Le normative cambiano e spesso si aggiungono sentenze e chiarimenti che è utile conoscere.
Nel 2026 la Legge 104 non è stata riscritta, ma sono state introdotte nuove tutele e precisati alcuni diritti per chi ha una disabilità e per i familiari che se ne occupano: dai permessi raddoppiati all’esonero dal lavoro notturno, fino al supporto per l’acquisto della casa.
Quando i tre giorni di permesso possono diventare sei
La regola generale non cambia: chi lavora come dipendente e assiste un familiare con disabilità grave ha diritto a tre giorni di permesso retribuito ogni mese (che si possono utilizzare anche suddivisi in ore).
I giorni diventano sei se il lavoratore assiste due persone diverse, entrambe con disabilità grave: in questo caso spettano tre giorni per ciascun familiare. È quello che succede, ad esempio, a chi si prende cura di entrambi i genitori.
Il doppio permesso si può richiedere per assistere:
- il coniuge, il compagno o la compagna (unione civile o convivente di fatto);
- i genitori o i figli.
Può essere richiesto anche per altri parenti o affini (come suoceri, nonni o nipoti) se i familiari più stretti hanno più di 65 anni, sono anch’essi affetti da patologie gravi, oppure sono deceduti o assenti.
Come fare domanda?
Bisogna inviare una richiesta separata per ciascun familiare assistito. Chi lavora nel settore privato deve farne domanda all’INPS (online, tramite patronato o Contact Center). Chi lavora nel pubblico impiego deve invece seguire la procedura interna prevista dal proprio ente.
Se più persone assistono lo stesso familiare
Ci sono casi in cui l’assistenza non ricade su una sola persona, ma viene divisa tra più familiari (ad esempio due figli che si alternano nell’accudire un genitore anziano).
In questo caso, non c’è un limite massimo al numero di parenti che possono alternarsi, ma i giorni di permesso restano tre al mese in totale: i familiari, quindi, dovranno dividerli tra loro (ad esempio prendendo un giorno e mezzo a testa) e non avranno tre giorni ciascuno.
Permessi a ore nello stesso giorno
Per alcuni dipendenti pubblici (come chi lavora nei Ministeri, nelle Agenzie Fiscali o negli enti pubblici non economici), un recente chiarimento dell’ARAN — l’Agenzia che si occupa dei contratti collettivi delle pubbliche amministrazioni — ha specificato che due familiari possono usufruire del permesso a ore nello stesso giorno, purché le ore non si sovrappongano. Ad esempio, un figlio può assentarsi la mattina e l’altro il pomeriggio per coprire l’intera giornata di assistenza.
Se lavori nel settore pubblico e desideri organizzare i permessi a ore in questo modo con un altro familiare, ti consigliamo di verificare prima con l’ufficio del personale del tuo ente.
Turni di notte: quando si può chiedere l’esonero
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha confermato un principio molto importante: chi assiste un familiare con disabilità ha il diritto di rifiutare i turni di lavoro notturni, anche se la disabilità del familiare non è riconosciuta come “grave”.
Per beneficiare di questo esonero:
- è sufficiente che il familiare sia stato riconosciuto disabile ai sensi della Legge 104 (non basta invece il solo riconoscimento dell’invalidità civile);
- non occorre che il familiare sia fiscalmente a carico del lavoratore. Quello che conta è la presenza di un aiuto concreto e reale nella vita di tutti i giorni, anche senza la necessità di un numero fisso di ore o di un’assistenza continuativa 24 ore su 24.
Per fare valere questo diritto, basta inviare una comunicazione scritta (PEC o raccomandata) al proprio datore di lavoro con almeno 24 ore di anticipo rispetto all’inizio del turno di notte.
Ore in più per visite e cure mediche per chi ha un’invalidità
Dal 1° gennaio 2026 è prevista un’ulteriore tutela: 10 ore all’anno di permesso retribuito in più per effettuare visite mediche, analisi, esami e terapie.
Attenzione però: queste ore non spettano a tutti i caregiver o a chiunque abbia la Legge 104. Spettano esclusivamente ai lavoratori (pubblici o privati) che abbiano un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74% e soffrano di una malattia oncologica, invalidante o cronica. La stessa opportunità è estesa ai genitori con figli minorenni nelle medesime condizioni di salute.
Queste 10 ore si aggiungono ai normali permessi contrattuali e possono sommarsi ai 3 giorni mensili della Legge 104 se la persona ne possiede i requisiti. Per usufruirne serve la prescrizione del medico di base o dello specialista.
Mutuo prima casa: agevolazioni per le famiglie con disabilità
Dal 3 agosto 2026 il “Fondo di garanzia CONSAP per la prima casa” include tra le categorie prioritarie anche:
- le persone con disabilità grave;
- chi vive da almeno due anni con un familiare (figlio/a, fratello o sorella, genitore) con disabilità grave.
Come funziona? Il Fondo non regala denaro per l’acquisto della casa, ma fa da “garante” con la banca fino all’80% del valore del mutuo (per chi ha un ISEE entro i 40.000 euro). Questo rende molto più semplice ottenere l’approvazione del finanziamento.
L’immobile non deve essere di lusso, il mutuo non può superare i 250.000 euro e la richiesta va fatta direttamente presso la banca scelta per il finanziamento.
Verso una burocrazia più semplice: la riforma delle visite
Nel corso del 2026 si sta estendendo a un numero crescente di province italiane la sperimentazione della riforma che cambia il percorso per il riconoscimento della disabilità, compreso l’accertamento previsto dalla Legge 104.
Una delle principali novità riguarda l’avvio della pratica. Nei territori coinvolti dalla sperimentazione, in molti casi non è più necessario presentare all’INPS una domanda amministrativa dopo il certificato medico: è il certificato medico introduttivo, trasmesso direttamente dal medico, a dare avvio al procedimento.
Anche il percorso di valutazione viene semplificato, con l’INPS che diventa l’unico soggetto responsabile dell’accertamento della condizione di disabilità.
La sperimentazione proseguirà fino alla fine del 2026. Dal 1° gennaio 2027 il nuovo sistema entrerà in vigore su tutto il territorio nazionale.
A chi rivolgersi per saperne di più
Ogni situazione familiare e lavorativa è unica. Se hai dubbi su quali permessi ti spettino o su come farne richiesta, il consiglio è di rivolgerti a:
- un Patronato o un centro di assistenza fiscale (CAF);
- il Contact Center dell’INPS;
- l’ufficio del personale o delle risorse umane del tuo datore di lavoro.
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