Nonostante le proteste, l’Asl chiude la Rsa pubblica ‘Le Civette’: “Licenziati 29 lavoratori”


Nonostante le proteste dei parenti, le ultime due giorni fa di fronte alla sede della Regione in piazza Duomo e sotto Palazzo Vecchio, la Asl Toscana Centro conferma la chiusura della Rsa ‘Le Civette’ di San Salvi, che al momento ospita 19 anziani. A renderlo noto sono gli stessi sindacati che oggi hanno incontrato – alla presenza di Proges, società che gestisce la struttura, e Società della Salute – i rappresentanti dell’azienda sanitaria.

“La Asl Toscana Centro ha confermato la volontà di chiudere la struttura, mentre Proges ha annunciato l’intenzione di avviare una procedura di licenziamento collettivo per 29 lavoratori, conseguente alla cessazione dell’attività, prevista per il prossimo 31 dicembre”, rende noto la Cgil. Dall’azienda sanitaria sarebbe stata manifestata “una disponibilità di massima a individuare possibili soluzioni per la ricollocazione del personale” ma ad oggi “non è stato presentato alcun piano concreto”, dice ancora il sindacato, che nell’incontro “ribadito con forza la contrarietà alla chiusura”.

Il futuro dell’area di San Salvi

La struttura è inserita nel complesso di San Salvi, un’area sul cui futuro è in corso da tempo un confronto e “all’interno della quale riteniamo che la Rsa debba continuare ad avere una funzione strategica nel percorso di rilancio e valorizzazione dell’intero complesso” anche perché “la chiusura rappresenterebbe un ulteriore impoverimento dell’offerta sociosanitaria del territorio, in una fase nella quale permane una forte criticità legata alle liste di attesa e alla difficoltà, per molte persone e per le loro famiglie, di trovare un posto disponibile nelle strutture residenziali assistite”.

‘Le Civette’ – una delle ultime Rsa pubbliche rimaste – è una delle Rsa con la quota sociale più basse nel panorama della provincia e il trasferimento degli ospiti, come denunciato dai parenti, potrebbe comportare un aumento notevole dei costi a carico delle famiglie. “Chiudono una struttura pubblica con retta sociale di 70 euro al giorno, a tutto vantaggio delle strutture private, che quella retta non la garantiscono a nessuno”, attaccano infatti dal sindacato Usb, dove sano bene che in altre Rsa, private, quella quota giornaliera può arrivare anche a 130 euro.

“Prima ancora di individuare soluzioni per la tutela delle lavoratrici, dei lavoratori e degli ospiti attualmente presenti nella struttura, è necessario che venga chiarita sul piano politico e istituzionale la prospettiva della Rsa Le Civette” e per questo, conclude la Cgil “chiediamo una risposta ai livelli istituzionali competenti”. Il timore, oltre al “regalo” ai privati, è anche quella della perdita dei posti di lavoro, con un eventuale riassorbimento in altre cooperative connesso a “riduzioni salariali o peggioramenti delle condizioni occupazionali”.

“Gran parte del personale ha anzianità di servizio tra 10 e 20 anni, con relativi scatti salariali maturati: lavoratori più ‘costosi’ e meno appetibili per altre cooperative che dovessero eventualmente assumerli” e l’Asl “non ha ancora contattato alcun servizio per verificare concrete possibilità di ricollocamento”, nota anche il sindacato di base Cub Sanità.

I problemi strutturali

L’Asl, da parte sua, ha più volte sottolineato problematiche strutturali (un’ala della struttura che ospitava 20 pazienti è chiusa dal 2023, al pari del centro diurni per i malati di Alzheimer da 15 posti) che non consentirebbero, a norma di legge, la permanenza della Rsa, e sarebbe intenzionata a portare nella struttura propri uffici (quelli potrebbero starci) che ora tiene in immobili in affitto, riducendo così i propri costi. Ma per i sindacati tutto ciò non è affatto chiaro.

“Le motivazioni portate dall’azienda sanitaria per la chiusura fanno riferimento a decisioni prese sulla base di valutazioni tecniche per cui l’Rsa non potrebbe avere i requisiti strutturali richiesti dalle normative per le residenze sanitarie: si parla di problemi di sicurezza e di lavori più ingenti del previsto, che ‘sventrerebbero’ la struttura, rendendo incompatibile la permanenza della Rsa” ma “a ottobre 2023, quando fu chiusa parzialmente un’ala, era previsto un piano di adeguamento strutturale che avrebbe dovuto portare al ripristino della situazione originale”, nota ancora il Cub Sanità.

“Cosa è successo in questi tre anni? Qual è il vero motivo della chiusura? Cosa si vuole fare dell’area di San Salvi, che doveva essere un polo di servizi per gli anziani? L’Asl promette un trasferimento adeguato e personalizzato per gli anziani residenti ma – nota ancora il Cub – era una promessa già fatta nell’ottobre 2023, quando invece molti anziani trasferiti hanno pagato il prezzo della difficoltà di adattarsi ad un nuovo ambiente di vita e a nuovi operatori” e “non risulta che in questi tre anni di tempo l’Azienda Sanitaria abbia individuato una eventuale struttura alternativa”.

Dal Cub notano inoltre che “il centro diurno per i malati di Alzheimer è chiuso nel 2023 in quanto non a norma, ma dopo pochi mesi ed una mera manutenzione ordinaria vi è stato collocato il centro per la riabilitazione infantile, com’è stato possibile?”

“Il problema non è di natura esclusivamente tecnica ma politica, vanno coinvolti le istituzioni regionali, il direttore generale della Asl , la sindaca Funaro e gli assessorati competenti” perché, “se la struttura è davvero inadeguata e non sanabile con interventi tecnici, sia allora trovata nel quartiere una struttura adeguata dove poter trasferire per intero utenti e lavoratori”.

Proroga possibile?

Lunedì, durante le proteste, una delegazione è stata ricevuta dall’assessora regionale alla sanità Monia Monni e poi dall’assessore comunale al welfare Nicola Paulesu. Al di là delle parole e degli impegni assunti, il destino de Le Civette al momento pare però segnato. I sindacati hanno chiesto un ulteriore incontro con il direttore generale della Asl, Valerio Mari, alla presenza di rappresentanti di Regione e Comune. La speranza “minima” sarebbe quella di una proroga alla chiusura, fissata al 31 dicembre prossimo. Al momento, pare però difficile.

Sgombero in vista anche per la Polveriera?


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