«Servizio Speciale Aetnanet – Analisi e posizione editoriale». Educazione sessuo-affettiva a scuola: informare i ragazzi senza escludere le famiglie
L’educazione sessuale e affettiva dei giovani è tornata al centro del confronto politico e culturale italiano.
Ma il dibattito rischia di essere deformato già dalla domanda di partenza.
La legge Valditara vieta l’educazione al rispetto, all’affettività e alla prevenzione della violenza contro le donne? No.
Consente invece ai genitori di conoscere preventivamente determinate attività riguardanti la sessualità e decidere sulla partecipazione dei figli? Sì.
Ed è precisamente su questa distinzione che Aetnanet ritiene necessario fare chiarezza.
Dal ddl Valditara alla legge dello Stato
Il provvedimento presentato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha concluso il proprio iter parlamentare.
La Camera lo aveva approvato il 3 dicembre 2025. Il Senato lo ha definitivamente approvato il 4 giugno 2026 e il provvedimento è diventato la Legge 9 giugno 2026, n. 104 – “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 142 del 22 giugno 2026. (Senato)
Non stiamo quindi discutendo di una proposta ancora all’esame del Parlamento, ma di una legge vigente dello Stato italiano.
Che cosa stabilisce realmente la legge
Il principio centrale è contenuto nell’articolo 1.
Le istituzioni scolastiche devono acquisire il consenso informato preventivo dei genitori, oppure direttamente dello studente se maggiorenne, per la partecipazione alle attività alle quali la legge si applica e che riguardano temi attinenti alla sessualità.
Prima di esprimere il consenso, le famiglie devono inoltre poter conoscere il materiale didattico destinato all’attività. (Senato)
Per le attività extracurricolari la comunicazione deve specificare finalità, obiettivi educativi e formativi, contenuti, argomenti, modalità di svolgimento ed eventuale partecipazione di esperti, enti o associazioni esterne. Per chi non aderisce sono previste attività formative alternative. (Senato)
Non si tratta dunque di un semplice modulo burocratico.
“Informato” significa precisamente che il genitore deve sapere a che cosa sta acconsentendo.
Infanzia e primaria: una disciplina diversa
Un altro punto deve essere spiegato senza ambiguità.
La legge introduce regole differenti secondo l’età degli alunni. Nelle scuole dell’infanzia e primarie esclude le attività didattiche sui temi attinenti alla sessualità cui si riferisce la disciplina; nelle scuole secondarie opera invece il meccanismo del consenso informato previsto dalla legge. (ANSA.it)
È quindi inesatto raccontare la normativa come se imponesse indistintamente lo stesso regime dalla scuola dell’infanzia alle superiori.
Ciò che la legge NON vieta
Questo è probabilmente il punto sul quale si sta sviluppando la maggiore confusione.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è intervenuto nuovamente l’11 settembre precisando che la legge non impedisce alla scuola di educare al rispetto e all’empatia e non ostacola la prevenzione della violenza contro le donne.
Restano parte dell’azione educativa della scuola il rispetto della persona, la parità, l’empatia e il contrasto di ogni forma di violenza. Il Ministero precisa inoltre che la legge non cancella le conoscenze sulla sessualità già previste dalle Indicazioni nazionali. (ANSA.it)
Questa distinzione è fondamentale.
Educare al rispetto della persona non equivale a sottrarre alla famiglia ogni possibilità di conoscere e valutare specifiche attività riguardanti la sessualità dei propri figli.
La posizione di Aetnanet: sì all’educazione sessuo-affettiva
Aetnanet ritiene che la scuola non debba ignorare i grandi problemi che attraversano la vita dei ragazzi.
Affettività, rispetto reciproco, dignità della persona, conoscenza del proprio corpo, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, contrasto alla violenza, bullismo e cyberbullismo, uso responsabile della rete e rischi derivanti dall’accesso precoce alla pornografia sono questioni reali.
La scuola deve poter contribuire ad affrontarle.
Pensare che ragazzi immersi fin dall’infanzia nell’ambiente digitale possano essere protetti semplicemente evitando di affrontare questi argomenti sarebbe poco realistico.
Ma riconoscere un ruolo educativo alla scuola non significa attribuirle un monopolio educativo.
Famiglia e scuola: ruoli diversi, non contrapposti
È qui che si colloca la posizione editoriale di Aetnanet.
L’educazione ai valori appartiene primariamente alla responsabilità della famiglia.
La scuola istruisce, forma, educa alla cittadinanza, al rispetto delle regole democratiche e della dignità di ogni persona. Ma quando un’attività entra in ambiti particolarmente sensibili della formazione personale, sessuale e affettiva del minore, la famiglia non può essere considerata un soggetto estraneo da informare eventualmente a posteriori.
Deve essere coinvolta.
Da questo punto di vista il consenso informato non dovrebbe essere interpretato come una dichiarazione di sfiducia verso gli insegnanti.
Può diventare esattamente il contrario: uno strumento di alleanza educativa tra scuola e famiglia.
La scuola presenta chiaramente il progetto, indica chi lo svolgerà, ne illustra obiettivi e contenuti, mette a disposizione i materiali; i genitori possono quindi decidere conoscendo ciò che viene proposto.
