Nei prossimi anni anche le emissioni legate all’impiego di combustibili fossili negli edifici e nel trasporto stradale saranno incluse in un nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, denominato ETS2. Il meccanismo introdurrà un costo per la CO₂ associata a benzina, gasolio, gas e altri combustibili immessi sul mercato. Pur non essendo sostenuto direttamente dai consumatori, questo costo potrà riflettersi sui prezzi finali dell’energia e dei carburanti. Per chi vive in un’abitazione inefficiente, dipende dall’auto privata o non può investire in tecnologie più pulite, l’aumento della spesa energetica può diventare un ulteriore fattore di vulnerabilità. È in questo contesto che si inserisce il Piano Sociale per il Clima, approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026. Il documento definisce come l’Italia intende utilizzare circa 9,3 miliardi di euro per attenuare gli effetti economici dell’ETS2 e aiutare le famiglie, le microimprese e gli utenti dei trasporti maggiormente esposti ai possibili rincari. Il Piano copre il periodo fino al 2032, mentre la maggior parte delle misure sarà attuata a partire dal 2027.
Un fondo europeo per accompagnare l’introduzione dell’ETS2
Il Fondo sociale per il clima è stato istituito dal Regolamento (UE) 2023/955 nell’ambito del pacchetto Fit for 55. Le risorse europee saranno assegnate agli Stati membri sulla base dei rispettivi Piani nazionali e del conseguimento dei traguardi e degli obiettivi concordati. Gli interventi sono destinati alle famiglie e alle microimprese in condizioni di vulnerabilità, oltre che agli utenti dei trasporti maggiormente esposti agli effetti della transizione.
Il Fondo non prevede soltanto aiuti economici temporanei per compensare i possibili aumenti dei prezzi. Una parte rilevante delle risorse finanzierà investimenti strutturali destinati a ridurre i consumi e la dipendenza dai combustibili fossili: riqualificazione energetica degli edifici, elettrificazione degli usi domestici e ampliamento delle alternative all’automobile privata. L’obiettivo è quindi affiancare alla protezione immediata dei soggetti più fragili interventi capaci di ridurne nel tempo l’esposizione ai costi energetici.
Quante risorse prevede il Piano Sociale per il Clima
La dotazione complessiva italiana ammonta a oltre 9,3 miliardi di euro. Di questi, circa 7 miliardi proverranno dal Fondo sociale per il clima dell’Unione europea, mentre 2,34 miliardi, pari al 25% del totale, saranno assicurati dal cofinanziamento nazionale attraverso il Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie.
Il Piano è articolato in quattro componenti:
- 3,3 miliardi di euro per il settore dell’edilizia, di cui circa 2,47 miliardi a carico del Fondo sociale per il clima e 824 milioni del cofinanziamento nazionale. Le risorse finanzieranno la riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica e degli immobili delle microimprese vulnerabili, oltre alla promozione dell’elettrificazione dei consumi domestici;
- 4,6 miliardi per i trasporti, destinati al conto individuale di mobilità e al potenziamento dei servizi pubblici, collettivi e condivisi, degli hub e delle infrastrutture connesse;
- 1,34 miliardi per il sostegno diretto al reddito, attraverso il Bonus sociale Energia Plus;
- 85 milioni per l’assistenza tecnica, comprendente piattaforme digitali, sportelli territoriali, informazione, monitoraggio, controlli e valutazione.
Edifici: tre linee di intervento per ridurre consumi e vulnerabilità
Nell’ambito della componente edilizia, le risorse sono ripartite tra tre linee di intervento:
- 1,95 miliardi di euro per la riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica;
- 1,25 miliardi per l’efficientamento degli immobili delle microimprese vulnerabili;
- 95,2 milioni per favorire l’elettrificazione dei consumi domestici delle famiglie vulnerabili.
