sono risultati molto inferiori alla media. Inoltre, la stagione è stata più breve e si è ormai praticamente conclusa. Si stima che quest’anno il Messico spedirà da 80 a 85 milioni di casse, contro i 95 milioni dello scorso anno.

Le importazioni dal Messico si sposteranno verso Paesi extraamericani, con Brasile, Ecuador e Perù come principali fornitori. Il Brasile ha avviato le spedizioni nella prima settimana di agosto e si stima che spedirà un volume superiore del 40% rispetto alla scorsa stagione. Secondo le proiezioni attuali, il Brasile spedirà 12,5 milioni di casse di mango negli Stati Uniti, contro i 9 milioni dello scorso anno.

I volumi di mango dell’Ecuador stanno subendo un forte calo in questa stagione a causa di un fenomeno El Niño di intensità eccezionale. Si stima che il Paese spedirà 6,6 milioni di casse, rispetto ai 14 milioni dello scorso anno. I quantitativi provenienti dal Perù, secondo maggiore fornitore di mango degli Stati Uniti, rimangono ancora un grande punto interrogativo. La preoccupazione maggiore deriva dal fatto che solitamente esiste una forte correlazione tra i volumi di mango provenienti dall’Ecuador e quelli del Perù; pertanto, è molto probabile che anche il volume dei manghi peruviani sia inferiore.

Nel complesso, si stima che quest’anno gli Stati Uniti importeranno tra 131 e 136 milioni di casse di mango, rispetto ai 150 milioni del 2025.

Brasile: la produzione si attesta intorno all’80% della capacità normale
La seconda metà dell’anno si prospetta positiva. I ritardi in Perù ed Ecuador, uniti alla fine della stagione messicana, stanno prolungando la finestra commerciale del Paese, in particolare sul mercato statunitense.

Le piogge della prima metà dell’anno hanno causato l’antracnosi e ridotto la disponibilità di prodotto, con una produzione che attualmente si attesta intorno all’80% della capacità normale. In Europa, la domanda di calibri piccoli è elevata, con prezzi compresi tra 7 e 7,50 euro a cassetta per i calibri grandi e tra 8 e 8,50 euro a cassetta per i calibri piccoli. Si prevede che i prezzi superino i 9 euro a cassetta a novembre e dicembre.

La concorrenza di Malaga, in Spagna, è meno agguerrita quest’anno. Le previsioni indicano che sarà “un anno spettacolare” per il Brasile.

Messico: Nayarit perde circa l’80% della produzione
Il raccolto messicano si è rivelato inferiore alle aspettative: lo stato di Nayarit ha perso circa l’80% del proprio raccolto a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Nel sud di Sinaloa, gli impianti di trattamento con acqua calda hanno funzionato al 40% della loro capacità, a causa della scarsa disponibilità di frutta, costringendo i fornitori a rifornirsi da Oaxaca. Il nord di Sinaloa, al contrario, ha prolungato la propria stagione.

È aumentata anche la pressione fitosanitaria, con un numero crescente di lotti colpiti dalla mosca della frutta a Oaxaca. I prezzi all’esportazione sono rimasti stabili, in quanto i mango sono commercializzati per lo più come materia prima, anche se la minore offerta ha determinato un lieve aumento dei prezzi alla produzione. Il settore sta cercando di diversificare i propri mercati oltre gli Stati Uniti.

Perù: la fioritura della varietà Kent rimane al di sotto delle aspettative
A Piura si registra solo il 20% di fiori aperti, a Lambayeque il 10% e ad Áncash il 45%. Il problema è attribuito alle temperature minime insolitamente elevate e agli avvertimenti secondo cui El Niño potrebbe raggiungere la categoria “molto forte” o addirittura quella di “super El Niño”.

Le esportazioni sono diminuite da 287.424 tonnellate nel 2024/25 a 223.686 tonnellate nel 2025/26. I prezzi alla produzione sono compresi tra 2,14 e 2,57 euro/kg per le spedizioni aeree all’inizio della stagione e tra 0,43 e 0,51 euro/kg per le spedizioni via mare alla fine della stagione.

Tra le sfide strutturali figurano la fertilità del suolo, i finanziamenti e la necessità di varietà con una maggiore tolleranza al freddo.

