Spazio, International Space Summit, Urso: “investimenti pubblici per generare mercato”. INTERVENTO INTEGRALE


Spazio, International Space Summit, Urso: “investimenti pubblici per generare mercato”. INTERVENTO INTEGRALE

(AGEEI/Aerospazionews) – “La Space Economy globale sta entrando in una nuova fase di sviluppo: la crescita non è più trainata soltanto dai tradizionali programmi istituzionali, dall’iniziativa degli Stati, ma sempre più da servizi commerciali, investimenti privati e dall’integrazione dello spazio nell’economia generale in maniera trasversale”. E’ quanto ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo oggi a Parigi ai lavori dell’International Space Summit, che si svolgerà fino a domani presso il Grand Palais. Presenti anche il gen. Franco Federici, consigliere militare del presidente del Consiglio e segretario del Comitato interministeriale per le Politiche spaziali e Aerospaziali (COMINT), l’ambasciatore Mario Cospito, commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e rappresentanti di primarie aziende spaziali italiane. “La sfida principale è quindi trasformare l’eccellenza tecnologica su cui l’Europa primeggia in mercati e imprese capaci di crescere su scala globale, dove siamo invece indietro. L’Europa dispone di competenze scientifiche e industriali di primo livello, ma deve oggi più che mai accelerare la trasformazione dell’innovazione in prodotti e servizi competitivi, e favorire quindi la crescita dimensionale delle proprie imprese, come noi vorremmo fare insieme a Francia e Germania con Bromo nel campo satellitare”.

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AGEEI/Aerospazionews pubblica di seguito l’intervento integrale del ministro Adolfo Urso all’International Space Summit a Parigi:

“La Space Economy globale sta entrando in una nuova fase di sviluppo. La crescita, come voi tutti sapete, non è più trainata soltanto dai tradizionali programmi istituzionali, dall’iniziativa degli Stati, ma sempre più da servizi commerciali, investimenti privati e dall’integrazione dello spazio nell’economia generale in maniera trasversale. La sfida principale è quindi trasformare l’eccellenza tecnologica su cui l’Europa primeggia in mercati e imprese capaci di crescere su scala globale, dove siamo invece indietro”.

“L’Europa dispone di competenze scientifiche e industriali di primo livello, ma deve oggi più che mai accelerare la trasformazione dell’innovazione in prodotti e servizi competitivi, e favorire quindi la crescita dimensionale delle proprie imprese, come noi vorremmo fare insieme a Francia e Germania con Bromo nel campo satellitare. L’Italia contribuisce, come ha riconosciuto proprio questa mattina l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo rapporto — nel suo nuovo rapporto sulla space economy pubblicato proprio stamattina qui a Parigi — l’OCSE ha riconosciuto che l’Italia ha un ecosistema industriale articolato, competitivo, nel quale cooperano grandi imprese a controllo pubblico con piccole e medie imprese, start-up, quindi ricerca e domanda istituzionale che concorrono allo sviluppo dell’intera catena del valore”.

“La cooperazione recentemente rafforzata tra Italia e Giappone, come richiamato anche dal ministro giapponese, rappresenta in questo contesto internazionale un esempio concreto di quello che vogliamo fare. Abbiamo sviluppato con il Giappone una cooperazione spaziale rafforzata e nel primo dialogo spaziale Italia-Giappone, che si è svolto a Tokyo pochi mesi fa in maggio di quest’anno, sono stati approfonditi argomenti importanti per l’accesso allo spazio, i lanciatori, la sicurezza, il programma Artemis e ovviamente il coordinamento multilaterale di cui si occupa anche questo summit a Parigi. I risultati di quel dialogo sono poi confluiti nella dichiarazione congiunta tra i nostri presidenti, tra il presidente Meloni e il primo ministro Takaichi il 15 giugno di quest’anno; dichiarazione che ha già ottenuto concreti risultati sul piano della cooperazione industriale tra i nostri Paesi, tra le nostre aziende, anche e soprattutto in mercati terzi”.

