La visione di un’Aci che diventa Mobility Club: il presidente Geronimo La Russa parla del peso dell’automotive sull’economia del nostro Paese, del noleggio sociale per rinnovare il parco circolante, della battaglia contro i 2.800 morti l’anno sulle strade e del motorsport come laboratorio del futuro.
L’Italia è terra di motori per vocazione e per storia: qui, nel 1882, Enrico Bernardi accese il primo motore a scoppio a benzina; qui, nel 1922, sorse in soli cento giorni l’Autodromo di Monza, il circuito più antico ancora in attività in Europa. Dal 1905 l’Automobile Club d’Italia accompagna questa storia, sulle strade di tutti i giorni come sui tracciati di gara.
Oggi la mobilità vive però il suo cambiamento più profondo: transizione energetica, avvento dell’elettrico, concorrenza asiatica e nuove forme di spostamento che affiancano l’auto. Alla guida dell’ente, in questa fase, c’è Geronimo La Russa, convinto che la trasformazione da compiere sia culturale prima ancora che tecnologica.
Con Fortune Italia, il presidente La Russa parla del peso dell’automotive sull’economia del nostro Paese, del noleggio sociale per rinnovare il parco circolante, della battaglia contro i 2.800 morti l’anno sulle strade e del motorsport come laboratorio del futuro: la visione di un ACI che diventa «Mobility Club».
Il futuro dell’automobile italiana
Parliamo del futuro dell’automobile italiana, dell’industria, dell’innovazione, della leadership e della mobilità attraverso lo sguardo del presidente dell’ACI.
La mobilità è, per definizione, in continuo movimento, spinta dal bisogno intrinseco e vitale delle persone di spostarsi.
Il progresso rende tale movimento sempre più sicuro, efficiente e sostenibile, soprattutto nel nostro Paese, che storicamente è pioniere in campo automobilistico: a Padova, nel 1882, prende forma il primo motore a scoppio alimentato a benzina grazie all’ingegno di Enrico Bernardi; tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si contano in Italia più di 80 marchi di automobili; nel 1922 viene costruito in soli 100 giorni l’Autodromo Nazionale di Monza, a oggi il più antico circuito ancora operativo in Europa.
Sono tante le pietre miliari della strada temporale delle quattro ruote in Italia e ognuna di esse è un cardine della nostra storia. Da 121 anni l’Automobile Club d’Italia interpreta, promuove, accompagna e contribuisce a sviluppare la mobilità nel Paese, sulle strade di tutti i giorni come sui tracciati di gara.
Alle continue trasformazioni dell’automotive sono seguite di pari passo le evoluzioni dell’ACI, l’ultima delle quali si è attuata con il mio insediamento, lo scorso anno, abbandonando alcune rigidità del passato per seguire al meglio il cambiamento epocale che stiamo vivendo, con la ricerca spasmodica di una nuova sostenibilità degli spostamenti, lo stravolgimento del quadro congiunturale che si abbatte sui costi dell’energia e delle materie prime, l’avvento dell’elettrico e i nuovi asset mondiali che ne derivano.
Automotive e PIL: il peso dell’industria italiana
L’automotive e l’indotto motoristico pesano su industria, occupazione, turismo e sport. Che numero darebbe oggi a questo settore in termini di impatto sul PIL italiano e come pensa possa evolvere nei prossimi anni sotto la sua guida?
Il settore automotive in Italia vale poco meno del 6% del prodotto interno lordo. La filiera genera oltre 100 miliardi di euro di fatturato, occupando più di 272.000 addetti diretti e indiretti.
Allargando lo sguardo a livello europeo, l’industria dell’auto pesa per il 7% del PIL continentale e impiega oltre 13 milioni di lavoratori. Sono numeri impressionanti non soltanto in termini economici e produttivi, ma anche sociali.
Soprattutto di fronte alle grandi sfide globali che il comparto sta vivendo e che minano la sua stessa sopravvivenza: il Green Deal imposto dall’UE con il passaggio a veicoli a zero emissioni ha generato costi enormi per ricerca e riconversione industriale, in un momento in cui l’elettrico ancora non convince appieno il mercato e la concorrenza asiatica mette sotto pressione i margini dei costruttori europei.
Ne conseguono pericolosi rallentamenti nei volumi produttivi e grandi incertezze sulle politiche industriali europee e nazionali.
