Le due Italie anche nel campo della sicurezza. Solo che anche al Nord la situazione è fortemente lacunosa, mentre nel Meridione è addirittura ad alto rischio, almeno in termini di attestazioni di regolarità. Al Nord solo un edificio scolastico su 2 dispone del Certificato di agibilità, nelle Isole solo uno su 5. Nel Lazio solo il 12% degli edifici è in possesso del Certificato di prevenzione incendi, rispetto al 60% della Val d’Aosta e al 50% dell’Emilia-Romagna. Più di 6 edifici su 10 non sono provvisti del Certificato di omologazione della centrale termica (oltre 8 su 10 in Calabria e Lazio non lo hanno).
Il dato che colpisce di più: 14.512 edifici (il 36% delle 40 mila scuole) non dispongono neanche di una delle tre certificazioni fondamentali e obbligatorie. Se fossero strutture private sarebbero già stati chiusi. E invece vi entreranno a partire dai prossimi giorni circa 2 milioni e novecentomila tra studenti e personale della scuola.
Dopo i condizionatori, ancora assenti in oltre 9 edifici scolastici su 10, la fotografia di mense, palestre e aule informatiche e l’analisi delle barriere architettoniche, il check up a puntate di Tuttoscuola sullo stato dell’edilizia scolastica italiana arriva a un tema che riguarda le condizioni minime di sicurezza degli edifici: le certificazioni.
Sono poco meno di sette milioni gli alunni delle scuole statali di ogni ordine e grado che in questi giorni stanno rientrando nelle aule (in alcuni territori probabilmente ancora infuocate, prima che arrivino i dispositivi con i fondi emergenziali stanziati dal Ministero dell’istruzione e del merito) e vi trascorreranno in media mille ore nell’arco di oltre duecento giorni, in compagnia di un milione di docenti e personale non docente.
In qualche modo si può ritenere che quei 40 mila edifici siano come la “seconda casa” in cui gli alunni trascorrono, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado un tempo complessivo di circa 16mila ore.
Ma queste seconde case come sono? Quali servizi a sostegno delle attività scolastiche offrono? E soprattutto, sono sicure?
Va precisato che i proprietari degli edifici scolastici statali sono i Comuni (scuole del primo ciclo) e le Province (scuole del secondo ciclo). Spetta ad essi quindi garantire la sicurezza all’interno degli immobili, a partire dall’ottenimento dei certificati di sicurezza previsti dalla legge. Il Ministero dell’istruzione è di fatto “ospite” degli edifici, e non gli compete ottenere le certificazioni.
La sicurezza degli edifici scolastici continua a essere un nodo difficile da sciogliere, nonostante il sostegno finanziario messo in campo anche con i provvedimenti più recenti. A confermarlo sono i dati pubblicati sul Portale Unico del Ministero dell’Istruzione e del Merito (che raccoglie i dati ricevendoli da Comuni e Province), che restituiscono un quadro sostanzialmente immobile nel quinquennio fino al 2024.
Un edificio su due con il collaudo statico, gli altri indicatori fermi a un terzo
Se si esclude la certificazione relativa al collaudo statico, che nel 2024-25 riguarda il 53,5% degli edifici scolastici — un dato che negli ultimi cinque anni si è mantenuto stabile poco sopra la soglia del 50% — le altre certificazioni di base restano ferme poco oltre un terzo degli edifici interessati. È il caso dell’agibilità (37,2%), dell’omologazione della centrale termica (37,7%) e della prevenzione incendi (33,2%).
Il risultato è che, mediamente, due edifici scolastici su tre risultano privi di queste certificazioni, con la sola eccezione del collaudo statico che vede oltre la metà degli edifici in possesso della relativa certificazione.
Va precisato che i dati del 2024-25, pur essendo pressoché definitivi, confermano le percentuali del quinquennio.
Ma se si analizzano i dati per singolo edificio, e dunque per ognuno dei 40 mila edifici scolastici, e si va a vedere di quali delle tre principali certificazioni per la sicurezza esso dispone, salta fuori un dato clamoroso: ben 14.512 (il 36%) non dispongono neanche di una di queste tre certificazioni fondamentali e obbligatorie. E solo 4.455 gli edifici scolastici italiani (l’11,1% del totale) li hanno tutti e tre (ci sono poi altri 21.026 edifici scolastici in possesso di solo uno o due di questi certificati).
