Atm, nel 2025, ha costituito una cordata, insieme a Webuild e Hitachi Rail, per lanciare il “Mobility Project”, in vista della prossima gara europea di affidamento del servizio di Milano in programma già nel 2026 (ma ci sarà probabilmente una proroga di due anni dell’attuale gestione) con un’idea di sistema in testa, in grado di guardare all’evoluzione del trasporto pubblico e alla collaborazione con imprese strategiche. Un progetto industriale che si configura come un project financing dove Atm detiene il controllo. L’idea che ha mosso le aziende che partecipano al progetto punta a integrare la gestione operativa con la capacità di progettare e realizzare il necessario sviluppo della rete metropolitana. E’ stato già sottoposto al Comune e all’agenzia del Tpl un articolato progetto di fattibilità, che tiene assieme i due aspetti strategici. Webuild garantirebbe la realizzazione delle opere, mentre Hitachi Rail darebbe un importante contributo al know-how tecnologico per quanto riguarda il materiale rotabile e i sistemi di segnalamento digitale. Atm ha trovato un ostacolo lungo il percorso di questa nuova strategia, partecipando e perdendo, con Hitachi e Rail Sts alla gara per la guida delle metropolitane di Copenhagen (che gestiva da ben 18 anni). Ma l’azienda non demorde.
Trenord – l’altro interlocutore del Tpl metropolitano – oltre ad aver acquistato 214 nuovi treni, con Rfi sta ammodernando la rete ferroviaria, vecchia e inadeguata, responsabile di troppo ritardi e soppressioni tanto sofferti dai pendolari. Grazie a Fnm sta nascendo anche la prima tratta ferroviaria alimentata a idrogeno verde, sul tracciato Brescia, Iseo, Edolo.
Secondo l’agenzia regionale Polis, il settore della logistica in Lombardia rappresenta un asset strategico dell’economia regionale e italiana, con il 22 per cento del valore aggiunto nazionale e il 18 delle imprese sul totale di quelle operanti nel settore. Dal punto di vista economico, la logistica contribuisce per circa 69,2 miliardi di euro al Pil italiano, con un’occupazione diretta di oltre 261 mila addetti in Lombardia. Il settore è fortemente interdipendente con altre attività produttive, tuttavia la dipendenza da fornitori esteri e le inefficienze strutturali evidenziano la necessità di miglioramenti infrastrutturali e gestionali. Uno dei colossi del settore, Amazon, ha avviato un processo di ammodernamento, attraverso l’elettrificazione della flotta, la micromobilità urbana e l’intermodalità. L’obiettivo globale dell’azienda è azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2040 grazie all’impegno del The climate pledge. Ma siamo ancora lontani. C’è poi l’esercito di piccole imprese della logistica che non possono permettersi un cambiamento radicale della flotta. Sarebbe necessario un intervento economico delle istituzioni locali ma anche delle grandi imprese ad oggi meno sensibili al problema.
Tornando alla Sea – che gestisce i due scali di Linate e Malpensa, oltre ad avere una quota significativa dell’aeroporto di Orio al Serio – la società ha avviato uno studio di fattibilità per creare con Sagat, il polo aeroportuale del Nord Ovest con l’aeroporto di Torino-Caselle. Assieme alle opportune rappresentate dalle dinamiche imprenditoriali il cambio di passo è rappresentato dal consolidamento della collaborazione col gruppo F2i, che controlla a sua volta il 100 per cento di Sagat ed ha una quota del 45 per cento di Sea. La prospettiva, se il progetto andrà in porto, è di rafforzare la collaborazione pubblico (il Comune di Milano controlla il 51 per cento di Sea) e privato, con F2i, per giocare un ruolo significativo sullo scacchiere internazionale.
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