Aereoportuali contro il traffico di armi


In vista dello sciopero dei lavoratori aeroportuali toscani del 13 settembre, indetto da USB e CUB, abbiamo intervistato Luigi Borrelli, lavoratore dell’aeroporto di Montichiari (BS) e delegato sindacale per USB in un’azienda di handling. A giugno 2025 Luigi aveva denunciato un transito di armi nell’aeroporto (che è soltanto civile), e insieme a USB aveva indetto sciopero per tutti i lavoratori che sarebbero stati coinvolti nella movimentazione di quel carico bellico. Per la sua attività di denuncia dei traffici militari, Luigi è stato sanzionato più volte dall’azienda aeroportuale. Nell’intervista parliamo di questo, ma anche di come la militarizzazione dell’economia sia l’altra faccia della medaglia della repressione delle lotte dei lavoratori e della precarietà: mentre i governi europei gonfiano gli arsenali, la legge antisciopero 146/90 che colpisce anche gli aeroportuali viene allargata al settore della logistica, e la gestione degli aeroporti viene spacchettata in appalti e subappalti, riducendo i salari e le tutele contrattuali, e isolando i lavoratori. Contro queste condizioni di lavoro fatte di bassi salari, esternalizzazioni e precarietà gli aeroportuali toscani scenderanno in sciopero, ed è importante sostenerli.


Ciao Luigi, grazie per la tua disponibilità. Dunque, raccontaci un po’ della tua esperienza rispetto alla questione della denuncia dei traffici d’armi e poi della conseguente vendetta dell’azienda.

Nel nostro sito aeroportuale negli ultimi tempi sono stati movimentati e trasportati armamenti, non armamenti piccolini, armamenti abbastanza pesanti: missili di vario genere.

Nel giugno 2024 l’associazione “Donne in cammino per la Pace” di Brescia aveva organizzato una marcia dal centro di Montichiari  fino all’aeroporto e noi, come organizzazione sindacale USB, le avevamo accolte all’aeroporto.

Dopo questo episodio c’è stata un’intervista a Radio Onda d’Urto, nella quale mi è stato chiesto di questi traffici in aeroporto; da quel momento sono iniziate le ritorsioni da parte dell’azienda, con azioni disciplinari nei miei confronti che poi si sono tramutate in sanzioni.

Successivamente ho rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano, dove mi sono state chieste le motivazioni di questa sanzione da parte dell’azienda; ho spiegato il perché noi lavoratori davanti a questa tipologia di carico ci siamo visti costretti a scendere in piazza a manifestare contro questo traffico di armi.

E’ partita subito un’altra contestazione seguita da un’ulteriore sanzione da parte dell’azienda.

Come USB abbiamo deciso di proseguire con la mobilitazione e siamo stati invitati alla Sapienza di Roma per parlare di queste questioni: in alcuni posti di lavori civili viene chiesto ai lavoratori di maneggiare questo tipo di armamenti contro la propria volontà.

L’azienda ha visto il mio intervento  alla Sapienza, nel quale – oltre alla questione del carico d’armi – ho riportato anche il problema della metodologia di sciopero in questo settore: nel trasporto aereo infatti organizzare uno sciopero è più complicato rispetto ad altri settori [a causa delle legge antisciopero 146/90 che colpisce i lavoratori dei servizi pubblici, e in particolare i trasporti n.d.r.]. Infatti, c’è una trafila burocratica da seguire, nella quale bisogna prima fare una richiesta al prefetto, che tenta la conciliazione; se la conciliazione fallisce bisogna comunque scegliere, tramite la Commissione di Garanzia, in quali date è possibile scioperare… praticamente se si viene a scoprire da un giorno all’altro che è previsto un volo dal carico sensibile non c’è la possibilità legale di scioperare!

L’USB, invece, ha avuto il coraggio di fare uno sciopero – in rotta con questo regolamento – non appena siamo venuti a sapere che all’aeroporto era previsto un volo diretto nei paesi arabi con un carico di armi per il giorno successivo.

La commissione di Garanzia ha bloccato lo sciopero dicendo che non avevamo le carte in regola, però noi lavoratori siamo scesi lo stesso in piazza davanti all’aeroporto, con l’intento di fare lo sciopero e abbiamo ottenuto la cancellazione del volo prevista per quel giorno.

 

Quindi la protesta ha funzionato?