Dove si trovano gli edifici scolastici con “zero tituli” di sicurezza, ossia privi delle tre principali certificazioni? Ecco la mappa:
Ricordiamo che:
- il Certificato di agibilità (rilasciato dal Comune) attesta che l’edificio rispetta i requisiti di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico e accessibilità
- il Certificato di prevenzione incendi (rilasciato dai Vigili del Fuoco) attesta che l’edificio rispetta le norme antincendio, ha vie di fuga adeguate, sistemi di evacuazione, presidi antincendio, impianti sicuri
- il Certificato di omologazione della centrale termica (Vigili del Fuoco) attesta che la centrale termica è conforme alle norme di sicurezza antincendio e di evacuazione fumi.
Qualsiasi struttura privata (non solo strutture produttive, anche semplici uffici), priva anche di uno solo di questi certificati, verrebbe chiusa immediatamente per gravi problemi di sicurezza. Gli edifici scolastici italiani, “seconde case” di studenti e luogo di lavoro del personale della scuola, anche senza certificazioni, restano aperti per non interrompere un servizio pubblico.
Questa condizione di totale assenza di questi certificati minimi è per fortuna molto ridotta in Val d’Aosta (soltanto 8 edifici su 139, pari al 5,8% sono privi di certificati), ma riguarda circa la metà delle scuole del Meridione (il 54% degli edifici scolastici delle Isole). Le situazioni più gravi in Calabria (56% con zero certificati), Sicilia (54%) e soprattutto nel Lazio: su 3.203 edifici scolastici laziali, ben 2.231 (il 70%) non hanno neanche uno dei tre certificati fondamentali per la sicurezza degli stabili. Si potrebbe dire che entrarvi – dal punto di vista della regolarità amministrativa in tema di sicurezza – sia una scommessa.
Al contrario, la disponibilità di tutti e tre i certificati – che dovrebbe essere una condizione di normalità – si riscontra solo in un edificio su 10, in particolare in 4.455 edifici. La situazione migliore in Val d’Aosta con il 29% degli edifici (a pensarci bene una percentuale molto bassa, ma è di gran lunga la migliore nel Paese), seguita dalla Lombardia (il 18% degli edifici scolastici dispone di tutte e tre le certificazioni), dal Friuli (sfiora il 18%) e dall’Emilia Romagna con il 17,5%.
Cinque anni di sostanziale immobilità
A differenza di quanto osservato nelle precedenti puntate del “check up” di Tuttoscuola per i condizionatori o per aule informatiche, mense e palestre — dove il quinquennio 2020-21/2024-25 ha comunque segnato una crescita, sia pure insufficiente — sul fronte delle certificazioni di sicurezza i numeri non si muovono. Anzi, per alcuni indicatori il confronto con il 2020-21 mostra addirittura un lieve arretramento: l’omologazione della centrale termica passa dal 41,9% al 37,7%, l’agibilità dal 38,5% al 37,2%.
Solo il collaudo statico mostra una sostanziale tenuta, oscillando sempre fra il 53% e il 54% degli edifici censiti.
Rispetto ai dati relativi al 2023-24 anche le rilevazioni del 2024-25, pur non ancora complete, confermano le medesime percentuali, restituendo l’immagine di una fotografia che non cambia da un anno all’altro.
Quando saranno stati completati gli interventi finanziati dal PNRR, non ancora registrati nell’anagrafe dell’edilizia scolastica gestita dal MIM, un miglioramento ci sarà. Ma il punto di partenza, che affonda le radici nei decenni, è molto arretrato.
Una premessa necessaria: non tutti gli edifici nascono come scuole
Per gli Enti locali responsabili della gestione di questi immobili possono esserci difficoltà oggettive o vincoli di varia natura nell’adeguarli pienamente ai requisiti della legge 23/1996: una circostanza che aiuta a spiegare, almeno in parte, il mancato possesso delle certificazioni da parte di una quota di edifici nati con una destinazione diversa dall’essere una scuola. Le altre carenze rilevate hanno invece motivazioni più probabilmente di natura finanziaria, amministrativa o tecnica.
Certificato di agibilità: dal 87,8% della Valle d’Aosta al 12,7% del Lazio
Il certificato di agibilità, rilasciato dal Comune, attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico degli edifici. Il quadro regionale è fortemente polarizzato: in Valle d’Aosta 122 edifici su 139 (87,8%) ne sono dotati, mentre nel Lazio — anche per la presenza di numerosi edifici storici nella Capitale — la percentuale non raggiunge il 13% (407 su 3.203).
