dal licenziamento da Dior alla cancellazione della mostra al Met| Artribune


Prima il successo, poi la caduta. Quindici anni dopo essere stato licenziato da Dior per una serie di dichiarazioni antisemite e razziste, John Galliano (Gibilterra, 1960) era arrivato a un passo da uno dei più importanti riconoscimenti che la moda possa concedere: una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York. John Galliano: Horizons avrebbe dovuto aprire nel maggio 2027 al Costume Institute e ripercorrere oltre quarant’anni della sua carriera. Il 31 agosto 2026, però, Galliano e il Met hanno annunciato che il progetto non si farà.

Per capire perché una mostra dedicata a uno dei designer più influenti della moda contemporanea sia diventata una questione così controversa, bisogna tornare al 2011. È allora che la carriera di Galliano, fino a quel momento all’apice, cambia improvvisamente direzione.

Show Pieces, Dior by Galliano

La vicenda di John Galliano

Nel febbraio 2011 Galliano viene coinvolto in un episodio al bar La Perle, nel quartiere parigino del Marais. Una coppia lo accusa di aver rivolto loro insulti razzisti e antisemiti. Galliano nega inizialmente le accuse e, attraverso il suo avvocato, sostiene di essere stato provocato e di non aver pronunciato frasi antisemite. Nel frattempo viene sospeso da Dior. Pochi giorni dopo emerge un video girato nello stesso locale e pubblicato online dal Sun. Nelle immagini Galliano, visibilmente ubriaco, pronuncia una serie di insulti antisemiti e arriva a dichiarare il proprio amore per Hitler. Il video cambia radicalmente la percezione dell’accaduto. Dior annuncia l’avvio della procedura per interrompere il rapporto con il designer e ribadisce una politica di tolleranza zero nei confronti dell’antisemitismo. Il giorno successivo al licenziamento, Galliano diffonde una dichiarazione pubblica nella quale si scusa per il proprio comportamento. Nega però di essere antisemita e parla di una grave perdita di controllo personale. Nel frattempo emerge anche un secondo episodio, risalente all’autunno precedente, raccontato da un’altra donna che sostiene di essere stata aggredita verbalmente da Galliano nello stesso locale. Le accuse confluiscono nel procedimento giudiziario francese.

La condanna

Nel giugno 2011 Galliano finisce davanti a un tribunale di Parigi. Il processo riguarda gli insulti rivolti a persone sulla base della loro origine, religione, razza o etnia. Il designer continua a negare di essere razzista o antisemita, mentre i suoi legali sottolineano il ruolo dell’alcol nella dinamica degli episodi. A settembre arriva la sentenza: Galliano viene riconosciuto colpevole di due episodi di insulti razzisti e antisemiti e condannato a una multa di 6.000 euro con sospensione della pena. La conseguenza più pesante, però, è già arrivata sul piano professionale. Il rapporto con Dior è finito, e una delle figure più potenti della moda si ritrova improvvisamente fuori dal sistema che aveva contribuito a costruire. La vicenda assume una dimensione che va oltre il singolo scandalo. Galliano non è un designer emergente che scompare dopo una controversia, bensì l’uomo che aveva trasformato la sfilata in spettacolo, costruito alcune delle immagini più riconoscibili di Dior, ridefinito il linguaggio della moda degli Anni Novanta e Duemila.

Gli anni lontano dalle passerelle

Dopo il licenziamento, Galliano si allontana dalla moda. Negli anni successivi parlerà apertamente della propria dipendenza dall’alcol e dai farmaci e del percorso di recupero intrapreso dopo il crollo del 2011. Nel 2013, durante un’intervista televisiva con Charlie Rose, racconta di non avere memoria di parte delle dichiarazioni pronunciate quella sera e ribadisce di non considerarsi né razzista né antisemita. È ancora una fase delicata, Galliano prova a spiegare quello che è successo, ma la questione della responsabilità rimane centrale. La svolta arriva nel 2014, quando Maison Margiela annuncia Galliano come nuovo direttore creativo. È un ritorno sorprendente. Martin Margiela aveva costruito la propria carriera anche rifiutando la celebrazione dello stilista come personaggio; affidare la sua maison proprio a Galliano significa quindi mettere insieme due idee apparentemente opposte di moda.

La seconda possibilità di John Galliano

Gli anni a Maison Margiela cambiano progressivamente il modo in cui Galliano viene raccontato. Il designer torna a essere giudicato anche, e soprattutto, per ciò che produce. Le sue collezioni vengono analizzate, discusse e celebrate; il suo linguaggio creativo torna a influenzare la moda contemporanea. Parallelamente, Galliano continua a parlare del fatidico 2011 e del proprio percorso personale. Nel documentario High & Low – John Galliano, diretto da Kevin Macdonald e uscito nel 2023, torna sulla caduta, sulla dipendenza e sulla difficoltà di convivere con ciò che ha fatto. Racconta la vergogna per le proprie parole e il lavoro intrapreso negli anni per comprendere le conseguenze delle sue azioni. Il documentario mostra però anche quanto la vicenda sia ancora lontana dall’essere risolta. Il percorso personale di Galliano non coincide automaticamente con il perdono delle persone che ha ferito.

John Galliano
John Galliano

Il successo del 2024

Nel 2024, invece, Galliano presenta per Maison Margiela una collezione Artisanal destinata a diventare uno dei momenti più celebrati della sua carriera recente. Il successo della sfilata lo riporta definitivamente al centro della conversazione sulla moda contemporanea.

È significativo anche il modo in cui viene raccontato. Non è più soltanto il “designer caduto in disgrazia”, e torna nuovamente un autore capace di costruire immagini e tecniche che hanno influenzato un’intera generazione. Infatti, a luglio 2026, il Metropolitan Museum of Art annuncia John Galliano: Horizons come mostra del Costume Institute per la primavera successiva. Il progetto avrebbe ripercorso quattro decenni della carriera del designer, dagli studi alla Central Saint Martins fino alle esperienze da Givenchy, Dior e Maison Margiela. Sarebbe stata soltanto la terza mostra individuale del Costume Institute dedicata a uno stilista ancora in vita. Questa volta, però, il passato torna a presentare il conto. L’annuncio scatena critiche soprattutto negli Stati Uniti. E il problema non è necessariamente il valore del lavoro di Galliano, difficilmente contestabile, ma ciò che significa dedicargli una mostra in un’istituzione come il Met. Una retrospettiva del Costume Institute non è soltanto una celebrazione della carriera di uno stilista, ma un modo per stabilire quali figure appartengano alla storia della moda e meritino di essere consegnate alla memoria culturale. Magari, in futuro, sarà possibile organizzare questa retrospettiva…

Giulio Solfrizzi

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.