Tra investimenti su nuove infrastrutture e i soldi utilizzati, più semplicemente, per far muovere tram, bus e metro, sono stati spesi circa 14 miliardi dall’insediamento della giunta Gualtieri a oggi. Difficile, vista l’attuale situazione, poter continuare a spendere così tanto per migliorare il trasporto pubblico se il governo non si deciderà a stanziare ulteriori fondi. Arriva l’allarme dell’assessore alla Mobilità di Roma, Eugenio Patanè, che ai microfoni di RomaToday rilancia anche l’ormai annoso tema del possibile aumento del costo del biglietto di corsa singola per i non residenti a Roma.
La promozione dell’Istat
Proprio di recente, l’Istat ha promosso Roma per quanto riguarda i dati sulla sostenibilità del tpl, nel periodo 2019-2024. A spiccare, in particolare, il rinnovo della flotta di bus che, per oltre il 50%, è oggi composta da mezzi elettrici, ibridi, a metano o Gpl. “Cinque anni fa qui si parlava di “flambus” – ricorda Patanè a RomaToday – con i mezzi che andavano a fuoco e l’Atac che era in concordato preventivo. Non venivano pagati i fornitori che volevano delle lettere di garanzia del Comune di Roma per continuare a collaborare con l’azienda. Avremmo dovuto chiudere le metro, ritirare i treni sia della linea A che della B. Oggi – continua l’assessore – siamo di fronte a una realtà, l’Atac, completamente cambiata”.
La nuova flotta bus
Così come è cambiata la flotta dei bus. L’Istat, infatti, ha certificato che Roma, nel corso di cinque anni, ha accresciuto l’offerta con 7.293 posti al chilometro per abitante (una crescita del 5,9%, nonostante il crollo causato dalla pandemia nel mezzo), sopra la media nazionale che è pari a 6.820 posti al chilometro per abitante. Prima di Roma solo Milano e Venezia, mentre Firenze resta fuori dal podio.
“Non ci siamo limitati a cambiare la flotta in “centro”. Anche in periferia oggi si usano i bus elettrici – riprende Patanè – è la prima volta che accade una cosa del genere. Il miglioramento dei dati dell’Istat è legato, semplicemente, alla diminuzione dei salti di corsa. Prima, per i bus di superficie, erano molto frequenti. Inoltre, stiamo servendo più zone e abbiamo ridotto la carenza storica di autisti. Siamo passati da una carenza di circa il 30% a una del 5-10%, a seconda dei periodi. Insomma, c’è più gente disposta a guidare i bus rispetto al passato e questo ci permette di prevedere più linee”.
Come arrivano i fondi per il tpl
Roma è stata “benedetta”, da questo punto di vista, da fondi giubilari e del Pnrr. In generale, compresi anche fondi ministeriali, quanto ha investito la Capitale nel trasporto pubblico?
“A livello di investimenti, nei quali includo anche i 4 miliardi per la metro C, parliamo di circa 10 miliardi. Poi c’è la spesa corrente – spiega l’assessore – solo il contratto di Atac ci costa 560 milioni di euro l’anno. Aggiungiamo il trasporto periferico, quello scolastico e altri servizi e arriviamo a complessivi 14 miliardi tra investimenti e spesa corrente. Ovviamente, non sono tutti fondi del Comune. Ad esempio, 292 milioni di euro per i bus elettrici arrivano proprio con il Pnrr. Per i bus ibridi abbiamo usufruito di fondi ministeriali. Quello che dobbiamo finanziare da soli è la manutenzione tranviaria, ad esempio, per la quale non ci viene riconosciuto nulla. Dal rinnovo degli armamenti alla sostituzione delle sottostazioni è il Comune che deve prendere i soldi dalle proprie casse”.
A fronte di tutte queste spese e dei progetti sulla mobilità di Roma, quanto riceve, ogni anno, la città dal governo?
“Ad oggi a Roma arrivano 262 milioni di euro l’anno. Sono soldi ripartiti dal Lazio sulla base di quanto concesso dal governo sul Fondo Nazionale Trasporti. Tanto per capirci, Milano, che è grande un settimo di Roma ed ha 1,4 milioni di persone in meno, riceve 280 milioni di euro più altri fondi stanziati direttamente dalla regione Lombardia. La quota pro capite di quanto riceve ogni cittadino di Roma dal Fondo Nazionale Trasporti è un terzo di quella milanese. Insomma, non si possono paragonare le due città perché, andando a vedere i soldi messi a disposizione, la situazione di Roma grida vendetta”.
Il bando per tasporto rapido di massa
Al governo, rispondendo al bando del Trasporto Rapido di Massa, avete presentato i progetti per 6 nuove tranvie e prolungamenti e il rinnovo completo dei tornelli delle metro per posizionare i sistemi anti scavalco per un totale, solo per Roma, di 1,8 miliardi di euro di fondi.
“Certo, peccato che il bando del Mit al quale abbiamo partecipato non sia stato finanziato – attacca Patanè – veniva finanziato con cadenza biennale e le città si preparavano per tempo a partecipare perché bisogna presentare dei progetti molto approfonditi e che costano molto. A maggio dello scorso anno abbiamo partecipato ma, da allora, sono mancate le coperture finanziarie. Il direttore del Mit, che ringrazio, ha provato a chiedere al Mef almeno lo stanziamento di 10 miliardi di euro (in tutto le città hanno presentato progetti per un totale di 18 miliardi di euro, ndr) in 9 anni. Da un anno e mezzo non sappiamo più nulla e i progetti rimangono, così, solo su carta. Anche quello per i tornelli anti scavalco, da 38 milioni di euro, rimane, per ora, un miraggio”.
Aumento differenziato del Bit
Insomma, con la fine del Pnrr e del Giubileo e il Mit che sembra latitare, Roma ha bisogno di soldi per i trasporti. Ciclicamente si torna a parlare della possibilità di aumentare da 1,5 a 2 euro il costo del biglietto di corsa singola sui mezzi Atac: pensate di proporre nuovamente alla regione Lazio questo aggiustamento? Tornando, ad esempio, al confronto con Milano, mediamente un utente che prende un mezzo a Roma spende 0,28 euro, uno del capoluogo lombardo 0,58.
“Intanto, è positivo che a livello di vendita di biglietti siamo tornati quasi a livelli pre-Covid. Molte città, visto che avevano meno passeggeri, hanno aumentato il prezzo del biglietto aumentando, quindi, i ricavi. Ad oggi – spiega Patanè – Atac si è dotata di nuove tecnologie, ha un’applicazione completamente nuova e sistemi avanzati. Proporremo alla regione Lazio, dato che siamo pronti, di prevedere biglietti differenziati tra chi risiede a Roma e chi no. I cittadini romani già pagano le tasse e contribuiscono alla manutenzione della città e non sarebbe giusto gravare su di loro. Siamo convinti che Atac sia pronta a gestire un sistema del genere che proporremo alla regione Lazio”.
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