Per aree geografiche, il Nord Est (50,5%) e il Nord Ovest (50,2%) restano sopra la media nazionale del 37,2%, seguiti a distanza da Sud (30,4%) e Centro (29,7%). Le Isole chiudono la classifica con appena il 18,9%. Tutte le regioni settentrionali si collocano sopra la media nazionale, con la sola eccezione della Liguria; specularmente, tutte le regioni del Mezzogiorno restano sotto la media, con la sola eccezione del Molise (47,8%).
Prevenzione incendi (CPI): stessa geografia, stesso primato della Valle d’Aosta
Il Certificato di Prevenzione Incendi, rilasciato dai Vigili del Fuoco, attesta il rispetto delle prescrizioni antincendio. La distribuzione territoriale ricalca da vicino quella dell’agibilità: la Valle d’Aosta detiene ancora la percentuale più alta e il Lazio quella più bassa (12,5%).
Per aree, il Nord Est guida con il 46,3%, seguito dal Nord Ovest (41,4%); sotto la media nazionale del 33,8% si collocano invece Centro (28,6%), Isole (25,8%) e Sud (25,8%). Anche in questo caso tutte le regioni settentrionali e centrali superano la media — con la sola eccezione del Lazio — mentre tutte le regioni meridionali, a eccezione del Molise, restano al di sotto.
Omologazione della centrale termica: Marche in testa, Calabria fanalino di coda
Il certificato di omologazione della centrale termica, rilasciato dai Vigili del Fuoco sulla base della normativa INAIL, riguarda i generatori di calore e gli impianti di riscaldamento ad acqua calda sotto pressione. Anche qui il divario Nord-Sud è netto: tutte le regioni meridionali si collocano sotto la media nazionale del 38,3%, a eccezione del Molise, mentre tutte le regioni settentrionali la superano, con una sola eccezione.
Agli estremi della graduatoria si trovano la Calabria, con appena il 18% di edifici certificati, e le Marche, che sfiorano il 70% (68,6%). Per aree, il Nord Est (47,9%) e il Nord Ovest (47,2%) restano ben sopra la media, mentre le Isole si fermano al 24,5%.
È opportuno precisare in cosa consiste il certificato di idoneità statica (CIS) di un edificio.
Il CIS è un documento che attesta le condizioni di sicurezza delle strutture portanti di un fabbricato, in base alle norme in vigore al momento della costruzione dell’edificio. Il CIS attesta la sicurezza di un fabbricato dal punto di vista strutturale. Non è obbligatorio per gli immobili costruiti prima del 1967, a meno che, successivamente, siano stati apportate modifiche all’edificio.
È indubbiamente preoccupante che soltanto per poco più della metà degli edifici scolastici sia stato effettuato il collaudo statico.
Possiedono il Certificato di collaudo statico 21.319 edifici su 39.993 (53,3%)
Ancora una volta le situazioni estreme vedono Aosta al vertice con l’87,2% degli edifici scolastici che hanno effettuato il collaudo statico, e il Lazio al 28% (soltanto 896 edifici su 3.203 con il CIS). Sopra la media nazionale le regioni settentrionali, esclusa Liguria; sotto la media le regioni meridionali, escluse Molise e Abruzzo.
Una sintesi nazionale che nasconde geografie molto diverse
Il quadro che emerge da questa quarta puntata del check up si distingue da quello delle precedenti per un aspetto: non si tratta soltanto di un ritardo in via di recupero, ma di una situazione che si ripete pressoché identica di anno in anno. Mentre su condizionatori, mense, palestre, aule informatiche e barriere architettoniche i dati registrano comunque un trend di miglioramento — trainato anche dagli investimenti del PNRR — le certificazioni di sicurezza restano ancorate agli stessi livelli da almeno cinque anni, e con divari territoriali fra i più marcati rilevati finora nel check up di Tuttoscuola.
All’inizio di questo nuovo anno scolastico, il check up di Tuttoscuola pone dunque una domanda che va oltre la fotografia dei singoli indicatori: quanto può ancora attendere la messa in sicurezza certificata degli edifici in cui, ogni giorno, studiano e lavorano milioni di studenti e di personale scolastico — e quanto pesa, in questo ritardo, il divario fra un territorio e l’altro del Paese?
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