Il vocale di Raoul Bova sugli «occhi spaccanti», diventato virale dopo la pubblicazione da parte di Fabrizio Corona, e il successivo presunto tentativo di ottenere denaro dall’attore sarebbero due capitoli della stessa vicenda. A collegarli, secondo la ricostruzione della Procura di Roma, sarebbe Federico Monzino, il pr che avrebbe consegnato a Corona le conversazioni tra Bova e Martina Ceretti e che successivamente avrebbe utilizzato quello stesso materiale per tentare un’estorsione. L’inchiesta, chiusa il 2 settembre dalla pm Eliana Dolce, potrebbe ora portare Monzino a processo per le ipotesi di tentata estorsione, violazione della corrispondenza privata e rivelazione del suo contenuto.
Come i vocali di Raoul Bova sarebbero arrivati a Corona
La ricostruzione parte dal 5 luglio 2025. Secondo l’accusa, Monzino avrebbe videoregistrato dal telefono di Ceretti le conversazioni tra la modella e Bova. Quattro giorni più tardi, il 9 luglio, avrebbe consegnato quel materiale a Fabrizio Corona per la successiva pubblicazione sui suoi canali. Ceretti, secondo quanto riportato nella richiesta di archiviazione visionata dal Messaggero, ha invece dichiarato «di non aver mai autorizzato la pubblicazione». Per la Procura la giovane non era consapevole della «destinazione illecita» che sarebbe stata data alle conversazioni mostrate all’amico. È all’interno di quel materiale che compare anche il famoso audio in cui Bova definiva «spaccanti» gli occhi della ragazza, diventato poi uno degli elementi più conosciuti del caso.
I messaggi a Bova: «Verrà pubblicato lunedì se non fai qualcosa»
Dal 10 luglio, secondo gli investigatori, la vicenda avrebbe assunto un’altra dimensione. Dopo aver chiesto a Ceretti il numero dell’attore, Monzino avrebbe contattato inizialmente il suo agente attraverso un falso profilo Instagram e successivamente lo stesso Bova utilizzando un’utenza spagnola intestata a Catherine Martinez Salcedo, 23enne brasiliana che frequentava l’abitazione milanese del pr. I messaggi acquisiti dagli investigatori sono uno dei punti centrali dell’inchiesta: «Non è il caso che venga fuori uno scandalo sui giornali, no? Verrà pubblicato lunedì se non fai qualcosa». E ancora: «Posso non fare accadere tutto ciò. Se mi vieni incontro blocchiamo tutto e rimane privato». In un altro passaggio si legge: «Se vuoi essere gentile e farmi un regalo dato che ti sto salvando il culo sta a te». Per la Procura si trattava di una richiesta estorsiva. Il piano non sarebbe andato a compimento per la «ferma opposizione» di Bova, che, assistito dall’avvocato David Leggi, decise di non cedere e di denunciare.
La chat di Ceretti: «Fede, perché mi hai fatto scrivere a Raoul?»
Un altro passaggio considerato significativo dagli investigatori è una conversazione del 23 luglio 2025 tra Martina Ceretti e Monzino. «Fede, ma perché mi hai fatto scrivere a Raoul? […] Tutti i messaggi dove chiedevi su estorsione li hai inviati tu.
Così sembra che sia stata una mia idea», scrive la modella. Per gli investigatori, da quelle parole emergerebbe il timore di Ceretti che Monzino stesse cercando di attribuirle la responsabilità della presunta estorsione.
La giovane avrebbe scoperto soltanto il giorno precedente, il 22 luglio, che l’amico aveva rivolto una richiesta di denaro a Bova. «Monzino mi parla della richiesta di denaro fatta a Bova», ha raccontato agli inquirenti. Nelle conversazioni Ceretti scrive anche: «Vorrei difendere te e il mio amico» e aggiunge: «Penso che chiunque sia stato l’abbia fatto in un momento di estrema fragilità, senza rendersi conto delle conseguenze». Secondo gli atti, Monzino avrebbe inoltre utilizzato il telefono della ragazza dopo il suo rifiuto, in un «contesto di pressione e sopraffazione», per chiedere a Bova di non presentare denuncia. Un particolare avrebbe attirato l’attenzione degli investigatori: in quei messaggi sarebbero state utilizzate per errore espressioni al maschile.
Perché Ceretti e Salcedo vanno verso l’archiviazione
Le indagini hanno quindi separato nettamente le diverse posizioni. Per la Procura Martina Ceretti non sapeva quale utilizzo sarebbe stato fatto del materiale mostrato a Monzino e non avrebbe autorizzato la sua pubblicazione. Anche per Catherine Martinez Salcedo è stata chiesta l’archiviazione. Sebbene i messaggi indirizzati a Bova provenissero da un numero spagnolo intestato alla giovane, gli investigatori non avrebbero trovato elementi per sostenere che fosse stata lei a scriverli o che conoscesse l’utilizzo che Monzino avrebbe fatto dell’utenza. Monzino, dal canto suo, aveva negato di essere l’autore dei messaggi inviati all’attore. «Non sono l’autore dei messaggi inviati a Raoul Bova», aveva dichiarato, confermando però: «Fabrizio Corona è l’unica persona a cui ho inoltrato le chat e gli audio in questione». Aveva inoltre riferito agli investigatori che, almeno inizialmente, la decisione di consegnare gli audio a Corona sarebbe stata condivisa con Ceretti affinché «Martina potesse diventare famosa».
Cosa succede ora
Dopo la denuncia di Bova, gli investigatori hanno acquisito e analizzato i contenuti dei telefoni di Monzino e Ceretti, incrociando conversazioni, date e trasferimenti delle applicazioni. A distanza di circa un anno, l’inchiesta è arrivata alla chiusura delle indagini. I difensori di Federico Monzino hanno ora venti giorni per presentare memorie e documenti, chiedere ulteriori atti investigativi o l’interrogatorio. Soltanto dopo la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio. Per Ceretti e Salcedo, invece, la pm ha già chiesto l’archiviazione. Bova ha scelto fin dall’inizio la strada della denuncia. «La vicenda di Raoul testimonia che è giusto denunciare alle istituzioni e non piegarsi a ricatti di sorta», ha commentato il suo avvocato David Leggi.
Ultimo aggiornamento: giovedì 10 settembre 2026, 15:20
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