India: le esportazioni raggiungono le 31.819 tonnellate
Nel 2026, le esportazioni indiane di mango fresco hanno continuato a crescere, raggiungendo le 31.819 tonnellate, in aumento rispetto alle 29.938 tonnellate del 2025. Il valore delle esportazioni, tuttavia, è sceso da 48,4 a circa 46,2 milioni di euro, a indicare un calo dei prezzi complessivi nonostante l’aumento dei volumi.

I mango indiani sono stati esportati in oltre 40 Paesi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Regno Unito, Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita, che figurano tra le principali destinazioni. Il Medio Oriente continua a rappresentare una quota significativa dei volumi, mentre i mercati premium, come gli Stati Uniti e l’Australia, offrono prezzi di vendita più elevati e un potenziale di ulteriore crescita del valore delle esportazioni.

Il settore sta inoltre cercando di diversificarsi oltre i tradizionali mercati del Golfo, con maggiori opportunità che stanno emergendo in Europa, Nord America, Australia e altre destinazioni a più alto valore aggiunto, sebbene i rigorosi requisiti di qualità e i limiti massimi di residui rimangano fattori importanti da considerare.

La diversificazione varietale potrebbe sostenere ulteriormente questa espansione. Nonostante Alphonso, Kesar e altre varietà consolidate per l’esportazione continuino a essere importanti, si sta assistendo a un crescente interesse nella promozione di varietà quali Dussehari, Chausa, Langra e Amrapali sui mercati internazionali. Il miglioramento delle infrastrutture dei centri di confezionamento, dei trattamenti post-raccolta, del preraffreddamento e della catena del freddo sta contribuendo a rendere queste varietà più redditizie dal punto di vista commerciale per l’esportazione.

In prospettiva, l’attenzione si sta spostando sempre più verso la qualità costante, la conformità alle norme, la diversificazione varietale e l’accesso a mercati di maggior valore, piuttosto che sul semplice aumento dei volumi delle esportazioni.

Giappone: coltivatori alle prese con il caldo torrido
Nella prefettura di Ibaraki, nei pressi di Tokyo, è attualmente in corso la stagione dei mango e i parfait guarniti con i frutti coltivati localmente stanno riscuotendo grande successo. Tuttavia, di recente si sono verificati dei danni inaspettati. Si sta infatti diffondendo il fenomeno delle foglie bruciate, causato da un’esposizione eccessiva alla luce solare. Il sole è diventato talmente intenso che persino i manghi, originari delle regioni tropicali, faticano a sopportarlo.

Quando le foglie dei mango vengono bruciate, si verifica uno scolorimento che ne compromette la qualità. Per ridurre al minimo i danni, gli agricoltori stanno avvolgendo i singoli frutti nella carta. “Abbiamo superato tutte le difficoltà che abbiamo incontrato finora. Sono sicuro che supereremo anche questa”, afferma un coltivatore di frutta tropicale.

Pakistan: le esportazioni di mango scendono a 44.882 tonnellate
Nel 2026, le esportazioni di mango dal Pakistan hanno subito un forte calo, raggiungendo un volume pari a 44.882 tonnellate, secondo i dati del Dipartimento per la protezione delle piante (DPP). Si tratta di una flessione del 66% rispetto al 2024 che ha sollevato preoccupazioni tra esportatori e coltivatori riguardo alla contrazione dei mercati internazionali e al sostegno insufficiente da parte del governo.

Finora, nel 2026, i Paesi destinatari delle esportazioni di mango sono stati solo 34, il che indica una perdita di accesso a 43 mercati. L’Iran è rimasto il principale acquirente con circa 20.336 tonnellate importate, seguito dagli Emirati Arabi Uniti con 10.068 tonnellate e dall’Oman con 6.359 tonnellate. Il Regno Unito ha importato 3.439 tonnellate, la Norvegia 518.

Diversi mercati hanno registrato cali significativi. L’Afghanistan non ha effettuato importazioni di mango dal Pakistan nel corso del 2026, mentre le importazioni dell’Arabia Saudita sono scese a 710 tonnellate. Tra le altre destinazioni, figurano gli Stati Uniti con 248 tonnellate, il Canada con 227 tonnellate, la Svezia con 175 tonnellate, l’Irlanda con 126 tonnellate e la Malesia con 104 tonnellate.

