GROSSETO. Il bilancio 2025 dell’Asl Toscana Sud Est si chiude con una perdita di 94.172.341 euro. Un numero enorme, quasi 28 milioni peggiore rispetto al 2024, che da solo però non basta a raccontare cosa sta succedendo nei conti dell’azienda sanitaria che gestisce la sanità pubblica delle province di Grosseto, Siena e Arezzo.
Per capirlo bisogna mettere insieme il bilancio, la relazione sulla gestione, il giudizio dei revisori, il piano con il quale la Regione Toscana ripiana le perdite delle aziende sanitarie e un’altra decisione arrivata nelle stesse settimane: l’autorizzazione concessa alla Sud Est per accendere un nuovo mutuo fino a 21,3 milioni di euro.
Ed è proprio incrociando questi documenti che emerge il quadro. L’Asl non è senza soldi in cassa, non ha un bilancio bocciato dai revisori e non rimarrà con 94 milioni di perdita da trascinarsi dietro: la Regione interviene per coprirla.
Ma contemporaneamente i numeri dicono che nel 2025 la gestione è peggiorata sensibilmente, che la spesa è cresciuta molto più velocemente dei ricavi e che la stessa azienda sostiene ormai di non avere ulteriori margini significativi per comprimere i costi.
La perdita aumenta di quasi 28 milioni in un anno
Il primo confronto da fare è con il 2024. L’Asl Sud Est aveva chiuso quell’esercizio con una perdita di 66.434.498 euro. Nel 2025 il rosso arriva a 94.172.341 euro. Sono 27,7 milioni di perdita in più, con un peggioramento del 41,8%.
Non solo.
Nel quadro complessivo delle aziende sanitarie toscane, la Sud Est registra il secondo risultato negativo più elevato in valore assoluto: davanti c’è soltanto l’Asl Toscana Nord Ovest, con 97,4 milioni. Complessivamente le aziende sanitarie indicate nel prospetto regionale accumulano perdite per circa 340 milioni di euro: la sola Sud Est pesa quindi per più di un quarto del totale.
| Azienda sanitaria | Perdita 2025 | Ripiano complessivo |
|---|---|---|
| Asl Toscana Nord Ovest | 97,4 milioni € | 97,4 milioni € |
| Asl Toscana Sud Est | 94,2 milioni € | 94,2 milioni € |
| Asl Toscana Centro | 70,9 milioni € | 70,9 milioni € |
| Aou Careggi | 35,1 milioni € | 35,1 milioni € |
| Aou Pisana | 22,3 milioni € | 22,3 milioni € |
| Aou Senese | 12,0 milioni € | 12,0 milioni € |
| Aou Meyer | 8,0 milioni € | 8,0 milioni € |
| Totale | 339,9 milioni € | 339,9 milioni € |
Il dato che colpisce: il preventivo era in pareggio
C’è però un numero forse ancora più significativo dei 94 milioni. Quando era stato costruito il preventivo 2025, la perdita prevista era zero. A consuntivo ne troviamo oltre 94 milioni. E non è accaduto principalmente perché siano venuti meno i ricavi attesi.
Il valore della produzione è risultato infatti superiore di circa 59 milioni rispetto al preventivo. Ma contemporaneamente i costi della produzione hanno superato le previsioni di oltre 141 milioni di euro. È questo uno dei punti centrali per comprendere il bilancio.
Sono entrati più ricavi di quelli inizialmente previsti, ma la spesa è aumentata ancora di più. Lo stesso Collegio sindacale, pur dando parere favorevole al bilancio, rileva che la perdita non era stata né programmata né autorizzata.
In dodici mesi 100 milioni di costi in più
Il confronto con il 2024 mostra la dimensione del fenomeno. I costi della produzione passano da circa 2 miliardi e 16 milioni a 2 miliardi e 117 milioni. Significa quasi 100,5 milioni di euro in più in un solo anno.
A pesare maggiormente sono i servizi sanitari, aumentati di circa 54,9 milioni. Gli acquisti di beni crescono di altri 21,4 milioni, il personale costa 13,4 milioni in più, le manutenzioni aumentano di 6,4 milioni.
Sono cifre che spiegano molto meglio dei soli 94 milioni finali cosa sia accaduto nel corso dell’anno.
La mobilità passiva arriva a 317 milioni
Una delle voci più impressionanti riguarda i soldi che l’Asl deve riconoscere per le prestazioni sanitarie ricevute dai propri assistiti presso altre aziende. La mobilità passiva nel 2025 raggiunge complessivamente 316.915.696 euro. Di questi, circa 240,3 milioni riguardano la mobilità all’interno della Toscana e 76,6 milioni quella fuori regione.