Le misure puntano ad aumentare l’efficienza energetica degli edifici, decarbonizzare il riscaldamento e il raffrescamento, integrare fonti rinnovabili e sistemi di accumulo e rimuovere alcune barriere all’impiego delle tecnologie elettriche. Non si tratta, tuttavia, di incentivi generalizzati: gli interventi sono destinati a beneficiari in condizioni di vulnerabilità e, nel caso della riqualificazione energetica, si concentrano sugli immobili con le prestazioni peggiori. L’accesso sarà subordinato al rispetto di specifici requisiti tecnici e del principio DNSH, che impone di non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.
Edilizia residenziale pubblica: 1,95 miliardi per gli alloggi meno efficienti
La linea più consistente della componente edifici riguarda gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) interamente di proprietà pubblica, con priorità per quelli in classe energetica F e G.
Gli interventi potranno essere realizzati anche attraverso Energy Service Company (ESCo) certificate secondo la norma UNI CEI 11352, selezionate dagli enti pubblici mediante procedure a evidenza pubblica. Per partecipare, le ESCo dovranno presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica e potranno operare come soggetti attuatori e intermediari tecnici e finanziari, preferibilmente attraverso contratti di partenariato pubblico-privato o, quando applicabile, contratti di prestazione energetica (EPC).
Il contributo a fondo perduto potrà coprire fino al 65% delle spese ammissibili. L’investimento potrà raggiungere una copertura complessiva del 100% mediante altri contributi pubblici; per la quota restante, le ESCo potranno inoltre ricorrere a prestiti assistiti da garanzie SACE. Resta fermo il divieto di doppio finanziamento europeo: sono esclusi gli immobili che hanno già beneficiato della misura M7 del PNRR o di altri programmi finanziati con risorse europee, come il FESR.
Il Piano stima di riqualificare circa 15,6 milioni di metri quadrati, pari al 90% della superficie ERP collocata nelle due classi peggiori, raggiungendo oltre 220.000 famiglie vulnerabili.
Gli interventi finanziabili negli alloggi ERP
Gli interventi dovranno garantire una riduzione almeno del 30% dell’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile (EPgl,nren), da dimostrare mediante APE ante e post operam. Sono ammissibili anche i costi per gli attestati di prestazione energetica e per la diagnosi energetica.
Il risultato atteso è un risparmio superiore a 82.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, a fronte di un costo stimato di 190 euro per metro quadrato.
Tra le opere finanziabili rientrano:
- la sostituzione degli infissi;
- i sistemi di building automation;
- gli impianti fotovoltaici, anche associati a sistemi di accumulo e pompe di calore ad alta efficienza;
- gli impianti solari termici;
- l’allaccio a reti di teleriscaldamento efficiente;
- in specifiche condizioni, le unità di microcogenerazione alimentate da fonti rinnovabili.
Il Piano esclude la riqualificazione integrale dell’involucro: considerati i costi elevati, privilegia soluzioni che consentano di raggiungere più famiglie a parità di risorse. L’azione si concentra quindi su impianti, regolazione, sostituzione di componenti e produzione rinnovabile.
I beneficiari formali saranno gli enti pubblici proprietari o gestori, mentre i destinatari finali sono le famiglie residenti. Il 50% delle risorse della misura per l’edilizia ERP confluirà, per gli interventi compatibili, nel Programma straordinario di recupero e manutenzione dell’edilizia pubblica e sociale previsto dal Piano Casa.
Microimprese vulnerabili: contributi per immobili in classe F e G
Il Piano riserva 1,25 miliardi di euro alla riqualificazione degli immobili di proprietà delle microimprese vulnerabili. La platea potenziale comprende circa 162.000 immobili in classe F e G, con l’obiettivo di intervenire su 128.000 unità, pari all’80% del totale stimato. Il costo medio previsto è di 15.000 euro per intervento.
Potranno accedere le microimprese proprietarie di immobili nelle classi indicate che, nell’ultimo anno disponibile, abbiano sostenuto spese per energia fossile superiori al 2% della somma tra tali spese e il margine operativo lordo. Saranno esclusi i settori non compatibili con il principio DNSH.
Il contributo in conto capitale coprirà il 65% delle spese ammissibili e sarà assegnato mediante procedure competitive, tenendo conto dell’energia risparmiata. Gli interventi dovranno garantire una riduzione di almeno il 30% dell’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, certificata mediante APE pre e post operam.
