Ex Ilva, 2.500 posti a rischio. I sindacati: «Taranto è sull’orlo di una bomba sociale». I video


 

Caos licenziamenti nell’indotto ex Ilva, il segretario generale Fiom-Cgil Taranto, Francesco Brigati

 

TARANTO – La fine dei Giochi del Mediterraneo lascia spazio a una nuova e pesantissima emergenza occupazionale per Taranto. Circa 2.500 lavoratori dell’appalto e dell’indotto ex Ilva rischiano di essere coinvolti nelle procedure di licenziamento collettivo comunicate nelle ultime ore, facendo scattare la dura reazione delle organizzazioni sindacali.

Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno convocato questa mattina, sabato 5 settembre, una conferenza stampa a Taranto per fare il punto su una situazione che definiscono ormai insostenibile. Nel documento diffuso alla vigilia dell’incontro, le sigle sindacali parlano apertamente di una città «sull’orlo di una bomba sociale» e chiedono che ogni procedura venga fermata in attesa di un confronto.

Secondo i sindacati, già prima della comunicazione di Aigi erano state sollecitate le associazioni datoriali per un incontro urgente sulla crisi che investe il sistema degli appalti. La successiva trasmissione delle informative relative agli esuberi strutturali viene considerata una scelta inaccettabile.

Il nodo centrale resta il futuro dell’ex Ilva e, insieme ad esso, quello di migliaia di lavoratori delle imprese che operano nello stabilimento, mentre l’attenzione è ora rivolta al vertice dell’8 settembre a Palazzo Chigi.

Il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto, Francesco Brigati, descrive una fase estremamente delicata e punta il dito contro la mancanza di certezze sul piano industriale, ambientale e occupazionale.

«Siamo di fronte a una fase assolutamente drammatica. Sono arrivate le informative sulle procedure di licenziamento collettivo e ancora una volta la catena più debole è quella dell’appalto», afferma Brigati, ricordando come molti di quei lavoratori siano stati impegnati negli anni anche negli interventi di risanamento ambientale.

Secondo il segretario della Fiom, il problema riguarda anche la disponibilità delle risorse necessarie a garantire la prosecuzione dell’attività produttiva. «A prescindere da quello che accadrà nell’udienza del 9 settembre sulla sospensiva, non ci sono le risorse finanziarie per garantire la continuità produttiva», sostiene.

Brigati evidenzia inoltre come, a suo giudizio, nello stabilimento si stia già procedendo verso una fase di spegnimento degli impianti. «Non bisogna attribuire la responsabilità alla Corte d’Appello di Milano. Credo ci sia invece una responsabilità molto grande da parte del Governo», aggiunge, facendo riferimento anche alla mancata programmazione degli approvvigionamenti di materie prime nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Durissimo anche l’intervento del segretario generale della Uilm, Davide Sperti, che collega l’avvio delle procedure alla lunga crisi che accompagna il siderurgico tarantino.

«Mentre il Governo pensa a fare passerelle e il ministro Urso annuncia nuovi investitori, sulla terra martoriata di Taranto i lavoratori raccolgono i danni amari di 14 anni di vergogna nazionale», afferma Sperti.

Il rappresentante della Uilm ricorda che già durante l’incontro del 4 agosto era stata avanzata la richiesta di un piano straordinario sul fronte occupazionale, salariale e sociale, destinato a tutelare non soltanto i dipendenti diretti, ma anche i lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria e quelli delle aziende dell’appalto.

«Durante l’appuntamento fissato a Palazzo Chigi per l’8 settembre vogliamo dal Governo risposte su quel piano», sottolinea Sperti, evidenziando la necessità, secondo il sindacato, di un intervento pubblico e di misure immediate per evitare l’aggravarsi della crisi.

 

Caos licenziamenti nell’indotto ex Ilva, Biagio Prisciano segretario generale della FIM CISL Taranto Brindisi

 

Sulla stessa linea Biagio Prisciano, segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, che definisce quanto sta accadendo la conferma di un allarme lanciato da tempo.

«Continuiamo a denunciare gli stessi problemi e a rivendicare soluzioni che non arrivano. Assistiamo soltanto a slogan, promesse e dichiarazioni», afferma Prisciano, chiedendo una regia che coinvolga Governo, Regione, Provincia e Comune.

Il sindacalista giudica particolarmente grave la tempistica delle procedure, arrivate immediatamente dopo la conclusione dei Giochi del Mediterraneo. «Dopo la bella pagina dei Giochi, nella quale Taranto ha mostrato la sua bellezza e la sua cultura, annunciare 2.500 licenziamenti rappresenta uno schiaffo al territorio, alla città, alle istituzioni e soprattutto ai lavoratori».

La Fim Cisl ha chiesto ad Aigi di ritirare immediatamente le procedure e intende portare la questione anche al tavolo dell’8 settembre con il Governo. Per Prisciano, la continuità dello stabilimento deve essere accompagnata da indicazioni precise sul futuro industriale, ambientale, sociale e occupazionale dell’intero gruppo.

Il sindacato ribadisce inoltre di non sostenere il mantenimento dell’attuale ciclo produttivo a carbone, indicando come prospettiva la transizione verso il ciclo elettrico, attraverso forni elettrici e una produzione di acciaio a minore impatto ambientale.

«L’azione di Aigi è stata sconsiderata. Annunciare 2.500 licenziamenti è soltanto l’inizio», sostiene ancora Prisciano, chiedendo strumenti straordinari per la salvaguardia dell’occupazione e una clausola sociale a tutela degli addetti dell’appalto e dell’indotto.

Il messaggio delle organizzazioni sindacali è dunque rivolto tanto alle imprese quanto alle istituzioni. Prima di avviare qualsiasi procedura, chiedono l’apertura di un confronto capace di individuare soluzioni per difendere occupazione, professionalità e futuro industriale.

Ora l’attenzione si sposta sull’appuntamento di Palazzo Chigi dell’8 settembre. Per Fim, Fiom, Uilm e Usb non c’è più spazio per rinvii. «I Giochi sono finiti. Adesso basta giochi sulla pelle dei lavoratori. Servono risposte definitive, non promesse, rinvii o scuse».




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