A fronte di questa cifra, la mobilità attiva riconosciuta alla Sud Est, cioè le prestazioni effettuate a favore di pazienti provenienti da altri territori, vale 87,8 milioni. La differenza aritmetica fra mobilità attiva e passiva supera quindi 229 milioni di euro.
Ma qui occorre fare una precisazione fondamentale.
Una fetta enorme della mobilità passiva interna è dovuta alla presenza dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, che si trova fisicamente nel territorio della Sud Est ma costituisce un’azienda autonoma. Solo verso l’Aou Senese la mobilità passiva raggiunge 162,9 milioni di euro.
Un dato che, però, non può essere interpretato semplicemente come una fuga dei pazienti dagli ospedali dell’Asl Sud Est. Le Scotte sono infatti l’ospedale di riferimento di alta specializzazione dell’Area vasta e vi vengono centralizzati anche pazienti che, per la complessità della patologia o del trauma, necessitano di cure e tecnologie disponibili nei centri di livello superiore. Accade, ad esempio, per alcuni traumi maggiori e per determinate emergenze neurologiche: nella rete dell’ictus, Grosseto, Arezzo e Montevarchi possono effettuare la trombolisi, mentre Siena dispone anche della neuroradiologia interventistica e della neurochirurgia necessarie per i trattamenti endovascolari.
Una parte consistente di quei 162,9 milioni, quindi, è fisiologica all’organizzazione della sanità dell’Area vasta: sono prestazioni che il sistema stesso prevede vengano concentrate nell’ospedale universitario e di alta specializzazione di Siena.
Seguono Careggi con 28,5 milioni, il Meyer con quasi 13 milioni e l’Aou Pisana con 11,9 milioni. Non sarebbe quindi corretto leggere tutti i 317 milioni come una gigantesca “fuga” dei pazienti dal territorio della Sud Est.
Ma i ricoveri fuori Toscana costano 15 milioni in più
Diverso e particolarmente interessante è il dato della mobilità extraregionale. Nel 2024 valeva circa 60,98 milioni. Nel 2025 sale a 76,59 milioni. Sono oltre 15,6 milioni in più in dodici mesi.
E quasi tutto l’aumento deriva dall’assistenza ospedaliera fuori Toscana, che passa da circa 44,3 a 59,2 milioni di euro.
Questo è uno degli indicatori che meriterà di essere approfondito ulteriormente, anche provincia per provincia, per capire quali prestazioni i cittadini della Sud Est cercano sempre più spesso fuori dalla Toscana.
Crescono le prestazioni acquistate dai privati
Nel frattempo aumenta anche il ricorso alle strutture private. La spesa per assistenza ospedaliera acquistata dai privati passa da 10,8 milioni del 2024 a 16,6 milioni nel 2025. L’aumento supera il 53%.
Non significa automaticamente che l’Asl abbia autonomamente deciso di trasferire attività dal pubblico al privato.
Una parte dell’aumento deriva infatti dai budget messi a disposizione dalla Regione per acquistare prestazioni dagli operatori accreditati, anche con l’obiettivo di abbattere le liste d’attesa. Ma il dato economico resta: in un solo anno l’assistenza ospedaliera comprata dai privati aumenta di oltre la metà.
Quasi 35 milioni tra consulenze e altre prestazioni sanitarie
C’è poi il problema del personale. Consulenze, collaborazioni, lavoro interinale e altre prestazioni sanitarie e sociosanitarie arrivano complessivamente a circa 34,9 milioni di euro, contro i 31,2 milioni dell’anno precedente. L’incremento è di circa 3,7 milioni, quasi il 12%.
All’interno di questa voce, le prestazioni aggiuntive raggiungono circa 19,2 milioni, con una crescita intorno al 19%.
Ed è la stessa Asl a mettere in relazione il fenomeno con la difficoltà di reperire personale, oltre che con l’abbattimento delle liste d’attesa e con la necessità di assicurare i servizi di pronto soccorso e coprire le discipline nelle quali è più difficile trovare professionisti.
Solo 24 dipendenti in più, ma il personale costa 13 milioni in più
Alla fine del 2025 i dipendenti dell’Asl sono 9.531, contro i 9.507 di un anno prima. L’aumento netto è quindi di appena 24 persone, tutte nel ruolo sanitario. Se si aggiungono libero professionisti e interinali, le persone che collaborano complessivamente con l’azienda risultano invece 9.627, contro 9.635 dell’anno precedente: otto in meno.
