5G, la Basilicata non paghi il prezzo della transizione: il rinnovo delle frequenze diventi un piano industriale per lavoro, competenze e sviluppo.



La consultazione pubblica avviata da AGCOM sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili 5G, in scadenza nel 2029, rappresenta una partita strategica per il futuro delle telecomunicazioni italiane e per l’intera filiera digitale.

Per SLC CGIL, FISTEL CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni Basilicata – dichiarano i segretari Anna Russelli, Vincenzo Piccini, Giovanni Letterelli e Pino Giordano – il rinnovo delle frequenze non può essere affrontato come una semplice procedura amministrativa, né essere ricondotto esclusivamente agli aspetti tecnologici ed economici.

Questa è una partita industriale, occupazionale e territoriale.

Il rinnovo delle frequenze deve diventare una leva concreta di politica industriale, capace di generare investimenti, innovazione, occupazione qualificata e nuove competenze.

Come organizzazioni sindacali abbiamo già espresso la nostra disponibilità a un rinnovo non oneroso delle licenze, purché questa scelta sia accompagnata da impegni concreti, verificabili e misurabili sul fronte degli investimenti, dell’occupazione, della formazione e della valorizzazione delle professionalità.

Non è accettabile che i benefici della trasformazione digitale siano raccolti dal sistema produttivo mentre i costi sociali vengono scaricati sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui territori.

La Basilicata sta già pagando il prezzo della trasformazione

Non stiamo parlando di uno scenario futuro.

La Basilicata sta già vivendo gli effetti di una profonda trasformazione del settore delle telecomunicazioni e della filiera CRM/BPO.

La vertenza CallMat rappresenta in modo emblematico il rischio che corre il nostro territorio: posti di lavoro, professionalità e competenze che rischiano di essere dispersi proprio mentre il Paese si prepara a investire ulteriormente nella digitalizzazione.

La vicenda Smart Paper, insieme alle altre situazioni di crisi presenti sul territorio, evidenzia inoltre la fragilità di una filiera sottoposta a riorganizzazioni, cambi di assetto, automazione e crescente pressione sui costi.

Sono vertenze diverse, ma raccontano una dinamica comune: il rischio che il costo della trasformazione tecnologica e industriale venga scaricato sul lavoro.

Questo modello non può essere accettato.

Il CRM/BPO è ormai entrato in una fase di profonda ristrutturazione. L’intelligenza artificiale, l’automazione e le nuove piattaforme digitali stanno modificando processi produttivi, organizzazione del lavoro e professionalità.

Non siamo contro l’innovazione.

Siamo contro un’innovazione senza una strategia industriale e senza una strategia per il lavoro.

L’innovazione deve essere governata e accompagnata, affinché rappresenti un’opportunità di crescita e non si trasformi in un processo di progressiva espulsione dal mercato del lavoro.

Dal rinnovo delle frequenze un grande piano per le competenze

È proprio per questo che chiediamo al Governo di utilizzare la fase del rinnovo delle frequenze per costruire, insieme alle parti sociali, un programma straordinario e strutturale di formazione, riqualificazione e riprofessionalizzazione rivolto alle lavoratrici e ai lavoratori maggiormente esposti ai processi di automazione e trasformazione digitale.

La vicenda CallMat dimostra quanto sia urgente intervenire prima che una crisi occupazionale diventi irreversibile.

La formazione non può essere una misura emergenziale da attivare quando i posti di lavoro sono già stati persi.

Deve essere programmata, finanziata e resa accessibile prima che la trasformazione produca i suoi effetti occupazionali.

Deve diventare parte integrante della politica industriale del Paese e uno strumento permanente per accompagnare l’evoluzione tecnologica della filiera.