Gli esportatori hanno citato la mancanza di strutture per la catena del freddo, di supporto per le certificazioni, di sviluppo dei mercati e di una diplomazia commerciale efficace, mentre i coltivatori hanno segnalato prezzi alla produzione più bassi e difficoltà a vendere i propri prodotti. I rappresentanti del settore chiedono sostegno per il trasporto aereo, una maggiore conformità agli standard sanitari e fitosanitari internazionali, infrastrutture migliori per la catena del freddo e sforzi per ripristinare l’accesso ai mercati persi.

Sudafrica: i primi frutti della nuova stagione sono attesi per la fine di novembre
I mango sudafricani sono in fiore e i primi frutti del nuovo raccolto dovrebbero iniziare ad arrivare entro la fine di novembre o l’inizio di dicembre. I frutti vengono importati dai rivenditori per i programmi di IV gamma e, al momento, non sono praticamente disponibili sul mercato all’ingrosso locale. Il sito web del mercato di Johannesburg riporta attualmente prezzi compresi tra 4,6 e 5,3 euro/kg per questi quantitativi molto limitati. “Al momento ci stiamo rifornendo dal Brasile, ma a breve passeremo all’Egitto e alla Spagna, solo per le linee di frutta preparata”, afferma un acquirente del settore della vendita al dettaglio.

Il conflitto in Medio Oriente preoccupa molto gli esportatori di mango che, grazie alle numerose comunità indiane e pakistane presenti nella regione, avevano trovato un mercato in crescita. “Se non avremo i nostri mercati in Medio Oriente quando inizierà la stagione dei mango, andremo incontro a delle difficoltà”, osserva un esportatore. “La quantità di frutti a nostra disposizione è di gran lunga superiore a quella che il mercato interno è in grado di assorbire”.

Egitto: picco delle esportazioni grazie alle varietà Naomi e Keitt
La stagione dei mango egiziani è ormai nel vivo, con i volumi di esportazione che raggiungono il picco nel mese di agosto, quando le varietà locali Naomi e internazionali Keitt arrivano contemporaneamente sul mercato. La varietà Naomi è disponibile da metà luglio, mentre la Keitt è arrivata ad agosto, consentendo agli esportatori di rifornire sia i mercati regionali che quelli globali con un programma duale.

I mango Naomi sono particolarmente apprezzati nella regione del Golfo, in Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, mentre la varietà Keitt viene esportata soprattutto verso i mercati europei, in nazioni quali Paesi Bassi, Germania, Italia, Slovenia, Croazia e altri Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Un’esportatrice ha riferito che la domanda europea di frutta egiziana è la più forte mai registrata. “Consideriamo quest’anno una svolta per i mango egiziani nel mercato europeo, con un aumento significativo della domanda che ci sta consentendo di entrare in nuovi mercati con varietà di recente sviluppo”. La stessa fonte segnala nuove opportunità con importanti acquirenti in Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito, rifornendo centri all’ingrosso quali Rungis, Marsiglia, Mercabarna, Londra e Rotterdam. Il prezzo medio nei principali centri di vendita al dettaglio nel mese di agosto si attesta tra 1,25 e 1,50 euro/kg.

Senegal: le esportazioni verso l’Europa superano le 19.000 tonnellate
La stagione dei mango in Senegal si è conclusa il 26 luglio e, nonostante le lamentele di alcuni acquirenti internazionali relative alla qualità, gli esportatori hanno registrato un aumento dei volumi di esportazione di circa il 15% rispetto allo scorso anno. “Siamo soddisfatti di come si è svolta la campagna, ma non del tutto. Abbiamo infatti riscontrato alcune difficoltà sul mercato internazionale a causa di problemi legati alle dimensioni e alla qualità dei frutti”, afferma un rappresentante degli esportatori, citando le lamentele degli importatori riguardo all’antracnosi.

Le esportazioni verso l’Europa hanno superato le 19.000 tonnellate, in aumento rispetto alle 14.000 tonnellate della stagione precedente, e anche le spedizioni verso il Marocco hanno registrato buoni risultati, nonostante la concorrenza di volumi provenienti dal Mali e dalla Costa d’Avorio che hanno invaso quel mercato. La stessa fonte ha inoltre sottolineato la conformità del settore alle norme relative alla mosca della frutta in questa stagione: nessun fermo marittimo, un fermo nel trasporto aereo e due fermi nel bagaglio personale.