Trasparenza prima, consenso poi.
Perché Aetnanet difende il consenso informato
Il principio ci sembra particolarmente importante quando le attività vengono affidate a esperti o associazioni esterne.
Una famiglia ha il diritto di sapere chi entrerà nella classe del proprio figlio, con quale qualificazione, per parlare di quali argomenti e utilizzando quali materiali.
Questo non significa consentire alle famiglie di stabilire programmi di matematica, storia o scienze.
Significa riconoscere la particolare natura di attività che coinvolgono la sfera personale e valoriale del minore.
Per Aetnanet, dunque, informare preventivamente i genitori non costituisce una limitazione della libertà educativa.
È una garanzia di trasparenza e corresponsabilità.
Il referendum abrogativo: che cosa vogliono i promotori
Nel frattempo è stata promossa una raccolta di firme finalizzata al referendum abrogativo della legge.
È necessario rispettare pienamente questa iniziativa: il referendum è uno strumento previsto dalla Costituzione e chi ne sostiene le ragioni esercita un diritto democratico.
I promotori e le forze contrarie alla legge sostengono, in sintesi, che il consenso preventivo possa ostacolare l’accesso universale dei ragazzi all’educazione sessuale e affettiva, accentuare le differenze familiari e sociali e limitare l’autonomia educativa della scuola.
Il dibattito riguarda inoltre il timore che alcuni studenti che avrebbero maggiormente bisogno di informazioni corrette possano esserne esclusi proprio perché privi del consenso familiare.
Sono obiezioni che meritano di essere discusse, non liquidate.
La raccolta ha già superato le 550 mila firme, secondo quanto riferito dal Ministero l’11 settembre. (ANSA.it)
Perché Aetnanet è contraria all’abrogazione
Pur rispettando le ragioni dei promotori, Aetnanet è contraria all’abrogazione della legge n. 104/2026.
La nostra posizione nasce da una distinzione precisa.
Non siamo contrari all’educazione sessuo-affettiva.
Siamo favorevoli a un’educazione sessuo-affettiva scientificamente corretta, adeguata all’età, rispettosa della dignità della persona e costruita attraverso la collaborazione tra scuola e famiglia.
Ma proprio perché questi temi sono importanti, riteniamo che non debbano essere sottratti alla conoscenza dei genitori.
Eliminare il consenso informato significherebbe eliminare una garanzia che obbliga la scuola a dichiarare preventivamente contenuti, finalità, materiali e soggetti coinvolti.
Per Aetnanet, questa trasparenza rappresenta un valore.
Né scuola contro famiglia, né famiglia contro scuola
La contrapposizione fra due fronti — da una parte chi vorrebbe una scuola libera dalle famiglie, dall’altra chi vorrebbe impedire alla scuola di affrontare l’affettività — rischia di produrre una discussione ideologica che non aiuta gli studenti.
Esiste una terza strada.
Scuola e famiglia devono educare insieme, nel rispetto delle rispettive responsabilità.
La scuola deve fornire conoscenze scientificamente fondate, educare al rispetto, contrastare discriminazione e violenza e aiutare i ragazzi a comprendere una realtà sempre più complessa.
La famiglia conserva la propria responsabilità educativa primaria e, nelle questioni più intimamente legate alla formazione personale dei figli, deve essere informata e coinvolta.
Il consenso informato può essere precisamente il punto d’incontro fra queste due esigenze.
Aetnanet: educare insieme, nella trasparenza
Il confronto sul referendum non dovrebbe quindi ridursi allo slogan “educazione sessuale sì o no”.
La domanda è diversa:
quale educazione, a quale età, con quali contenuti, affidata a chi e con quale rapporto con le famiglie?
Sono domande legittime.
Ed è proprio perché Aetnanet considera importante l’educazione sessuo-affettiva che ritiene altrettanto importante la trasparenza verso i genitori.
Sì all’educazione. Sì alla conoscenza scientifica. Sì all’educazione al rispetto e alla prevenzione della violenza. Ma sì anche alla responsabilità educativa della famiglia e al suo diritto di essere preventivamente informata.
Per queste ragioni, Aetnanet è favorevole al mantenimento della Legge n. 104/2026 e contraria alla sua abrogazione referendaria.
🌐 Fonti consultate e metodo redazionale Aetnanet
Fonti principali: Legge 9 giugno 2026, n. 104; Senato della Repubblica, A.S. 1735 e resoconto dell’approvazione definitiva del 4 giugno 2026; Camera dei deputati, A.C. 2423; Ministero dell’Istruzione e del Merito. (Senato)
Fonti di approfondimento e verifica: comunicazioni del MIM sul consenso informato; documentazione parlamentare relativa al dibattito e agli emendamenti; stampa nazionale e specializzata, compreso l’articolo di Focus Scuola segnalato da Aetnanet. (ANSA.it)
Metodo redazionale: il servizio distingue i contenuti normativi verificabili della legge dalle valutazioni politiche e culturali. Le posizioni favorevoli e contrarie vengono rappresentate separatamente; le conclusioni sulla responsabilità educativa della famiglia e sull’opportunità di mantenere il consenso informato costituiscono la posizione editoriale di Aetnanet.
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