Diciamo di sì, ha funzionato! La manifestazione davanti all’aeroporto è proseguita comunque e c’è stata una bella partecipazione di vari comitati: Donne in Cammino per la Pace e altri comitati per la pace, Potere al Popolo, Movimento 5 Stelle… insomma è stata abbastanza partecipata!

Poi vedi, il fatto non è che noi lavoratori ci vogliamo mettere in mostra per far vedere quanto siamo bravi, è piuttosto il fatto che abbiamo maturato la consapevolezza di non voler essere partecipi di questa catena: chi fabbrica le armi, chi le trasporta, chi le maneggia, chi le carica sull’aereo, chi le trasporta dall’aereo verso i teatri di guerra. E’ una catena, un meccanismo nel quale siamo ingranaggi e del quale siamo resi partecipi contro la nostra volontà. Sappiamo bene dove vengono spedite queste armi: verso tutti i teatri di guerra, verso il Medio Oriente, Iran, Kuwait, Arabia Saudita, e non vorremmo neanche pensare che queste armi venissero usate anche per il genocidio che sta perpetrando Israle a Gaza.

La nostra protesta quindi rappresenta la presa di consapevolezza dei lavoratori a non voler essere partecipi di questo ingranaggio, di questa catena, quindi saremo sempre in lotta  nei confronti dell’azienda.

 

C’è quindi una sorta di ripartizione della responsabilità verso diversi settori della filiera, tuttavia laddove i lavoratori possono intervenire per fermare un ingranaggio fanno bene a farlo!

Ecco, intanto ti ringrazio e arriviamo alla seconda domanda, che si lega esattamente a quest’ultimo passaggio: qual è il ruolo degli aeroporti nella logistica militare? Per esempio a Pisa nella zona militare dell’aeroporto due settimane fa sono state avvistate armi caricate su un aereo proveniente dal Kuwait. Rispetto a Montichiari, o altre vertenze di cui sei a conoscenza, cosa puoi dirci in aggiunta a quello che hai già detto?

Praticamente adesso non utilizzano più soltanto aeroporti militari. L’aeroporto di Pisa è diviso in una parte militare e una parte civile, quindi lì i carichi militari vengono maneggiati da militari; la stessa cosa vale per Verona, perchè anche l’aeroporto di Verona è militare e civile. L’aeroporto di Montichiari invece è totalmente civile, quindi nel momento in cui atterra un aereo militare non ci sono i militari a effettuare il carico, a movimentare la merce, ma i civili.

Quindi in quel momento sia la sicurezza dei lavoratori sia la sicurezza dei confinanti è messa a rischio. Per questo noi insistiamo: perché un militare è formato per fare quella tipologia di lavoro invece noi no perché siamo civili; alla mia domanda a un relatore dell’azienda – a seguito della quale sono stato nuovamente sanzionato – lui ha risposto che: “Io faccio i corsi a Leonardo e ti posso assicurare che non facciamo corsi particolari, perché quello è un carico come un altro”. Io ho detto: “Scusami ma, stai parlando di carichi militari e di carichi civili, sono cose ben diverse! Se io sono un civile e prendo un carico di birra e questo cade, ci sono limitate conseguenze, ma che succede se mi cade un missile?”

 

Esatto, quest’ultima cosa che hai detto poi si collega a un passaggio su cui torneremo in una domanda successiva: siamo di fronte alla creazione di un contesto che rende i lavoratori di questo tipo di aeroporti dei bersagli, come è già successo in altri teatri di guerra in Ucraina o in Asia Occidentale, in cui tutte le zone civili che venivano adibite a uso militare in maniera impropria poi diventavano degli obiettivi.

Ho un’ altra domanda per te: il prossimo 13 settembre gli aeroportuali toscani faranno uno sciopero, unendo le aziende di handling con i lavoratori del gestore contro il sistema delle esternalizzazioni. Come è organizzato da voi il lavoro in questo senso? Avete problemi comuni agli altri aeroportuali italiani? In questa divisione c’è un fenomeno di esternalizzazione che rende più difficile compattare le lotte intorno a tematiche specifiche?

