Poco meno del 70% del parco circolante esce dalla tassa, ma l’esenzione è una sola per contribuente. E il criterio non è la cilindrata: è un numero scritto sul libretto.
La Fiat Panda del figlio, la Clio di seconda mano, il motorino parcheggiato in cortile. Milioni di famiglie italiane si trovano oggi a fare un conto nuovo, perché il taglio approvato ieri in Consiglio dei ministri non riguarda una nicchia. In questo articolo vedremo, sul bollo auto 2027, chi non lo paga e come verificarlo. La misura è inserita nel decreto legge approvato ieri, lo stesso che proroga in forma alleggerita gli sconti sulle accise e la sospensione della tassa sui minipacchi. L’esenzione riguarda le auto con potenza fino a 80 kW e tutte le moto, e si applica anche a leasing e noleggi perché la tassa è a carico dell’utilizzatore, salvo diversa previsione contrattuale.
La misura vale per un anno, ma il governo punta a renderla stabile
Il taglio, allo stato, vale per il solo 2027.
Nelle parole con cui la premier Meloni lo ha presentato nella conferenza stampa dopo la riunione a Palazzo Chigi, però, è già definito strutturale. «Pensiamo che lo diventerà inevitabilmente», ha confermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ribadendo l’obiettivo senza trascurare la tecnica del provvedimento.
I vicepremier hanno guardato oltre. Il leader della Lega Salvini ha evocato l’addio all’imposta per tutti e la limatura del superbollo, quello sulle auto più potenti, osservando che «c’è una legge di bilancio a disposizione» e che «l’appetito vien mangiando». «State calmi», la risposta di Meloni.
Una sola esenzione per contribuente
È la regola che più incide sui nuclei familiari con più veicoli, e conviene fissarla subito.
Ogni beneficiario ha diritto a un solo sconto.
Chi possiede due auto si vede esentare quella con potenza inferiore. Se la potenza è identica, l’esenzione riguarda il veicolo con il bollo più leggero. Lo stesso criterio vale per chi ha due moto.
Chi possiede un’auto esente e una moto continuerà a pagare soltanto sulla seconda: la misura non è cumulabile tra le due categorie, e il cittadino sarà esentato dal bollo meno costoso.
Una famiglia con Panda, Golf di vecchia generazione e scooter otterrà una sola esenzione, quella corrispondente al bollo più conveniente tra i mezzi che rientrano nel limite.
Quanto si risparmia davvero
L’importo dipende da due variabili: la classe ambientale e la potenza.
Al netto di eventuali maggiorazioni locali, una piccola auto nuova euro 6 da 50 kW paga secondo le tariffe nazionali 129 euro, pari a 2,58 euro per chilowatt.
Per i mezzi più vecchi la tariffa può salire fino a 3 euro a chilowatt, il che fissa il risparmio massimo possibile a quota 240 euro.
In media, la novità vale poco meno di 165 euro per ciascun destinatario.
L’impatto si riduce per le auto ibride, che in molte Regioni già beneficiano di sconti ed esenzioni temporanee, e per le elettriche, esenti per i primi cinque anni e successivamente soggette a una tassa ridotta di tre quarti. «Queste auto non hanno beneficio ma non hanno avuto nessun maleficio dagli aumenti di benzina e gasolio», ha commentato Giorgetti.
Il campo P.2 del libretto: dove guardare
Per sapere se la propria auto rientra nell’esenzione non serve consultare tabelle o schede tecniche. Basta prendere il libretto di circolazione e cercare il campo P.2, dove è indicata la potenza del motore in kW.
Il limite è 80 kW, corrispondenti a 108,7 CV o 107 HP.
Due avvertenze rendono la verifica meno immediata di quanto sembri.
Per le ibride, il bollo si calcola su quel valore e non sulla potenza di sistema complessiva, data dalla somma del motore termico e di quello elettrico. Il legislatore considera soltanto la potenza erogata dal motore termico.
Per le elettriche, che spesso dichiarano potenze molto elevate, fa fede sempre e solo il campo P.2, che non riporta la potenza massima di picco dichiarata dal costruttore ma il valore di omologazione, misurato su trenta minuti di funzionamento al massimo del propulsore e quindi sensibilmente inferiore.
Quali modelli rientrano
Il tetto degli 80 kW abbraccia il nocciolo duro del parco circolante italiano: poco meno del 70 per cento, secondo le stime dei tecnici di Palazzo Chigi.
Si tratta per lo più dei segmenti A e B — utilitarie, citycar, compatte — comprese alcune baby SUV di taglia urbana.
L’elenco è ampio perché nel nostro Paese circolano e si vendono soprattutto vetture di piccola e media cilindrata. Rientrano best seller come Fiat Panda e 500, compresa la nuova mild hybrid; cittadine come Kia Picanto, Hyundai i10 e Toyota Aygo; modelli storici come Ford Fiesta, la vecchia Punto e la Renault Clio in tutte le sei generazioni.
Ci sono anche vetture medie di segmento C di qualche generazione fa, come VW Golf e Ford Focus. Dal segmento successivo, invece, sono tutte escluse. Stesso discorso per i veicoli sportivi e per quelli più recenti: con il passare degli anni la potenza delle auto è cresciuta in modo consistente e il numero di modelli sotto soglia si riduce.
Sul nuovo rientrano alcune versioni dei B-SUV di Stellantis con motori termici — Fiat 600, Jeep Avenger, Peugeot 2008 — e anche full hybrid come Toyota Yaris e Renault Captur E-Tech.
Leasing e noleggio: chi paga cosa
La platea comprende, oltre alle persone fisiche, anche gli utilizzatori dei veicoli in leasing o in noleggio a lungo e medio termine, in quanto soggetti passivi della tassa.
Restano invece esclusi dal beneficio gli automobilisti che hanno stipulato un contratto con una società o un’azienda che si fa carico del versamento del bollo. In quel caso il soggetto passivo è diverso, e l’esenzione segue quella posizione.
Chi guida un’auto aziendale intestata alla società datrice di lavoro non ottiene nulla: il bollo è pagato dall’impresa, e il beneficio si misura sulla sua posizione, non su quella del dipendente.
La verifica da fare, per chi ha un contratto di noleggio, riguarda quale delle parti risulti tenuta al pagamento secondo le clausole sottoscritte. È l’unico modo per sapere se il risparmio ricadrà sulla rata o resterà al locatore.
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