Quando i figli diventano l’assistenza tecnica dei genitori


Aiutare i genitori a destreggiarsi con smartphone, password e servizi sanitari digitali è una nuova forma di caregiving familiare. Si potrebbe definire un lavoro invisibile.

Il telefono squilla. «Non riesco più a entrare». Può essere l’app della banca, la prenotazione di una visita specialistica, lo SPID, un referto da recuperare o semplicemente lo smartphone che dopo un aggiornamento non si comporta più come prima. Dall’altra parte spesso c’è un figlio adulto che prova a capire il problema a distanza: «Che cosa vedi sullo schermo?». «Dove devo premere?». «Aspetta, non chiudere».

Non lo chiamiamo caregiving. Eppure, sempre più spesso, lo è.

Una ricercatrice che studia il rapporto tra persone e tecnologia racconta un episodio familiare molto più eloquente di una definizione accademica. I suoi genitori, 75 e 67 anni, dovevano scegliere un depuratore d’acqua. Hanno scartato i modelli “smart” collegati a una app. Il padre le ha spiegato, in sostanza, che a ogni aggiornamento o difficoltà avrebbero dovuto chiamare lei, che vive a centinaia di chilometri di distanza.

I genitori erano autonomi: guidavano, cucinavano e gestivano la casa. Ma davanti alla tecnologia avevano comunque bisogno della figlia. È da situazioni come questa che prende forma un’espressione ancora poco conosciuta: technology caregiving.

Il caregiver che non sapeva di esserlo

Una recente revisione della letteratura ha esaminato migliaia di pubblicazioni e selezionato 36 studi dedicati all’aiuto fornito agli anziani nelle attività quotidiane digitali. La differenza rispetto al vecchio «mi sistemi il computer?» è sostanziale. Oggi il digitale non è più soltanto uno strumento: è diventato la porta d’ingresso a pezzi della vita quotidiana.

Si prenota una visita, si consulta un referto, si paga una bolletta, si acquista un biglietto, si accede alla banca, si riceve una comunicazione. E quando quella porta non si apre, qualcuno deve intervenire.

In Italia il fenomeno ha dimensioni potenzialmente enormi. Nel 2025, secondo l’Istat, utilizzava Internet il 72,5% delle persone tra 65 e 74 anni e il 35,7% degli over 75. Ma tra i 65-74enni soltanto il 27,4% possedeva competenze digitali almeno di base. È dentro questa distanza — essere connessi ma non sempre capaci di risolvere ciò che accade sullo schermo — che spesso compare il figlio.

Fare prima è facile. Lasciar fare è più difficile

Prendere il telefono dalle mani di un genitore, inserire la password e risolvere tutto richiede due minuti. Spiegargli come riuscirci da solo la prossima volta ne richiede molti di più. Ed è qui che una banale assistenza tecnica diventa una questione di autonomia.

Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Medical Internet Research, dedicato agli anziani e ai loro caregiver, parla di “reciprocità digitale”: l’aiuto dei figli può permettere ai genitori di imparare a utilizzare i servizi sanitari digitali invece di essere semplicemente sostituiti.

Il paradosso è evidente: più siamo efficienti nell’aiutare un genitore, più rischiamo di renderci indispensabili. Vale per una prenotazione come per un’app sanitaria. «Faccio io» risolve il problema di oggi. «Ti faccio vedere» può evitare quello di domani.

Quando il figlio conosce le nostre password

Per aiutare davvero bisogna talvolta conoscere credenziali, appuntamenti, informazioni sanitarie, movimenti bancari. Un dispositivo può anche comunicare se una persona è caduta, dove si trova o se ha assunto un medicinale. Per il familiare significa sicurezza. Per il genitore può significare sentirsi osservato.

La tecnologia introduce così una domanda che non esisteva quando bastava accompagnare mamma o papà dal medico: quanto deve sapere un figlio per poter aiutare?

Non c’è una risposta uguale per tutti. Una persona con deterioramento cognitivo ha necessità diverse da un settantacinquenne autonomo che non riesce a recuperare una password. Ma l’età, da sola, non cancella la privacy. E la sicurezza non autorizza automaticamente a prendere il controllo.

L’imprevisto arriva sempre nel momento sbagliato

C’è infine il caregiver. Quello che risponde mentre lavora, che tenta di spiegare quale icona premere senza vedere lo schermo, che ha appena insegnato una procedura e scopre che un aggiornamento l’ha cambiata.

Gli studi sul technology caregiving mettono in evidenza proprio questo aspetto: anche l’assistenza digitale produce un carico, con una caratteristica particolare rispetto ad altre forme di aiuto. Non cambiano soltanto le capacità e le necessità delle persone: cambia continuamente anche la tecnologia. Ciò che abbiamo imparato ieri può non funzionare più domani.

È facile sorridere davanti alla telefonata del genitore che non trova un pulsante. Molto meno se quella difficoltà impedisce di prenotare una visita o consultare un documento sanitario. E il fenomeno è destinato a diventare più importante proprio mentre gli anziani diventano più digitali, non meno.

Il vero traguardo è l’autonomia digitale

Il technology caregiving racconta qualcosa di più profondo del divario digitale tra generazioni: una persona può essere autonoma nella vita reale e dipendere da qualcuno nella vita digitale.

Per questo progettare servizi più semplici conta. Ma conta anche il modo in cui aiutiamo. Fare tutto al posto di un genitore è spesso la soluzione più veloce; lasciargli il telefono in mano, aspettare, spiegare e permettergli di sbagliare può essere più faticoso.

Ma se l’obiettivo del caregiving è conservare il più possibile l’autonomia della persona, allora vale anche davanti a uno smartphone. Il successo, paradossalmente, potrebbe misurarsi così: non nel numero di problemi digitali che un figlio riesce a risolvere, ma in quelli per i quali un giorno non sarà più necessario chiamarlo. 

Bibliografia essenziale

Chattopadhyay D, Mubashshira T. Technology Caregiving: Reframing How Older Adults Are Supported in Everyday Digital Activities. 2026.

Ruan JY, Guan CX, Chen QQ, et al. Experiences of Home-Dwelling Older Adults and Their Family Caregivers With Digital Health Services: Qualitative Study. J Med Internet Res. 2026;28:e89496.

Istat. Cittadini e ICT – Anno 2025. Roma: Istituto nazionale di statistica; 2026.


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