ACI misura costantemente l’andamento del mercato con le risultanze puntuali del Pubblico Registro Automobilistico, che gestisce dal 1927 e i cui dati sono preziosi per elaborare studi e statistiche che orientano le scelte e le strategie dei decisori pubblici e privati in tema di mobilità.
Parallelamente, l’Automobile Club d’Italia svolge un ruolo fondamentale nell’informare e nel formare gli automobilisti sui trend in atto e sulle opportunità più vantaggiose offerte dal mercato, schierandosi sempre a tutela di tutti gli utenti della mobilità.
Da Automobile Club a Mobility Club
L’Automobile Club d’Italia è nato oltre un secolo fa in un Paese profondamente diverso da quello di oggi. In un contesto in cui l’automobile convive con mobilità elettrica, digitale e condivisa, quale dovrà essere il ruolo dell’ACI nel prossimo decennio?
Nel 1905 l’ACI nasceva per promuovere e tutelare l’uso dell’automobile. Oggi si contano oltre 41 milioni di vetture sulle strade italiane, in uno scenario dove le quattro ruote non sono più le uniche protagoniste degli spostamenti: intermodalità.
Per gli spostamenti casa-lavoro e quelli urbani andrebbe privilegiato il trasporto pubblico; per muoversi nel quartiere è preferibile spostarsi a piedi, in bicicletta o con sistemi di micromobilità usati responsabilmente; una gita fuori porta è l’occasione per riscoprire il piacere di guidare un’auto o una motocicletta; per lunghi viaggi, meglio optare per il treno o l’aereo.
Sono scelte razionali ed etiche, dettate da buon senso, comfort, risparmio, consapevolezza sociale e ambientale. La transizione a cui siamo tutti chiamati è culturale ancora prima che energetica e tecnologica.
Agendo sulle tre direttrici fondamentali di sicurezza, innovazione e sostenibilità, l’ACI ha già adottato un nuovo paradigma che lo sta trasformando da «Automobile Club» in «Mobility Club», rispondendo così al meglio al cambiamento in atto non solo nel nostro Paese.
Le priorità dell’ACI
Qual è la priorità strategica numero uno del suo mandato: consolidare i servizi tradizionali all’automobilista oppure investire su nuovi ambiti come mobilità elettrica, dati e servizi digitali? Dove sta indirizzando le risorse dell’ente?
Come abbiamo detto, la mobilità è in costante evoluzione, anche nei suoi cardini strategici. Ne consegue che anche il soccorso stradale e le attività a servizio dello Stato e dei cittadini, che da sempre contraddistinguono l’ACI, sono oggetto di continui aggiornamenti, così come le tante iniziative per l’educazione stradale, l’informazione e la digitalizzazione.
In un periodo congiunturale difficile anche per un ente solido e storico come l’Automobile Club d’Italia, le risorse non sono infinite e vanno indirizzate al meglio.
A fronte di budget sempre più ridotti, la sfida è quella non soltanto di migliorare quanto già facciamo, ma anche di rispondere alle tendenze del settore con nuovi progetti che spaziano dall’automotive al turismo, dalla formazione allo sport.
Sicurezza stradale e noleggio sociale
Se potesse proporre oggi una sola grande riforma per cambiare il futuro della mobilità italiana nei prossimi vent’anni, quale sarebbe e perché ritiene che rappresenti una priorità per il Paese?
Negli anni ’70 l’ACI ha ideato e proposto la patente a punti come strumento di responsabilizzazione dei conducenti, vedendola poi adottata dalla normativa italiana nel 2003.
Più recentemente abbiamo invocato misure incisive per l’educazione dei giovani, come il foglio rosa a 17 anni e l’obbligatorietà dei corsi di guida sicura per i neopatentati: alcune hanno già trovato applicazione, come la guida accompagnata, altre sono ancora in fase di valutazione legislativa, anche alla luce delle disposizioni europee.
Le novità annunciate in questi giorni dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti misurano il fermento istituzionale verso un ammodernamento del Codice della Strada che dia nuovo impulso alla sicurezza, perché i 2.800 morti che continuiamo a contare ogni anno sulle strade sono un tributo inaccettabile al nostro fabbisogno di mobilità.