Esattamente, praticamente questo è il cancro di tutti gli aeroporti. Quando ho iniziato a lavorare il lavoro veniva effettuato solamente dal gestore, qualsiasi lavoratore era assunto sotto il gestore e il contratto era uno solo: aeroportuale e basta! Adesso se entri in un aeroporto ci sono le cooperative e tanti altri tipi di contratti: multiservizi, logistica ecc. Come hai detto tu è molto difficile fare una lotta comune, perché i lavoratori sono stati divisi tra tante società e tanti soggetti, quindi diventa difficile convincere un lavoratore di un’altra società a scioperare perché la tua società non rispetta i contratti. Questo è proprio il sistema che hanno organizzato questi potenti proprietari degli aeroporti: fare in modo che ogni lotta resti circoscritta e limitata e non porti danno o blocchi del trasporto.

 

Grazie, arriviamo quindi alla quarta domanda: secondo te c’è un nesso tra militarizzazione degli aeroporti e il peggioramento delle condizioni di lavoro?

Prima ho parlato del fatto che i trasporti militari rendono i lavoratori bersagli anche nei contesti civili. Inoltre, la militarizzazione a livello generale giustifica una maggiore repressione nei confronti di chi lotta anche su questioni salariali, non soltanto politiche come nel tuo caso. Al contempo i lavoratori più precari a causa di bassi salari e esternalizzazioni sono più ricattabili se vogliono opporsi alla militarizzazione.

Ecco, rispetto a questa questione, cosa ne pensi?

Quello che dici rispecchia proprio l’andamento del nostro aeroporto: quando arrivano questi voli, che loro chiamano “sensibili”, se è presente la squadra che sanno sciopererebbe o metterebbe in atto forme di lotta per ostacolare il transito di questi voli, utilizzano i lavoratori precari.


Gli interinali?

Esatto, quelli sotto contratto tramite l’agenzia interinale, che entrano a lavoro e ti dicono: “Gigi io vorrei farlo lo sciopero, ma dopo cosa ci rimetto?”

Sono sempre connessi esternalizzazione e precariato, sempre lì andiamo a parare.

Se riesci a coinvolgere un gruppo di lavoratori, come abbiamo fatto su Montichiari, riesci un po’ a tamponare questo fenomeno, ma se si presenta una problematica un po’ più importante che richieda di coinvolgere tutti i lavoratori, è una battaglia abbastanza difficile. All’interno del luogo di lavoro io ho un 40-50% di tesserati USB, ma rimane molto difficile fare una lotta bella forte che riesca a coinvolgere il 100% dei lavoratori.

 

Tutto chiaro, intanto ti ringrazio e ho una domanda extra: la questione di Amazon che ha spostato il suo hub da Malpensa a Montichiari impatta in qualche modo in tutto questo discorso?

Questa storia è abbastanza problematica perché questo passaggio è stato fatto in segreto, tutto in silenzio, e nessuno sapeva niente. Praticamente a un mese dal trasferimento della lavorazione della merce dei voli Amazon su Montichiari si è venuto a sapere tramite i giornali che l’azienda che faceva il lavoro per Amazon ha richiesto la clausola sociale alla GDA di Brescia per il passaggio dei 200 lavoratori che sarebbero rimasti senza lavoro a Malpensa. È in quell’occasione che lo hanno scoperto sia i lavoratori di Malpensa sia noi come organizzazione sindacale su Montichiari. Ci siamo mossi subito chiedendo spiegazioni.

 

Anche a Montichiari?

Sì, anche a Montichiari, io personalmente! Come RSU abbiamo fatto subito una richiesta all’azienda di un incontro urgente in merito a questa questione, perché i contratti nazionali prevedono che prima dell’inizio di qualsiasi nuova attività vengano coinvolte tutte le parti, perché si rende necessaria una riorganizzazione del lavoro: adeguamento delle infrastrutture, nuove assunzioni, e cambiamento di mansioni.

Abbiamo chiesto subito un incontro, anche alla luce del fatto che questa società aveva richiesto la clausola sociale, che l’azienda è tenuta a rispettare e deve assorbire i 200 lavoratori.


Però com’è possibile l’assorbimento di questi lavoratori da Malpensa a livello logistico?

E`irrealistico! Perché di questi lavoratori circa 120-150 erano lavoratori precari con il contratto a termine entro il mese successivo. Tra questi era presente un alto numero di lavoratrici donne, con figli a carico e per le quali è impossibile venire a Brescia da Varese; quindi questa è stata più che altro una provocazione da parte di quella società. Tra l’altro proprio oggi era previsto un incontro in regione.

Ho capito la situazione, ti ringrazio Luigi per la disponibilità e in bocca al lupo per il lavoro e le lotte!

Grazie anche a te!

 

Intervista a cura di Jacopo Affò

 

 

 

 

 

 


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