Per questo chiediamo che, nell’ambito del rinnovo delle frequenze, Governo e istituzioni definiscano impegni precisi su:

–        investimenti infrastrutturali e sviluppo del 5G Stand Alone, con particolare attenzione ai territori che rischiano maggiormente di rimanere ai margini della trasformazione;

–        formazione, riqualificazione e riprofessionalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori;

–        strumenti strutturali di accompagnamento alla transizione digitale, soprattutto nei settori maggiormente esposti all’automazione;

–        sostegno alle realtà territoriali maggiormente colpite dalla crisi del CRM/BPO;

–        valorizzazione delle competenze esistenti e creazione di nuove professionalità, affinché la trasformazione digitale produca lavoro qualificato;

–        coinvolgimento stabile delle organizzazioni sindacali nella definizione, nell’attuazione e nel monitoraggio degli interventi.

La Basilicata non può essere lasciata ai margini

La Basilicata non può continuare a essere considerata soltanto un territorio nel quale gestire le crisi quando queste sono già esplose.

Le competenze costruite negli anni nella filiera del customer care, dei servizi digitali e delle telecomunicazioni rappresentano un patrimonio industriale e professionale che deve essere difeso, valorizzato e trasformato in una leva di sviluppo.

Dietro ogni processo di trasformazione ci sono persone.

Ci sono lavoratrici e lavoratori che hanno costruito professionalità, esperienza e competenze e che oggi rischiano di trovarsi fuori dal mercato del lavoro non per mancanza di capacità, ma perché il cambiamento tecnologico viene governato senza una strategia adeguata.

Non possiamo accettare che professionalità costruite in anni di lavoro vengano considerate semplicemente un costo da ridurre.

La Basilicata deve avere un ruolo nella nuova economia digitale.

Deve poter attrarre investimenti, valorizzare le competenze presenti e costruire nuove opportunità occupazionali.

Non può diventare il territorio nel quale si scaricano gli effetti occupazionali della trasformazione.

Il Governo scelga da che parte stare

Il rinnovo delle frequenze può rappresentare una grande opportunità per modernizzare il sistema delle telecomunicazioni italiano, accelerare la realizzazione del 5G Stand Alone, rafforzare la competitività del Paese e creare nuove opportunità industriali.

Ma una vera politica industriale non può guardare soltanto alle infrastrutture, agli investimenti e agli operatori.

Deve guardare anche alle persone che quelle infrastrutture le fanno vivere ogni giorno.

Per questo chiediamo al Governo di aprire un confronto vero e strutturato con le organizzazioni sindacali e con tutti gli attori della filiera, per individuare risorse, strumenti e opportunità concrete di formazione, riqualificazione e riprofessionalizzazione per migliaia di lavoratrici e lavoratori.

Le vertenze CallMat, Smart Paper e le altre situazioni di crisi presenti sul territorio ci dicono che il tempo delle dichiarazioni è finito.

Ora è il momento delle scelte.

La transizione digitale non può significare più tecnologia e meno lavoro.

Non può significare più investimenti sulle infrastrutture e meno investimenti sulle persone.

Non può significare innovazione per le imprese e precarietà per chi lavora.

La transizione digitale non può essere pagata dai lavoratori.

Se il rinnovo delle frequenze sarà un investimento sul futuro delle telecomunicazioni italiane, deve esserlo anche sul futuro delle persone che lavorano nella filiera e dei territori nei quali questa filiera opera.

La Basilicata non chiede assistenza.

Chiede una politica industriale.

Chiede investimenti, formazione, innovazione e lavoro qualificato.

Chiede di poter essere protagonista della trasformazione digitale e non di subirne le conseguenze.

Come organizzazioni sindacali SLC CGIL, FISTEL CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni Basilicata ci attiveremo in tutte le sedi istituzionali e di confronto affinché questa partita venga affrontata con una visione industriale e sociale.

Perché il principio deve essere chiaro:

nessuno deve essere lasciato indietro.

A partire dalle lavoratrici e dai lavoratori più esposti ai processi di trasformazione, automazione e ristrutturazione.

La Basilicata vuole essere protagonista della transizione digitale.

Non vuole pagarne il prezzo.

Segreterie della Basilicata di
SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC e UGL Telecomunicazioni

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