Bradley Alvelo ha trasformato una Smart in una pizzeria mobile e, dopo circa un anno di attività, dichiara un fatturato medio dell’ l’equivalente di 12.000 dollari al mese. L’iniziativa è nata a New York con il nome Pizza Pod NYC, in un periodo personale tutt’altro che semplice: il licenziamento, il rifiuto dell’indennità di disoccupazione e l’arrivo imminente del primo figlio.
Non si tratta del classico food truck e nemmeno di una pizzeria con un punto vendita. Forni, ingredienti, scatole, utensili e materiali per il servizio viaggiano all’interno di una piccola automobile. Per far funzionare il progetto sono serviti poco spazio, molta organizzazione e un investimento iniziale dichiarato di circa 1.800 euro. La Smart, però, non basta da sola: impasto, lavaggio delle attrezzature e conservazione degli alimenti richiedono strutture esterne.
Il licenziamento prima della nascita del figlio
Quando ha perso il lavoro, Alvelo aveva 38 anni e lavorava per la stessa azienda dal 2011. Il licenziamento è arrivato mentre si preparava a diventare padre, senza poter contare sull’indennità di disoccupazione. Le spese familiari continuavano a correre e lui ha dovuto attingere ai risparmi, cercando nel frattempo una fonte di reddito che potesse partire in tempi brevi.
In quel momento aveva a disposizione una Smart. Da lì è arrivata l’idea, poco convenzionale ma concreta, di usare l’auto come punto di cottura e vendita della pizza. Non c’erano i capitali per aprire un ristorante e l’obiettivo non era replicare un locale tradizionale: bisognava capire se fosse possibile produrre pizze dentro un veicolo molto più piccolo dei normali furgoni attrezzati.
Il problema era tutto operativo. Come concentrare una cucina in pochi centimetri senza rinunciare all’energia necessaria, alla conservazione degli ingredienti e allo spazio per le confezioni? Alvelo ha cominciato mettendo insieme le attrezzature già disponibili e acquistando, poco alla volta, quelle che mancavano.
Pizza Pod NYC nasce dentro una Smart
Il nome dell’attività è Pizza Pod NYC. Il forno non si trova in un laboratorio, in un negozio o in un food truck: è installato direttamente nella Smart. L’auto diventa così una cucina mobile molto compatta, destinata soprattutto alla cottura e alla gestione immediata degli ordini.
La spesa maggiore per l’avvio è stata quella del forno, costato circa 1.000 euro. Alvelo ha poi acquistato un generatore Honda da circa 800 euro, indispensabile per alimentare le apparecchiature quando il veicolo è in strada. Anche il generatore ha un costo di funzionamento: la benzina incide per circa 50 euro alla settimana, secondo il dato fornito dallo stesso Alvelo:
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Voce
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Importo dichiarato
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Forno
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Circa equivalente 1.000 dollari
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Generatore
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Circa equivalente 800 dollari
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Investimento iniziale complessivo
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Circa equivalente 1.800 dollari
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Benzina
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Circa equivalente 50 dollari alla settimana
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Queste cifre riguardano gli importi indicati per l’avvio del progetto. Non equivalgono, quindi, al costo complessivo di una simile attività. Nel conto rientrano anche le attrezzature accessorie, le materie prime, le scatole, le assicurazioni, le pratiche amministrative, la manutenzione dell’auto e le strutture utilizzate per sostenere il lavoro quotidiano.
Due forni ad alta temperatura e poco spazio
Dentro la Smart ogni centimetro ha una funzione. Il sistema comprende due forni elettrici da circa 1.600 watt ciascuno, in grado di raggiungere una temperatura dichiarata di circa 800 gradi. Il generatore fornisce l’energia e i forni sono collegati tramite cavi elettrici ad alta potenza.
Non c’è margine per sistemare gli oggetti alla rinfusa. Nell’abitacolo devono trovare posto la zona per la mise en place, le salse, il basilico, la semola, gli utensili, i supporti per le pizze e le confezioni. Le scatole vengono tenute anche come scorta: senza packaging non si possono consegnare gli ordini, proprio come non si può lavorare senza ingredienti.
La disposizione interna incide direttamente sulla produttività. Prese elettriche, ventilazione, sicurezza dei cavi, calore e collocazione delle scorte vanno gestiti nello stesso spazio ristretto. La Smart non è un semplice bagagliaio riempito con qualche apparecchio: deve permettere di lavorare con ordine e ridurre i rischi legati all’elettricità, alle alte temperature e agli alimenti.