Il costo del personale dipendente arriva però a 543,6 milioni di euro, crescendo di circa 13,4 milioni.
Una parte consistente dell’incremento deriva dai rinnovi contrattuali: circa 3,8 milioni per le aree dirigenziali e 8,8 milioni per il comparto.
Il problema che emerge dai documenti è quindi più complesso del semplice numero delle assunzioni: l’azienda spende di più per il personale e, nello stesso tempo, continua ad avere difficoltà nel reperire alcune figure professionali, con conseguente ricorso alle prestazioni aggiuntive.
Ferie non godute, una montagna da 42,5 milioni
Tra le pieghe del bilancio emerge poi un numero impressionante. Il valore stimato delle ferie accumulate e non godute dal personale dell’Asl raggiunge 42.481.989 euro, comprensivi di oneri e Irap. Attenzione: non significa che l’Asl debba domani pagare 42,5 milioni ai dipendenti.
Il documento stesso precisa che si tratta di una quantificazione approssimativa della potenziale passività e ricorda che la monetizzazione delle ferie nel pubblico impiego è ammessa soltanto in determinate circostanze.
Il Collegio sindacale, però, ritiene il fenomeno abbastanza importante da raccomandare all’azienda di continuare a sensibilizzare i responsabili delle strutture, programmare la fruizione delle ferie e monitorare gli accumuli eccessivi.
È anche un indicatore indiretto della pressione alla quale sono sottoposte alcune strutture.
La farmaceutica costa quasi 340 milioni
Un’altra delle grandi voci è quella farmaceutica. Il costo complessivo indicato dal Collegio sindacale raggiunge 339,7 milioni di euro.
Gli acquisti diretti di medicinali aumentano di oltre 13 milioni, mentre una crescita particolarmente rilevante riguarda i farmaci destinati alle malattie rare: da circa 22,2 milioni a 34,1 milioni, con un incremento superiore al 50%.
In questo caso l’azienda parla di costi sostanzialmente non comprimibili, legati all’arrivo di nuove terapie e alla crescita dei pazienti trattati.
Aumentano anche le manutenzioni
Tenere in piedi ospedali, strutture territoriali, impianti e apparecchiature costa sempre di più. Nel 2025 le manutenzioni arrivano a circa 51,5 milioni, contro 45,2 milioni del 2024: 6,4 milioni in più.
La manutenzione dei fabbricati cresce da 13,4 a 16,8 milioni, circa il 25% in più. Aumentano anche gli interventi su impianti, macchinari e attrezzature sanitarie. Ed è proprio sul fronte degli investimenti che si apre un altro capitolo.
Via libera a un nuovo mutuo da 21,3 milioni
La Regione Toscana ha autorizzato l’Asl Sud Est ad accendere un mutuo fino a 21,3 milioni di euro, a tasso fisso, con rata costante e durata massima di dieci anni. La motivazione è il finanziamento di investimenti definiti indifferibili e urgenti, necessari a garantire sicurezza e continuità dei livelli essenziali di assistenza.
Ma nella delibera regionale c’è un passaggio particolarmente interessante. L’utilizzo del mutuo, si legge, consentirà anche di sostituire risorse del conto economico che l’azienda stava destinando agli investimenti, producendo così un possibile miglioramento del risultato economico 2026.
In termini semplici: una parte degli investimenti non verrà più pagata utilizzando risorse correnti dell’Asl, ma attraverso il nuovo debito.
Quelle risorse potranno così rimanere disponibili per la gestione ordinaria.
Ma l’Asl ha già quasi 45 milioni di mutui da restituire
Alla fine del 2025 il debito residuo dei mutui già accesi dall’azienda ammonta a 44,73 milioni di euro. Nel corso dell’anno la Sud Est ha rimborsato 14,3 milioni di capitale e non aveva contratto nuovi finanziamenti.
Se il nuovo mutuo verrà effettivamente sottoscritto, dunque, l’indebitamento tornerà a crescere. L’autorizzazione contiene comunque una clausola importante: se arriveranno finanziamenti statali, europei o altre risorse in conto capitale sufficienti a sostenere quegli investimenti, l’azienda dovrà rinunciare in tutto o in parte al mutuo.
I debiti salgono a 766 milioni
Nel frattempo aumentano anche i debiti complessivi iscritti nello stato patrimoniale. Passano da 714,9 milioni a quasi 766 milioni, con un incremento di circa 51 milioni di euro.
Ma anche questo dato deve essere interpretato. I debiti verso i fornitori rimangono sostanzialmente stabili intorno ai 191 milioni.