L’Automobile Club d’Italia ha lanciato il noleggio sociale a lungo termine: una misura importante che favorisce la mobilità degli italiani più in difficoltà con un veicolo nuovo, più sicuro e meno inquinante. Ne beneficia anche la collettività, con l’impulso al rinnovo del parco circolante.
A sostegno del mercato italiano, ACI è pronto – come sempre – a fare la sua parte con il nuovo programma di noleggio sociale a lungo termine, definito insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il progetto è quello di favorire lo svecchiamento del parco circolante italiano, supportando la mobilità con veicoli nuovi, più sicuri e meno inquinanti, a persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro, a fronte della rottamazione di un’auto fino a Euro 4.
Il contratto di noleggio ha una durata minima di 36 mesi e prevede un canone sociale di 100 euro al mese, IVA inclusa. Al termine dei tre anni sarà inoltre possibile acquistare il veicolo con uno sconto del 10% sul valore di mercato.
Le vetture consegnate saranno almeno Euro 6, con emissioni massime di 135 grammi di anidride carbonica per chilometro percorso.
Le domande di adesione potranno essere presentate attraverso lo sportello telematico dedicato, in via di definizione, e le graduatorie saranno poi stilate secondo l’ordine cronologico di presentazione delle richieste.
Il noleggio sociale possiede le caratteristiche per garantire ai cittadini il diritto di muoversi e al Paese il rinnovo improrogabile del parco circolante.
Sulle strade italiane ci sono ancora 17.565.580 auto tra Euro 0 e Euro 4: sono il 42% del totale circolante, che nel suo insieme supera i 41,7 milioni.
Motorsport, innovazione e sicurezza
Il motorsport viene spesso definito il laboratorio tecnologico dell’automobile. Quanto possono Formula 1, karting e competizioni nazionali contribuire non solo all’innovazione tecnica, ma anche alla formazione dei giovani, alla sicurezza stradale e alla crescita dell’intera filiera automotive italiana?
Lo sport automobilistico è da sempre il primo luogo di sperimentazione di soluzioni innovative, non soltanto per lo sviluppo prestazionale delle vetture, ma anche per l’aumento degli standard di sicurezza e sostenibilità delle auto in gara e degli impianti che ospitano le competizioni.
Tali soluzioni hanno poi trovato spazio sui veicoli di uso quotidiano e sulle strade: ne sono un esempio, da un lato, i freni a disco, il cambio con comandi al volante, il turbocompressore, i materiali compositi e la ricerca aerodinamica; dall’altro, i guard rail di ultima generazione, gli asfalti drenanti e la concezione di nuovi spazi stradali più sicuri.
Il pilota è poi il primo testimonial di responsabilità al volante, rispettando sempre le regole e adottando uno stile di vita sano.
La partecipazione di Kimi Antonelli alla giornata «Insieme per la sicurezza stradale», organizzata prima dell’estate dall’Automobile Club d’Italia e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito al Centro di Guida Sicura ACI-Sara di Lainate e all’Autodromo Nazionale di Monza, con 650 studenti di ogni età, ha evidenziato quanto possa essere determinante l’appeal dello sport nell’attività costante di educazione stradale che ACI svolge sul territorio, in sinergia con Istituzioni, Forze dell’Ordine, Autorità nazionali, Enti locali e grandi interlocutori pubblici e privati della filiera della mobilità.
L’eccellenza italiana nel motorsport
Il mondo identifica il motorsport con il nostro Paese, grazie anche alla capacità di fare sistema della Federazione Sportiva ACI.
Tutti i campionati nazionali crescono e interessano un numero sempre maggiore di stakeholder verso prodotti italiani – autodromi, eventi, team –, come dimostra il successo della F4 creata dall’ACI, con vetture che sfoggiano telaio italiano (Tatuus), motore italiano (Abarth) e gomme italiane (Pirelli).
Proprio la F4 è un modello replicato da 15 organismi di altrettanti Paesi e il 90% di questi adotta il modello «tutto italiano».
Un altro settore che sottolinea l’eccellenza tricolore è il kart, fucina di giovani talenti, dove il nostro Paese copre più del 50% del mercato mondiale per telai e motori.
Chiudo con l’esempio di uno strumento ideato da ACI per la mobilità che recentemente è stato adottato dal massimo campionato automobilistico mondiale, la Formula 1, per responsabilizzare i piloti: la patente a punti dimostra come lo scambio sport-mobilità sia continuo e bidirezionale.
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