“Italia e Giappone dimostrano quindi come cooperazione internazionale e competitività industriale possano rafforzarsi reciprocamente. Due Paesi che condividono gli stessi valori democratici e che hanno capacità tecnologiche avanzate possono, e a nostro avviso devono, collegare i rispettivi ecosistemi industriali, integrare competenze e complementarità e creare opportunità che vadano oltre i singoli mercati nazionali.
Le istituzioni pubbliche hanno un ruolo decisivo nel favorire l’accesso al mercato. Proprio il rapporto dell’OCSE di questa mattina dimostra come l’Italia, insieme alla Francia, a pari merito, abbia registrato le quote più elevate di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo nell’economia dello spazio, pari al 14,1%, più di altri grandi competitor internazionali”.

“Intendiamo proseguire su questa strada, come abbiamo fatto con la nuova legge nazionale sulla Space Economy che, tra l’altro, regolamenta l’attività dei privati sullo spazio e che destina risorse ingenti a un fondo nazionale sulla Space Economy dedicato alle start-up. Perché questo è il compito che le istituzioni pubbliche devono avere soprattutto in Europa: far crescere le start-up e far crescere dei campioni europei che possano competere a livello globale. Peraltro, siamo assolutamente convinti, pienamente consapevoli che gli investimenti pubblici servano nella fase iniziale, sono decisivi, soprattutto per attrarre capitale privato e consentire quindi ai nuovi servizi di raggiungere una scala commerciale”.

“L’obiettivo, il nostro obiettivo, deve essere utilizzare l’investimento pubblico per generare mercato, mercati sostenibili. Non dobbiamo invece cadere nell’errore di lasciare i mercati dipendenti sempre dal finanziamento pubblico. Il nostro obiettivo deve essere mobilitare più capitale privato europeo — e di questo abbiamo parlato anche poco fa con il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea — perché l’Europa dispone di tecnologia e imprese eccellenti, ma deve rafforzare le condizioni per lo scale-up. Nella nuova Space Economy, accesso al capitale, rapidità di esecuzione e capacità di assumere rischio saranno importanti quanto l’eccellenza tecnologica. Anche il consolidamento industriale può contribuire alla competitività europea”.

“La competitività deve diventare un principio strutturale della politica spaziale europea. Lo vediamo nell’accesso allo spazio, dove l’ingresso di nuovi operatori sta rendendo il mercato più dinamico; in questo senso è opportuno riconoscere il percorso di Isar Aerospace. La crescita di nuovi player europei dimostra che autonomia strategica e concorrenza non sono obiettivi alternativi, ma possono e devono rafforzarsi reciprocamente. L’accesso allo spazio resta un abilitatore fondamentale della Space Economy. Non può esistere, infatti, un mercato spaziale europeo competitivo senza un accesso all’orbita affidabile, autonomo, economicamente sostenibile e supportato da una base industriale tecnologicamente solida e plurale”.

“Lo stesso principio deve valere anche negli altri comparti della Space Economy. Non possiamo costruire un’autonomia europea sostituendo dipendenze esterne con dipendenze interne da un unico operatore o da un solo consorzio dominante. Questo vale, lo dico con franchezza, anche per programmi strategici come IRIS². L’investimento pubblico europeo deve favorire un ecosistema competitivo, valorizzare le migliori capacità disponibili negli Stati membri e mantenere aperta la possibilità del dual sourcing, di alternative tecnologiche e di responsabilità industriali distribuite. Competizione significa anche resilienza. Ne siamo tutti finalmente consapevoli: disporre di più capacità, più operatori e più centri di competenza riduce il rischio tecnologico e operativo, stimola l’innovazione e migliora il rapporto tra costi e prestazioni”.

“La prossima frontiera sarà sempre più l’economia in-space: servizi, logistica e infrastrutture in orbita, piattaforme commerciali in LEO e progressivamente attività oltre l’orbita terrestre bassa. L’Europa, la nostra Europa, deve posizionarsi oggi su questi mercati emergenti, non quando saranno già consolidati da altri attori. La scommessa, il futuro, si costruisce oggi. L’obiettivo finale deve essere una Space Economy più aperta, competitiva e internazionalmente connessa, nella quale le imprese europee possano crescere su scala globale, il capitale privato completi e poi sostituisca l’investimento pubblico, e le partnership internazionali — come quella che l’Italia ha sottoscritto con il Giappone — amplino mercati e opportunità per tutti”.

www.diplomatie.gouv.fr/fr/priorites-et-actions/grands-dossiers/le-sommet-international-sur-l-espace
 
www.mimit.gov.it
 
www.ageei.eu





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