Sono finanziabili infissi, schermature solari, isolamento, sistemi di building automation, pompe di calore, solare termico e impianti fotovoltaici con eventuale accumulo. Gli interventi potranno quindi migliorare l’efficienza degli immobili e favorire l’autoproduzione e l’elettrificazione.
Elettrificazione dei consumi: cosa finanzierà davvero il Piano
La misura non incentiva direttamente l’acquisto di pompe di calore, piani a induzione o altri apparecchi. I 95,2 milioni di euro stanziati servono a superare una barriera preliminare: la potenza contrattuale delle utenze domestiche italiane, generalmente limitata a 3 kW.
Per le famiglie vulnerabili, il contributo potrà coprire fino al 100% dei costi ammissibili per aumentare la potenza disponibile, per esempio a 4,5 o 6 kW. Sono compresi gli oneri amministrativi e tecnici, gli adeguamenti minimi dell’impianto elettrico, le verifiche di compatibilità e i servizi di informazione e assistenza.
La misura è considerata “abilitante” perché non impone specifiche tecnologie né richiede opere strutturali, ma crea le condizioni per utilizzare apparecchi elettrici più potenti e sostituire progressivamente i consumi fossili. L’accesso avverrà su richiesta e in base a criteri economici oggettivi, in particolare all’ISEE.
La platea potenziale comprende circa 4,7 milioni di famiglie, ma il Piano stima di raggiungere circa 866.000 beneficiari entro il 2032. L’efficacia dipenderà anche dal coordinamento con gli incentivi per l’acquisto delle tecnologie: l’aumento di potenza è infatti una condizione utile, ma non sufficiente a ridurre consumi ed emissioni.
Bonus, mobilità e sportelli: le misure che completano gli interventi
Agli investimenti sugli edifici si affianca il Bonus sociale Energia Plus, dotato di 1,34 miliardi. Il contributo, temporaneo e decrescente, sarà riconosciuto direttamente nella bolletta elettrica delle famiglie vulnerabili per mitigare l’impatto iniziale dell’ETS2. Il ricorso a un canale già utilizzato semplificherà l’erogazione, accompagnando la realizzazione degli interventi strutturali senza sostituirli.
Per i trasporti, 1,74 miliardi finanzieranno “Il mio conto di mobilità”, un credito individuale annuo di 400, 200 o 100 euro utilizzabile per i servizi pubblici. Altri 2,89 miliardi serviranno a rafforzare l’offerta nelle aree con maggiore povertà dei trasporti, finanziando servizi, veicoli, hub, mobilità attiva e punti di ricarica.
Altri 85 milioni sono destinati all’assistenza tecnica, attraverso piattaforme informatiche, sportelli provinciali per la povertà energetica, informazione, comunicazione, valutazione, monitoraggio, audit e controlli. Si tratta di attività importanti per evitare che procedure complesse e carenza di competenze impediscano a soggetti vulnerabili, piccoli Comuni e microimprese di utilizzare gli incentivi.
Dalla dotazione finanziaria all’attuazione
L’impatto del Piano dipenderà dalla capacità di tradurre le misure in interventi accessibili e tempestivi, coordinando amministrazioni, gestori ERP, GSE, operatori e imprese. Oltre a spendere le risorse entro il 2032, occorrerà raggiungere chi fatica ad anticipare i costi o a orientarsi tra gli incentivi. Saranno quindi determinanti procedure semplici, assistenza territoriale, disponibilità di dati sugli edifici e capacità realizzativa della filiera.
Pompe di calore, fotovoltaico, accumuli, building automation e aumento della potenza impegnata trasferiranno nuovi consumi verso l’elettricità, rendendo necessarie reti adeguate e una gestione intelligente dei carichi, oltre a tariffe adeguate. L’efficacia dei 9,3 miliardi dipenderà dall’equilibrio tra protezione immediata e interventi strutturali capaci di ridurre nel tempo consumi, emissioni e dipendenza dai combustibili fossili, rendendo la transizione energetica anche socialmente sostenibile.
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