A crescere fortemente sono invece i debiti nei confronti della Regione Toscana: da circa 296,4 a 348,6 milioni, in larghissima parte per le poste relative alla mobilità sanitaria.
Quindi non siamo davanti a 51 milioni di nuove fatture che l’Asl non riesce a pagare.
Pagamenti in ritardo per 215 milioni, ma il dato medio è positivo
Questo non significa che non esista un problema di ritardi. Nel corso del 2025 risultano 215,3 milioni di euro di pagamenti commerciali effettuati oltre la scadenza.
Circa 140 milioni sono stati pagati entro 30 giorni dalla scadenza; 39,7 milioni fra 31 e 60 giorni; 18,8 milioni fra 61 e 100 giorni e 16,9 milioni con oltre cento giorni di ritardo. Eppure l’indice annuale di tempestività dei pagamenti è pari a -11,56 giorni.
Non è un errore: in questo indicatore il segno negativo significa che, considerando importi e tempi complessivi, mediamente l’azienda paga prima della scadenza.
In sostanza esistono fatture pagate anche con forti ritardi, ma gli importi saldati tempestivamente o in anticipo sono sufficientemente rilevanti da portare il dato medio in territorio positivo.
In cassa ci sono 45,6 milioni
Ed ecco perché bisogna stare attenti quando si utilizza la parola “buco”. Alla fine del 2024 l’Asl aveva disponibilità liquide per appena 5,3 milioni. Un anno dopo sono diventate 45,6 milioni, con un incremento superiore ai 40 milioni.
L’Asl, quindi, chiude con una perdita economica di 94 milioni ma contemporaneamente aumenta fortemente la propria liquidità.
Non è una contraddizione. Il conto economico misura ricavi e costi di competenza dell’anno; la cassa misura invece il denaro effettivamente disponibile in un determinato momento.
Il rendiconto finanziario mostra infatti una gestione corrente che assorbe risorse, investimenti per altri 46,7 milioni e attività di finanziamento che ne generano oltre 90 milioni.
E la Regione mette 94 milioni
Alla fine, dunque, chi paga la perdita? La Regione Toscana. Il piano di ripiano copre integralmente i 94.172.341 euro della Sud Est.
Circa 2,4 milioni vengono recuperati attraverso poste relative agli investimenti finanziati precedentemente con risorse di conto esercizio; altri 9,35 milioni arrivano dal Fondo per la non autosufficienza.
Restano circa 82,4 milioni di euro, coperti dalle risorse regionali destinate al ripiano. Alla fine, contabilmente, la perdita viene quindi coperta.
I revisori approvano il bilancio
È altrettanto importante dire ciò che nei documenti non c’è. Il Collegio sindacale non boccia il bilancio, non segnala irregolarità contabili e non formula rilievi tali da impedirne l’approvazione. Al contrario, attesta la corrispondenza del bilancio alle risultanze contabili e conclude esprimendo parere favorevole. Alla voce «presenza rilievi» compare la risposta «no».
Dunque 94 milioni di perdita non significano 94 milioni “spariti”, né costituiscono di per sé la prova di irregolarità amministrative.
Significano però che mantenere in funzione la macchina sanitaria della Sud Est nel 2025 è costato molto più di quanto fosse stato programmato.
L’Asl: «Non ci sono margini per ridurre ancora i costi»
Ed è probabilmente nelle ultime pagine della relazione che si trova la frase che meglio sintetizza il problema. Dopo avere illustrato le azioni intraprese per governare la spesa, l’azienda sostiene che non ci sarebbero margini per un’ulteriore riduzione dei costi e auspica la possibilità di accedere a nuove fonti di finanziamento «costanti e durature».
È questo il vero punto politico ed economico del bilancio. Perché il 2025 non si chiude soltanto con 94 milioni di perdita. Si chiude con una perdita aumentata di quasi 28 milioni rispetto all’anno precedente, costi cresciuti di circa 100 milioni, mobilità passiva vicina a 317 milioni, maggiore ricorso a prestazioni aggiuntive e strutture private, un patrimonio sanitario che richiede investimenti e manutenzioni sempre più costosi.
La Regione copre il rosso e autorizza un nuovo mutuo per finanziare gli interventi più urgenti.
I conti, quindi, tornano. Ma resta aperta una domanda molto più grande: quanto costa davvero mantenere l’attuale livello di sanità pubblica nella Toscana del sud e, soprattutto, per quanto tempo il sistema potrà continuare ad avere bisogno di ripiani di queste dimensioni?
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