Matera, CallMat, arriva la doccia gelata, 350 licenziati nell’indifferenza. Sindacati furiosi con aziende e politici: «Basta dichiarazioni di solidarietà Basta tavoli, basta foto, comunicati e rassicurazioni che producono il nulla»
Lo spettro diventa quasi certezza. CallMat ha annunciato che avvierà l’iter per l’invio di 350 lettere di licenziamento per lavoratrici e lavoratori della sede di Matera, decretando di fatto il più inatteso dei finali per la vertenza avviata dai sindacati e portata avanti tra incontri, vertici e rassicurazioni. Il futuro di oltre tre centinaia di famiglie è dunque appeso a un filo: «Per i lavoratori CallMat – hanno affermato i sindacati Slc-Cgil, Fitsel-Cisl, Uilfpc-Uil E Ugl Telecomunicazioni: in una nota congiunta – questa è l’ennesima, inaccettabile presa in giro. Basta ipocrisie. Dichiarazioni di solidarietà. Basta tavoli convocati per prendere tempo. Basta fotografie, comunicati e rassicurazioni che non producono alcun risultato. Mentre Regione Basilicata e Mimit parlavano di confronto e di possibili soluzioni, la crisi avanzava e oggi siamo arrivati alle lettere di licenziamento. Questa è la realtà con cui devono fare i conti le istituzioni: non più annunci, ma 350 lavoratori che rischiano concretamente di essere espulsi dal mondo del lavoro».
MATERA, CALLMAT, 350 LETTERE DI LICENZIAMENTO
Di sicuro, per la regione si profila un brutto colpo all’intero comparto lavorativo. Il culmine di una crisi partita da lontana, ovvero dal momento in cui era apparso chiaro che la commessa Tim, alla quale CallMat era legata, fosse destinata a estinguersi. Eppure, a inizio anno, l’azienda si era vista garantire fino al mese di giugno un volume di traffico di chiamate da far gestire interamente al polo materano, mentre la Regione Basilicata aveva prospettato la possibilità di riconvertire, a commessa ultimata, i lavoratori in una gara gestita dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato per inserirli nelle procedure di riconversione dei documenti in digitale. Un’altra potenziale opportunità era legata all’impiego dei dipendenti Callmat nel settore dell’innovazione digitale. Entrambi i progetti, erano stati persino quantificati in una spesa pari a 10 milioni di euro. Allo stato attuale, però, l’unica notizia che appare effettivamente prossima alla certezza è quella relativa ai licenziamenti e, sostanzialmente, al fallimento di tutte le trattative tenute fin qui per salvaguardare un pezzo importante del tessuto occupazionale lucano.
L’IRA FUNESTA DEI SINDACATI
«Per mesi – hanno spiegato ancora le sigle sindacali – abbiamo denunciato il rischio occupazionale, chiesto alla Regione Basilicata di esercitare il proprio ruolo, sollecitato il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiesto risposte sulla committenza, sui volumi di attività e sul futuro industriale del sito di Matera. Abbiamo partecipato ai tavoli, avanzato proposte e chiesto che si intervenisse prima che la situazione precipitasse. E qual è il risultato? 350 lettere di licenziamento. Se questo è il risultato della gestione istituzionale della vertenza, allora è arrivato il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità».
LE POSSIBILI SOLUZIONI ALTERNATIVE
Il problema è legato proprio alle possibili soluzioni alternative a una commessa che, da tempo, era annunciata come chiusa. Inoltre, nelle ultime settimane, gli stessi sindacati avevano lamentato la mancanza di ulteriori comunicazioni, dando la sensazione che la vertenza fosse ormai a un punto morto, lanciando un ulteriore appello al Ministero affinché convocasse l’ennesima riunione di confronto con gli attori interessati, inclusa la Regione Basilicata. L’obiettivo non era soltanto capire quale fosse lo stato delle soluzioni lavorative previste (in primis quella connessa al Poligrafico) ma anche l’eventuale persistenza delle risorse promesse per una risoluzione positiva della vertenza delle quali, nell’ultimo incontro tra le parti, era stato preventivato l’accantonamento per essere pronte all’impiego al momento giusto.