All’inizio della campagna, gli esportatori avevano descritto un mercato caratterizzato da uno squilibrio nei calibri. “I clienti richiedono principalmente quelli 9 e 10, che al momento sono difficili da reperire. I calibri 11 e 12 sono quelli di cui disponiamo in quantità maggiore”, afferma un esportatore. I prezzi di riferimento sono aumentati del 20% rispetto alla stagione precedente.

Mali: gli esportatori fanno ampio ricorso al Marocco
Il settore del mango del Mali è stato escluso dall’Unione europea in questa stagione, dopo che lo scorso anno oltre 63 spedizioni erano state intercettate alle frontiere europee a causa della presenza della mosca della frutta. Ciò aveva spinto Bruxelles a sospendere tutte le importazioni. Da allora, il governo maliano ha varato un piano d’azione della durata di 12 mesi per rafforzare il monitoraggio della mosca della frutta. Con il mercato europeo chiuso, gli esportatori hanno fatto ampio ricorso a quello marocchino.

Costa d’Avorio: perdite post-raccolta stimate tra il 30 e il 40%
La stagione dei mango in Costa d’Avorio è iniziata in modo difficile, con volumi inferiori alla media. La frutta disponibile era concentrata soprattutto nei calibri 8, 9 e 10, mentre i più ricercati 6 e 7 erano scarsi, creando una carenza di frutti di grandi dimensioni sul mercato europeo. I prezzi dei mango ivoriani erano relativamente elevati all’inizio della stagione.

La Costa d’Avorio rimane il principale esportatore africano di mango e il terzo fornitore dell’Europa dopo Brasile e Perù. Il settore si sta sempre più orientando verso la trasformazione. Le aziende di tutto il Paese producono ora mango essiccato, polpa, succo, nettare, marmellate e burro di mango, un’attività che estende l’occupazione oltre il periodo del raccolto e permette di utilizzare la frutta che non soddisfa gli standard estetici richiesti per l’esportazione.

Le perdite post-raccolta rimangono considerevoli, si stima che ammontino al 30-40% della produzione; secondo i ricercatori, ciò rende la capacità di trasformazione fondamentale per ridurre gli sprechi e sostenere l’obiettivo del governo di trasformare internamente il 50% della produzione agricola.

Australia: nel Territorio del Nord la fioritura ritarda l’inizio della stagione completa
La stagione dei mango in Australia è appena iniziata, con i primi frutti provenienti dal Territorio del Nord che stanno arrivando sui mercati degli stati meridionali. La raccolta entra nel vivo solo in primavera, quando in Europa è autunno.

I coltivatori segnalano una fioritura più tardiva del solito nel Territorio del Nord, il che comporterà un inizio molto più ritardato della stagione a pieno regime. Si tratta del ritardo maggiore dal 2008. Ciò è stato causato dalle forti piogge all’inizio di quest’anno, anche se i coltivatori sono riusciti a gestire bene la situazione. Ora non resta che incrociare le dita e sperare che non ci sia un’ondata di caldo, che potrebbe impedire l’allegagione e portare a un raccolto inferiore alle aspettative.

Nel frattempo, il Queensland è leggermente in anticipo rispetto al programma, quindi le due stagioni potrebbero sovrapporsi in parte. Ciò non rappresenta un problema grave, in quanto garantirà un approvvigionamento regolare, anche se richiederà una gestione attenta. I mango presenti nel mercato all’ingrosso di Melbourne sono di alta qualità e i venditori ritengono che la stagione sarà positiva.

Clima globale: a partire da settembre, la probabilità che si verifichi El Niño supera il 90%
Le organizzazioni meteorologiche stimano che la probabilità di El Niño sia dell’80% entro luglio e superiore al 90% tra settembre e dicembre, con possibili ripercussioni sull’induzione della fioritura nell’emisfero australe.

A ciò si aggiunge l’elevata pressione fitosanitaria a livello globale che include l’antracnosi, la macchia nera batterica, la malformazione del mango e l’oidio. Se non vengono diagnosticate correttamente, queste malattie possono ridurre le rese fino al 90%.


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