L’impasto viene preparato altrove. Alvelo utilizza una cucina commerciale esterna e lascia fermentare l’impasto per 72 ore in una refrigerazione professionale. La distinzione chiarisce il ruolo del veicolo: nella Smart avvengono soprattutto la cottura e la vendita, non tutte le fasi della produzione.
Il supporto esterno rende possibile l’attività
Pizza Pod NYC utilizza anche i servizi di Dreamtalk, una realtà che mette a disposizione lavandini e refrigerazione. Questo appoggio permette di svolgere fuori dall’auto operazioni che non potrebbero essere concentrate nell’abitacolo, tra cui il lavaggio, la conservazione a freddo e parte delle attività legate all’igiene.
È un dettaglio che cambia la lettura del progetto. Un mezzo di dimensioni ridotte non elimina la necessità di una rete logistica. Per preparare e vendere alimenti possono servire una cucina commerciale, un’area refrigerata e punti adatti al lavaggio, anche quando la fase visibile al cliente avviene dentro un’automobile.
In Italia, un modello simile non sarebbe replicabile semplicemente installando un forno in un’auto privata. Prima di cominciare andrebbero verificati i requisiti professionali, le norme sulla sicurezza e sull’igiene, le caratteristiche delle attrezzature, le autorizzazioni comunali e le procedure sanitarie. Le pratiche cambiano in base al Comune e al tipo di vendita. La SCIA, cioè la Segnalazione certificata di inizio attività, viene normalmente presentata allo Sportello unico per le attività produttive.
Nove pizze, prezzi fino all’equivalente di 20 dollari
Il menu di Pizza Pod NYC comprende nove pizze. I prezzi vanno dall’equivalente di 16 a 20 dollari, mentre in una giornata ordinaria la produzione arriva a circa 50 pezzi. Il costo medio degli ingredienti è indicato tra l’equivalente di 4 e 5 dollari per pizza; il prezzo medio di vendita si colloca invece tra l’equivalente di 16 e 20 dollari.
La pizza più richiesta è quella ai peperoni, la pepperoni pizza tipica del mercato statunitense. La proposta punta su un sapore immediatamente riconoscibile. Per il cliente significa trovare un’opzione chiara, senza dover scegliere tra un numero eccessivo di combinazioni:
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Indicatore
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Dato dichiarato
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Numero di pizze nel menu
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9
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Prezzo per pizza
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equivalente 16-20 dollari
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Costo medio degli ingredienti
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equivalente 4-5 dollari
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Produzione giornaliera ordinaria
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Circa 50 pizze
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Pizza più venduta
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Quella ai peperoni
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La differenza tra il prezzo di vendita e il costo degli ingredienti non è l’utile. Da quel margine devono ancora essere sottratti carburante, energia, impasti, refrigerazione, cucina commerciale, confezioni, manutenzione, tasse, assicurazioni, eventuale personale e altri costi di esercizio.
L’equivalente di 12.000 dollari al mese: fatturato, non utile
Il dato economico più significativo è una media dell’equivalente di circa 12.000 dollari al mese, raggiunta dopo quasi un anno dall’avvio dell’attività, cominciata all’inizio di settembre dell’anno precedente. La cifra va intesa come fatturato dichiarato. Non indica il guadagno netto personale di Alvelo.
La differenza non è secondaria. Il fatturato misura il denaro incassato dalle vendite prima della sottrazione delle spese. Nei dati considerati non compaiono un rendiconto completo dei costi, l’utile netto, la tassazione effettiva né il compenso riconosciuto al titolare. Si può quindi dire che il format genera ricavi, ma non quanto rimanga effettivamente in tasca ad Alvelo.
La Smart rende Pizza Pod NYC molto compatta e insolita, ma non risulta una graduatoria ufficiale delle pizzerie newyorkesi che consenta di confermare quel record in modo indipendente.
Il rapporto tra quantità prodotte e ricavi resta comunque un elemento da osservare. Con nove pizze in menu, una produzione ordinaria di circa 50 unità al giorno e prezzi relativamente elevati, l’attività cerca di mantenere una struttura leggera. La redditività dipende dalla continuità degli ordini, dalla presenza in luoghi dove esiste una domanda sufficiente e dalla capacità di limitare gli sprechi.
Dott.ssa Marianna Bassetti
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità…
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