PARTE L’ITER DEI LICENZIAMENTI
A oggi, con l’avvio dell’iter dei licenziamenti, l’esito positivo appare fin troppo lontano. A pesare, ormai, non è più solo il fattore tempo (praticamente non più un fattore) ma anche la pericolosa deriva del carovita, che rende di fatto la prospettiva del licenziamento quasi una sentenza in mancanza di percorsi concreti di riconversione: «Perché 350 non è un numero su un foglio Excel. Sono 350 lavoratori, 350 stipendi, centinaia di famiglie, mutui, affitti, bollette, figli e progetti di vita. Sono persone che hanno lavorato per anni, acquisito competenze, garantito servizi e continuato a lavorare anche nei periodi più difficili. Oggi quelle stesse persone si ritrovano davanti alla prospettiva del licenziamento. Questa non è una semplice vertenza aziendale: è un’emergenza sociale e occupazionale che riguarda Matera e l’intera Basilicata».
CALLMAT MATERA, I SINDACATI CHIAMANO IN CAUSA LA REGIONE
I sindacati hanno quindi chiamato in causa direttamente la Regione, chiedendo quale sia stato, alla fine della fiera, il risultato ottenuto e, insieme, l’esito degli impegni assunti: «Perché i lavoratori oggi non vedono una soluzione. Non vedono un piano industriale. Vedono un futuro occupazionale sempre più incerto. Non vedono una strategia. Vedono una procedura che rischia di trasformarsi nella perdita di centinaia di posti di lavoro. La vertenza non va seguita: va affrontata e risolta. Non è più il momento di dire che si è “in contatto con il Ministero”. Il Ministero deve intervenire. Non è più il momento di promettere che si continuerà a lavorare per una soluzione. La soluzione doveva essere costruita prima che arrivassero i licenziamenti».
QUALI SARANNO I PROSSIMI PASSI?
In mancanza di posizioni ufficiali, resta difficile capire quali saranno i prossimi passi. In attesa che venga definita la procedura che prevede la cessazione dei contratti di lavoro, resta fissata un’unica data: quella del 31 dicembre 2026, ovvero l’ultimo giorno utile per la somministrazione dei sostegni garantiti per la prosecuzione delle attività di CallMat. Oltre quella giornata, senza provvedimenti ad hoc, cesseranno sia il lavoro che gli accordi relativi alle prestazioni dei lavoratori. Un orizzonte che i sindacati non vogliono attendere: «Gli aiuti pubblici devono servire a costruire occupazione, stabilità e futuro, non ad accompagnare i lavoratori verso il licenziamento. Se c’erano risorse e strumenti, dovevano essere utilizzati per tempo. Se esistevano progetti di riconversione, dovevano essere trasformati in lavoro. La fotografia della Basilicata è drammatica. Mentre a Melfi i lavoratori dell’indotto Stellantis tirano un sospiro di sollievo dopo la revoca dei licenziamenti, a Matera si prepara un’altra pesantissima emergenza occupazionale. Una vertenza si chiude e immediatamente se ne apre un’altra. È questa la politica industriale della Basilicata?».
UN PUNTO DI NON RITORNO
Per le sigle sindacali, la vertenza CallMat è “a un punto di non ritorno”. Perché in un momento storico in cui un pieno di benzina costa 2,1 euro al litro, depennare 350 contratti di lavoro non può essere una soluzione, né una fatale variabile: «C’era il tempo per prevenire. Adesso c’è da impedire il disastro. La pazienza è finita, adesso servono fatti.». L’alternativa, sarebbe il futuro di 350 famiglie sulla coscienza.
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