Educazione sessuo-affettiva a scuola: cosa chiede il referendum


L’educazione sessuo-affettiva a scuola potrebbe finire al centro di un referendum.

La raccolta firme lanciata per chiedere l’abrogazione della legge 104 del 2026 ha raggiunto (e superato), secondo gli ultimi aggiornamenti pubblicati il 10 settembre, la soglia delle 500 mila sottoscrizioni prevista dalla Costituzione per una richiesta di referendum abrogativo.

Questo, però, non significa ancora che il voto sia automaticamente confermato. Prima bisognerà verificare la regolarità della richiesta e delle firme e, successivamente, il quesito dovrà superare il giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale.

Solo dopo questi passaggi si potrà parlare di una consultazione effettivamente convocata. Ma cosa chiede esattamente il referendum? E soprattutto: cosa cambierebbe davvero nelle scuole se vincesse il Sì?

Cosa prevede oggi la legge sull’educazione sessuo-affettiva a scuola

Il referendum riguarda la legge 9 giugno 2026, n. 104, entrata in vigore il 7 luglio e intitolata ufficialmente “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Il provvedimento stabilisce alcune regole specifiche per le attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità.

Per partecipare a queste attività, le scuole medie e superiori, cioè le secondarie di primo e secondo grado, devono richiedere il consenso informato preventivo dei genitori oppure direttamente dello studente nel caso in cui sia maggiorenne.

Prima di dare il consenso deve inoltre essere possibile visionare il materiale didattico che verrà utilizzato.

Per determinate attività extracurricolari o di ampliamento dell’offerta formativa previste dal PTOF, la richiesta deve essere presentata almeno sette giorni prima e deve indicare finalità, contenuti, modalità di svolgimento ed eventuale presenza di esperti esterni.

Se il consenso non viene dato, nelle attività extracurricolari lo studente non partecipa. Per quelle relative all’ampliamento dell’offerta formativa, invece, la scuola deve garantire un’attività formativa alternativa.

La legge stabilisce inoltre che, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, siano escluse le attività didattiche e progettuali che abbiano come oggetto temi attinenti alla sessualità, fermo restando quanto già previsto dalle Indicazioni nazionali.

Cosa chiede il referendum sull’educazione sessuo-affettiva

Il quesito è molto netto: viene chiesto agli elettori se vogliono abrogare integralmente la legge 104 del 2026.

Non si tratta quindi di modificare soltanto la parte relativa al consenso dei genitori o il divieto previsto per infanzia e primaria: in caso di vittoria del Sì verrebbe eliminata l’intera legge. Il comitato promotore presenta l’iniziativa con il nome “Sì Educazione Affettiva nelle scuole”.

L’obiettivo dichiarato dai promotori è eliminare le restrizioni introdotte nel 2026 e lasciare maggiore spazio alle scuole nella programmazione di attività legate ad affettività e sessualità.

Se vincesse il Sì, l’educazione sessuale diventerebbe obbligatoria?

No. Ed è una distinzione importante.

L’abrogazione della legge 104/2026 non introdurrebbe automaticamente una nuova materia obbligatoria chiamata “educazione sessuale e affettiva”, né stabilirebbe un programma nazionale uguale per tutte le classi. Lo chiariscono anche gli stessi promotori del referendum.

L’effetto diretto sarebbe invece la cancellazione delle regole speciali introdotte dalla legge del 2026. Le scuole tornerebbero quindi a organizzare eventuali attività nell’ambito delle norme generali sull’autonomia scolastica e attraverso il Piano triennale dell’offerta formativa, il PTOF.

Il PTOF viene elaborato dal Collegio dei docenti e approvato dal Consiglio d’istituto, dove sono rappresentati anche i genitori e, nelle scuole superiori, gli studenti. 

In altre parole, votare Sì significherebbe votare per cancellare la legge attuale, non per introdurre direttamente con il referendum una nuova materia scolastica.

Il quesito dell’iniziativa chiede infatti: “Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026 ?” 

Perché si parla già di referendum

Il motivo sono le 500mila firme. L’articolo 75 della Costituzione stabilisce infatti che un referendum abrogativo possa essere richiesto da almeno 500mila elettori, oppure da cinque Consigli regionali.

La raccolta per il referendum sull’educazione sessuo-affettiva è partita il 6 agosto e gli ultimi aggiornamenti pubblicati parlano del raggiungimento della soglia necessaria in poco più di un mese.

Ma le 500mila firme sono un requisito per chiedere il referendum, non l’ultimo passaggio dell’iter.

Cosa deve succedere adesso

Prima che gli elettori possano effettivamente andare alle urne restano alcuni passaggi.

Innanzitutto interviene l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione, che deve verificare la legittimità della richiesta e la regolarità delle sottoscrizioni. Successivamente il quesito passa alla Corte costituzionale, che deve stabilire se sia ammissibile.

Solo se anche questi controlli vengono superati il referendum può essere indetto. Per questo, al momento, non c’è ancora una data ufficiale per il voto e sarebbe prematuro considerare la consultazione già certa.

Come funzionerebbe il voto

Se il referendum arriverà alle urne, la scelta sarà sostanzialmente tra due opzioni:

  • votare significherà chiedere l’abrogazione della legge 104/2026;

  • votare No significherà lasciare in vigore la legge.

Trattandosi di un referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 della Costituzione, c’è anche un quorum: deve andare a votare la maggioranza degli aventi diritto. Perché la legge venga abrogata, inoltre, i Sì devono ottenere la maggioranza dei voti validamente espressi.

La raccolta delle firme, quindi, è soltanto il primo grande passaggio di una procedura ancora in corso. Il prossimo punto decisivo sarà capire se il quesito supererà tutti i controlli necessari per arrivare effettivamente sulla scheda elettorale.

Ad oggi, le firme raccolte sono oltre 531 mila: per ulteriori approfondimenti sull’iniziativa proposta puoi consultare il sito informativo.

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